SHEVIL
Legalize Fuzz Legalize Murder (MCD)
Etichetta: autoprodotto
Anno: 2007
Durata: 35 min
Genere: stoner/doom
Negli ultimi anni in ambito internazionale lo stoner ed il cosiddetto
desert-rock non hanno più avuto quella visibilità e soprattutto quella
qualità che sino a non troppi anni fa li contraddistingueva e li poneva
in risalto sia sulle riviste specializzate che sul mercato stesso.
Gruppi come Kyuss, Fu Manchu, Nebula o Karma To Burn avevano un forte
seguito ed un deciso appeal verso migliaia di fan in tutto il mondo,
grazie a lavori eccellenti, capaci di dosare opportunamente il vero
spirito stoner, l'anima del deserto ed i fumi dell'alcool con
reminescenze settantiane, sfumature psichedeliche e furia hard-rock.
Con la messa in disparte di queste band che per una ragione o per
l'altra si sono allontanate dalla ribalta internazionale, queste
sonorità sono tornate pian, piano a riprendersi quello stato di culto e
di nicchia, che forse in maniera più consona li contraddistingue. Ed è
appunto nell'underground, soprattutto qui, nel nostro paese, che
continuano a proliferare e a dar buona prova di se tante, piccole e
sconosciute band, capaci di racchiudere dentro se e dentro le proprie
sonorità, quello spirito e quella voglia tipiche delle sonorità
sopraindicate. Band come appunto gli Shevil, un trio attivo già da
diversi anni, con molta esperienza live alle spalle ed ora con un
nuovissimo lavoro, questo "Legalize Fuzz, Legalize Murder" EP.
Lentamente gli strumenti si accordano, cercano la giusta alchimia ed il
giusto groove, lanciando note sempre più lunghe ed intense, cercando
sincronia ed appeal, durante la lunga introduzione iniziale, "Heart
Failure", per poi partire alla grande con "Satanique Boogie", dove il
basso si fa decisamente slabbrato e le chitarre si appesantiscono
notevolmente. Il brano procede in maniera lenta, ma inesorabile, tra
brevi divagazioni doom e fugaci slanci stoner, accompagnati dal synth,
molto presente e marcato. La voce, pulita, cambia più volte effetti e
registro, lavorando molto sui medi e confondendosi quindi, con la
musica stessa; tratti psichedelici e space-rock oriented fuoriescono
prepotentemente durante tutto il brano, riportandoci indietro di tanti,
molti anni, così come nel brano che segue, "Reach The Void", dove le
forti influenze seventies si fanno ancor più marcate, grazie a suoni
molto saturi ed indefiniti ed a vocals effettate e sofferte.
Numerosissime le affinità e le assonanze con i primi Sabbath e con
tutto l'hard-rock oscuro ed a tinte forti di quell'epoca; brano questo
tra i meglio riusciti dell'intero lavoro.
"Hot Tomb" parte alla grandissima, veloce, impastato, cupo e tenebroso;
ancora una volta i nostri sembrano aver imparato a menadito le lezioni
impartite da Homme & Co., facendo proprie tutte quelle soluzioni
sonore che li hanno resi famosi e conosciuti dal gran pubblico.
Chitarre super ribassate, andatura degna dell'elefante più lento,
sonorità doom, oscure ed avvolgenti, quasi ai limiti dello sludge,
contraddistinguono "La Dance Apocalyptique", quinto brano in scaletta.
Le melodie cambiano volto velocemente senza però perdere il filo
denominatore e girando sempre e comunque su se stesse; la voce troppo
spesso risulta dietro il tutto, rendendo difficoltoso un ascolto più
approfondito ed attento, così come un completo coinvolgimento; pezzo
questo, che in fondo, scorre molto lentamente e senza il giusto brio ed
intensità emotiva, anche se nel finale la velocità tende un poco ad
aumentare, rialzando quindi il ritmo generale, peccato.
"Doom-Armada", penultimo pezzo, ricalca tutto quello detto sinora,
risultando leggermente più sporco e rozzo a livello sonoro. Mid-tempo
senza arte ne parte, ricco di brevi accenni synth, ma mai capace, a
parer mio, di coinvolgere del tutto. Interessante, comunque, lo stacco
lento a metà brano, dagli effetti spaziali ed avvolgenti e la buona
accelerazione finale, dove Miroslav alla chitarra da veramente il
meglio.
Con "Mufflers" siamo giunti alla fine di questo lungo ed
interessante viaggio propostoci dagli Shevil. Qui lo stoner,
l'hard-rock, il doom e le molte reminescenze space-rock, trovano
compimento e piena soluzione, venendo mescolati abilmente e lasciando
libero sfogo ora a l'uno ed ora l'altro, non ponendo però mai troppo in
risalto un genere sull'altro. Un gran guazzabuglio di riff, di
soluzioni melodiche, di generi e sottogeneri che portano ad una non
molto definibile miscela sonora che non risulta mai accattivante e
pienamente soddisfacente, che vive di spunti estemporanei additabili a
singole performance personali.
Tante, forse troppe idee vengono lanciate sul piatto da questi tre
ragazzi, che pur proponendo in modo sincero e abbastanza personale le
sonorità da loro più amate e conosciute non riescono ad attualizzarle
ed a renderle fruibili nella maniera più facile o diretta. Benissimo
gli inserti di synth, molto space-oriented, ma che troppo spesso non
risultano ben amalgamati con tutto il resto; mentre la voce, pur
essendo convincente e ben utilizzata, subisce troppo spesso una certa
deficienza di volume rispetto a tutto il resto, cosa che ne pregiudica
inevitabilmente il giusto apporto finale.
Ben vengano comunque gruppi come gli Shevil o i The Brain Washing
Machine, capaci di mantenere e rinnovare l'interesse per questo tipo di
sonorità, che oggi, purtroppo, sembrano aver perso quella visibilità e
quell'appeal che tanto le contraddistinguevano non molti anni or sono.
(Pasa - Gennaio 2008)
Voto: 6
Contatti:
Mail: evilriff@gmail.com
Sito internet: http://shevil.altervista.org/