SILENT PATH
Mourner Portraits
Etichetta: Evil Distribution
Anno: 2009
Durata: 54 min
Genere: depressive black metal
Count De Efrit è lo pseudonimo di un artista iraniano deciso ed
indipendente, che si è ritagliato una certa fama nell'underground
grazie al suo progetto musicale Ekove Efrits, del quale abbiamo anche
recensito un demo ("The Wraiths Of The Forgotten Forests") su Shapeless
Zine. Dal 2006, anno di pubblicazione del demo, Ekove Efrits ha
pubblicato altri lavori, finalmente ufficiali: uno split con gli
americani Bard Brann intitolato "Key To The Kingdom Of Shadows" (2007),
l'album "Suicidal Rebirth" (2008) e la compilation "Nettlesome
Solitude" (2009). Ma non è finita qui. All'ombra del suo progetto
principale, il Count De Efrit ha sentito l'impulso di comunicare la
propria sensibilità musicale tramite un linguaggio differente. E' così
che è nato Silent Path, la nuova realtà musicale legata al
polistrumentista iraniano. Penso sia opportuno riportare integralmente
quanto è scritto nel sito della one-man-band, perchè spiega con
chiarezza che cosa significhi Silent Path per il Count De Efrit: "Silent
Path non è soltanto un progetto musicale: ho avuto bisogno di Silent
Path per raggiungere e mostrare gli altri lati dell'oscurità. L'ho
creato per costruire un altra stanza sporca e malata; (per dar vita)
con la musica, ad un foresta scura dove lasciarvi in mezzo da soli.
Silent Path è stato creato per scolpire una scultura delle facce odiose
delle guerre umane, per mostrare i dolori dell'umanità... i dolori
dell'esistenza, così che non ci sia posto per i bei momenti. Non so
quale sia esattamente il genere di Silent Path, ma io lo definisco un
funeral black metal malato e deprimente".
Queste sono le radici e le intenzioni musicali dunque di Silent Path,
definite dal suo stesso mastermind e che, tradotte in musica, hanno
dato vita ad un album: "Mourner Portraits".
La copertina del promo in mio possesso ha dei colori molto scuri,
e ci mostra un'individuo pallido, col collo come serrato da una grossa
sciarpa. Il suo volto è inquietante, con quella bocca spalancata e
quegli occhi invisibili, dentro dei pozzi d'ombra.
Questo lavoro dura ben 54 minuti, suddivisi in nove tracce
strettamente correlate le une alle altre, tanto che l'intero lavoro può
quasi essere considerato un unico, monolitico episodio musicale.
L'ispirazione musicale del Count De Efrit trova espressione attraverso
i nove capitoli di questo romanzo della disperazione, i cui titoli sono
molto evocativi: "Empty Earth", "Filth Of Mankind", "Broken Trees",
"Last Men, Last Dreams", "Forgotten Sounds", "Sarabe Aramesh", "Epic
Suicide", "Gray Dolls From Nowhere" e "Unwritten Story". Io non sono un
poeta, ma ci andrebbe veramente una penna ispirata ed abile per
comunicare, al lettore, il senso di impotenza e di rassegnazione che
traspare da queste composizioni. Il Count De Efrit, calandosi con
bravura in panni artistici diversi dal solito, ma mantenendo intatto
l'amore per le ritmiche lente, getta un luce fioca ma impietosa sulle
tristezze nascoste nel nostro animo. Le tristezze e le vergogne
dell'intera umanità, che come le nostre immaginazioni più profonde si
trovano nel nostro inconscio collettivo.
"Mourner Portraits" non è costituito soltanto da melodie, ma anche da
suoni e campionamenti. La pioggia, le acque, il vento, e tanti altri
suoni, contribuiscono a rendere la musica così atmosferica e
commovente. Sono lampi di realtà che penetrano quel cono d'ombra creato
dalla voce e dagli strumenti, contrapponendo il mondo esterno alla
nostra interiorità. Ma la lotta di questa realtà, e delle felici
immagini ad essa connesse, sono destinate ad una battaglia persa in
partenza. Perchè è la musica ad avere il sopravvento, grazie ai suoi
minutaggi consistenti, alle lunghe successioni di note suonate dalla
chitarra, ripetitive ed ostinate. Una musica così spazza via qualunque
cosa; è tanto pesante che niente la può spostare. Le ritmiche, lente ed
infinite, aprono abissi sotto i piedi dell'ascoltatore, facendolo
precipitare nell'infinito, in recessi così dimenticati dal tempo e
dalla memoria, che il solo pensarci può far perdere la ragione.
Ecco, cari lettori, queste sono le sensazioni evocate da un disco quale
"Mourner Portraits", un lavoro ricco di sfaccettature, non noioso ma
che richiede impegno, e comunque una predisposizione per questo genere
di musica. Si tratta di un black metal funereo e distruttivo,
caratterizzato da melodie deprimenti, ripetitivo, pesante. Bisogna
amare questo tipo di black, altrimenti si corre il rischio di esserne
annoiati. Il Count De Efrit le prova tutte per creare scenari musicali
sempre diversi, utilizzando sia la voce pulita che quella distorta,
svolgendo un gran lavoro con la tastiera, e dando vita a muri sonori
invalicabili e massicci. Credo che il conte si sia ispirato al Burzum
di "Filosofem", soprattutto quando le note della tastiera tracciano
melodie minimali sulla potente distorsione delle chitarre. Ma ci sono
anche tracce dei vecchi Forgotten Tomb, dei vecchi Shining e, data la
sua fama, anche di Xasthur. Anche se, a parer mio, Silent Path è molte
volte meglio del progetto musicale americano. Non va dimenticata
inoltre qualche spruzzata di funeral doom.
Il Count De Efrit dunque si dimostra ancora una volta un'artista
personale e capace di seguire i suoi sentieri, senza seguire il mercato
o le mode. La sua proposta, coraggiosa ed isolata, fa calare nubi
gelide sui cieli di Teheran. Io credo che vada sostenuto in tutti i
suoi progetti, sia Ekove Efrits che Silent Path. La Evil Distribution
crede da sempre in questo artista. Crediamoci anche noi.
(Hellvis - Ottobre 2009)
Voto: 7.5
Contatti:
Mail Silent Path: count_de_efrit@yahoo.com
Sito Silent Path: http://www.ekoveefrits.com/silentpath.htm
Sito Evil Distribution: http://www.evildist.com/