SIEGES EVEN
Steps

Etichetta: SteamHammer / SPV
Anno: 1990
Durata: 55 min
Genere: metal progressivo (nel vero senso del termine)


Questo è il secondo album dei tedeschi Sieges Even, e vede un netto cambiamento di stile rispetto al loro esordio. Qui non siamo più di fronte al techno-thrash di "Life Cycle", ma ad un lavoro di vero metal progressivo, ossia un lavoro con sonorità metal che però non è riconducibile a nient'altro di già fatto in passato, un lavoro sperimentale e di ricerca insomma... quindi dicendo "vero metal progressivo" non aspettatevi qualcosa alla Dream Theater, restereste solo delusi, quello è "falso metal progressivo", nel senso che di progressivo non ha un cazzo. Le radici thrash sono state dimenticate quasi completamente, ogni tanto c'è qualche riff riconducibile al techno-thrash, ma non sono molti. Non saprei che etichetta dare a questo album, posso solo dirvi che le sonorità sono riconducibili al metal (visto l'uso della distorsione della chitarra), e che è veramente intricato!!! La prima volta che si ascolta quest'album è praticamente impossibile digerirlo, sembra un mattone. Non c'è un solo momento di musica canonica, nel senso che non c'è nessun ritornello cantabile, nessuna strofa che rimanga impressa al primo ascolto. Tutto l'album è segnato da continui cambiamenti, stacchi, riprese, controtempi... sembra di trovarsi in un labirinto e non capirci un bel nulla!
I primi ascolti quindi sono certamente ostici. Però poi con un po' di pazienza ci si comincia ad orientare, e si cominciano quindi ad apprezzare tutte le finezze di cui è pieno questo album. La sezione ritmica composta dai fratelli Holzwarth fa semplicemente paura, non per le velocità raggiunte, ma per la complessità di quello che fanno. Il chitarrista Markus Steffen si sobbarca tutto il resto del lavoro strumentale, resta un po' in ombra rispetto ai fratelloni, ma pure lui fa cose di alto livello. Il cantante Franz Herde ha un ruolo quasi secondario, non sono molte le parti in cui canta, e non hanno mai il ruolo principale, sembra quasi che faccia la parte di una seconda chitarra immaginaria.
Nell'album sono comprese 13 tracce, ma credo che sia un delitto considerarle staccate. Questo è un album che va ascoltato per intero, altrimenti perde gran parte del suo fascino. Sono presenti come ospiti anche un tastierista, un pianista ed un violinista, questo per dare ancora più spessore alla musica di "Steps". La bellezza principale di questo album sta proprio nello scoprire tutti gli intrecci di cui è composto, nel riuscire a digerirlo tutto d'un fiato senza rimanerne mai spiazzati. Non so a chi potrei paragonarli... forse a qualcosa dei vecchi Rush, tipo "2112", ma si assomigliano molto alla lontana. Ci sono anche molte influenze derivate dalla musica classica, ma non sono mai totalmente staccate dal lato metal. Insomma, è un album multistrato da assaporare piano piano.
La produzione è molto buona secondo me. Il mixaggio è praticamente perfetto, ed i suoni sono piuttosto leggeri e poco aggressivi, ma non poteva essere altrimenti visto lo stile dell'album. La confezione è carina, tutto sembra tranne che un album metal (difatti nei cataloghi di solito lo si trova nella categoria del prog-rock), l'unico difetto è che i testi sono scritti con caratteri microscopici e quindi non li ho mai letti.
In conclusione ritengo questo album veramente ottimo, sia per l'originalità che per l'esecuzione. La cosa importante prima di acquistarlo è quella di rendersi conto che non è un album per tutti, è molto ostico e necessita un grande impegno per essere assimilato. E' il classico album da ascoltare distesi sul letto, con gli occhi chiusi e la mente concentrata solamente sulla musica. Se vi piace questo tipo di approccio alla musica allora questo album vi farà contenti, se invece volete musica diretta e da pogo allora vi potrà solamente far cagare. Casomai vi fosse venuta voglia di comprarlo allora sappiate che in molti cataloghi lo si trova in offerta a prezzo stracciato, sono le ultime rimanenze della stampa dell'epoca (non ottenne un gran successo di pubblico, anzi).
(teonzo - Ottobre 2002)

Voto: 9


Contatti:
Sito internet: http://www.siegeseven.com/




Ci vuole tempo, ma è ben speso. Un disco ad una prima lettura dispersivo e spiazzante, un disco ad un'ultima lettura delizioso ed affascinante. Il limbo che separa questi due momenti è una parabola in continua ascesa, ascolto dopo ascolto capaci di mettere in luce un crescendo in idee e brillanti dettagli, verso una comprensione totale dell'opera. Il lavoro sottile ed educato dei fratelli Holzwarth, le influenze jazz e classiche che copulano in tessuti progressivi (in senso lato), un gusto delicato e singolare per gli arrangiamenti, il desiderio ultimo di dialogare con la mente, accarezzandola e quindi stuzzicandola. Il punto più alto nel curriculum dei Sieges Even.
(Orion - Novembre 2002)

Voto: 8.5