SHAMELADY
The Winter Days Were Nights
Etichetta: Rotten Records
Anno: 2005
Durata: 38 min
Genere: noise metal dai frequenti rallentamenti doom
Che intensità, il CD degli americani Shamelady. Si tratta dell'album
d'esordio di questo trio dell'Oregon, formato da Aaron Blanchard
(chitarra, voce), Travis Sowerby (batteria) e Jacob Skokan (basso).
"The Winter Days Were Nights", pubblicato dalla Rotten Records, è stato
registrato nel luglio del 2004 presso gli studi Firehazard di
Hillsboro. La qualità di registrazione è molto efficace, seppure non
potentissima. I musicisti hanno fatto del loro meglio perché questo
album in studio suonasse come se fosse stato registrato dal vivo.
Questo ovviamente, in relazione esclusivamente al suono del gruppo. Gli
Shamelady si considerano infatti una live-band, ed hanno voluto
assicurarsi che l'incisione in studio non li penalizzasse.
Molto bella la veste grafica del CD, dai colori chiari. Su uno
sfondo bianco, ecco delle immagini blu ed azzurre (foglie,
ingrandimenti di fiocchi di neve). Del medesimo stile è la decorazione
del CD.
"The Winter Days Were Nights" è, come ho scritto all'inizio della
recensione, un debutto molto intenso. La prima volta che l'ho
ascoltato, di sfuggita, mi è parso che fosse particolarmente pesante.
Gli ascolti successivi me l'hanno invece fatto apprezzare, ogni volta
di più. Non si tratta di un disco coi fiocchi (copertina a parte,
ahahah!), ma è comunque un lavoro interessante e convincente. Onesto. E
che fa ben sperare per il futuro.
Le nove tracce del CD, delle quali la prima è praticamente
un'ouverture strumentale, sono legate fra di loro da una forte coerenza
stilistica. La creatività del trio è controllata rigidamente. La
volontà degli Shamelady è quella di creare un suono che li distingua.
Di sicuro, ce l'hanno messa tutta. Il loro approccio alla musica è
calcolato e preciso. Eppure non riescono proprio ad essere
originalissimi. Il loro stile è difficile da definire: un po' noise, un
po' metal estremo (nel senso più lato), un po' math rock, un po' doom.
Sono evidenti però le influenze della band. Cito un po' di nomi: Today
Is The Day, Deadguy, Unsane, Coalesce, Keelhaul... Vari passaggi
richiamano alla mente un po' questa, un po' quella band (ma forse la
prima tra quelle che ho citato è la più influente). Cercando però di
descrivere la musica più specificamente, si può dire che i brani siano
sempre strutturati in maniera intelligente, e mettano in mostra la
tecnica sicura dei musicisti. Più che di riff si deve parlare di strati
di accordi, sovrapposti l'uno all'altro di modo da creare sonorità
sature. Gli accostamenti di note spesso portano a dissonanze, ma anche
a brevi indizi melodici (a dire il vero, si tratta di miraggi: una vera
melodia non c'è mai). La musica è fredda, nervosa, calcolata con
distacco. Spesso rallenta, mai in maniera soffocante ma pur sempre
toccando andature pesanti. Ecco l'elemento doom. Probabilmente la
marcia in più degli Shamelady. E poi c'è la voce: uno strillo
torturato, potente, che rende ancora più ruvido e graffiante l'impatto
della band. A volte la voce è pulita, ma mai melodica. I testi vengono
declamati con rabbia, e le sensazioni malinconiche presenti nelle
parole sono comunicate efficacemente. Sempre tenuto conto, ovviamente,
del distacco emotivo della band.
L'ascoltatore deve essere abituato a tali sonorità, se no potrebbe
metterci un po' ad entrare in sintonia con gli Shamelady. Una volta
però capiti, questi tre musicisti di Portland si dimostrano in gamba.
"The Winter Days Were Nights" è un buon album di debutto. Secondo me
però, il meglio deve ancora venire. Gli Shamelady hanno tutte le carte
in regola per diventare un "nome" del futuro. State perciò con gli
occhi (e le orecchie) ben aperti!
(Hellvis - Giugno 2005)
Voto: 7.5
Contatti:
Mail Shamelady: speak@shamelady.com
Sito Shamelady: http://www.shamelady.com
Sito Rotten Records: http://www.rottenrecords.com/