SIEGES EVEN
A Sense Of Change
Etichetta: SteamHammer / SPV
Anno: 1991
Durata: 47 min
Genere: metal progressivo (nel vero senso del termine)
Questo è il terzo album dei tedeschi Sieges Even, e risulta di uno stile simile al loro secondo "Steps", ossia un metal progressivo nel vero senso del termine: metal perché l'impatto è pur sempre metal (anche se leggero) grazie alla distorsione delle chitarre; progressivo perché rappresenta una vera progressione dal punto di vista stilistico, è un lavoro nuovo e di ricerca, e non una semplice rilettura in chiave metal di cose già fatte da gruppi degli anni '70. Il lavoro di rottura dei Sieges Even è sicuramente "Steps", è con quell'album che hanno progredito veramente. Anche questo album continua nella ricerca di una nuova espressione musicale, ma resta pur sempre legato al lavoro precedente.
La principale differenza con "Steps" è la difficoltà di assimilazione: questo "A Sense Of Change" in complesso risulta sicuramente meno ostico ai primi ascolti, è più orecchiabile e cantabile. In generale le composizioni sono più lente e dilatate, non c'è la densità ritmica del lavoro precedente, ed il risultato finale è meno aggressivo dal punto di vista cervellotico. Assimilare l'album precedente richiedeva un notevole sforzo, mentre con questo le cose sono più facili. Questo non vuol dire che bastano 5 ascolti per notare ogni sfumatura, anzi, ne servono decine. Vuol solo dire che ai primi ascolti non sembra di ricevere un mattone in testa.
La line-up è rimasta la stessa degli album precedenti, ad eccezione del cantante, qui troviamo Jogi Kaiser. Questo cambio influisce notevolmente sull'esito finale dell'album, visto che la voce di Kaiser è più calda ed espressiva di quella del suo predecessore Franz Herde, il quale cantava sempre su toni molto alti, mentre ora il cantato è raramente acuto, e spesso su toni medi e poco aggressivi. Al basso ed alla batteria troviamo come sempre i fratelloni Holzwarth, anche in questo album ci deliziano con delle finezze tecniche, ma sono molte meno (intese come densità) rispetto agli album precedenti. Alla chitarra troviamo ancora Markus Steffen, ed anche il suo lavoro risulta meno aggressivo rispetto ai precedenti lavori, sia per una minore velocità, sia per l'uso maggiore di suoni puliti. Insomma, hanno cercato di rendere più facilmente comprensibile la loro musica, e ci sono riusciti. Va fatta notare anche la presenza in alcuni punti di una sezione d'archi, proprio a voler sottolineare che i Sieges Even volevano incorporare nel loro stile massicce dosi di musica classica.
La produzione è molto buona, con una registrazione pulitissima e curata. Certo non ci sono dei suoni spaccaorecchie, ma non avrebbe avuto senso usare una produzione aggressiva con questo stile musicale. La confezione è buona, nel libretto ci sono i testi (stavolta leggibili), e la copertina raffigura una foto sfuocata di una clessidra e di un fiore. Dall'estetica tutto sembra tranne che un album metal.
Rileggendola, anche sta recensione mi è venuta un po' schifosa, proprio come quella di "Steps", visto che non si capisce come suoni l'album. Ma recensire questi due lavori è un bel casino, non ci sono riferimenti diretti, e rendere a parole la musica è un'impresa di cui non sono in grado. L'unica cosa è ascoltare l'album...
Consiglio questo album a tutti i metallari che cercano qualcosa di strano e personale, qualcosa di cervellotico e poco aggressivo, qualcosa da ascoltare distesi sul letto e con la mente sgombra da ogni pensiero. Se cercate album di questo tipo allora questo "A Sense Of Change" vi farà veramente contenti. Se non vi piace questo tipo di album allora statene alla larga più che potete. A chi fosse interessato consiglio di cercarlo su qualche catalogo tedesco, all'epoca non ha venduto un cazzo, ed ora si trovano ancora dei fondi di magazzino a prezzi molto invitanti.
(teonzo - Ottobre 2002)
Voto: 9
Contatti:
Sito internet: http://www.siegeseven.com/
Di nuovo, l'opera di rottura dei Sieges Even non può che lasciare a bocca
aperta. Il nocciolo concettuale che stava alla base di "Steps" è qui
riconquistato, e subito trasformato, moderato, snellito per certi versi,
nella direzione di un onnicomprensivo particolarismo. L'entrata in scena
della sezione d'archi è quanto mai azzeccata, le armonie proseguono quel
discorso intrigante seppur impegnativo da assimilare, con un unico punto di
demerito: quelle chitarre molto, forse troppo, dal retrogusto di marca Rush.
Chiudendo un occhio su questo dettaglio, non si può che parlare
dell'ennesimo grandissimo disco.
(Orion - Novembre 2002)
Voto: 8.5