SHADOWS DANCE
A Quatrain For The Damned

Etichetta: Ebony Tears
Anno: 2003
Durata: 37 min
Genere: gothic/death metal


E' il secondo disco, dopo il bell'album dei Greyswan, ad essermi recapitato dalla Ebony Tears, sottoetichetta 'gothic' della Cold Blood Industries. Ad essere tra le mie grinfie questa volta tocca ai greci Shadows Dance (da non confondere coi nordici Shadow Dancers), e questo "A Quatrain For The Damned" è il loro esordio discografico.
Chi sono? Tre ragazzotti che dichiarano di avere come principali influenze Cradle Of Filth, Therion e Moonspell.
E' vero? Fino a un certo punto. Il loro è un death metal con influenze black e con numerosi inserti sinfonici di natura horror... Ehi, ma... Sto descrivendo i Cradle Of Filth!! Sì, ma non solo, perché a questo va aggiunta una certa componente doom: spesso l'uso delle chitarre ricorda i primi Katatonia od i Paradise Lost a metà percorso (poco prima di convincersi di essere i Metallica). E ci sono anche dei riferimenti ad un certo gothic rock da balera (quello dei Sisters Of Mercy più yé-yé), ma il fatto che loro parlino di Moonspell mi fa sospettare che per loro il gothic sia un'influenza di seconda mano e che magari non sappiano nemmeno chi siano, 'sti Sisters.
Ok, una volta messo a fuoco il genere (più o meno, spero), mi chiederete se questo disco è bello o meno. "A Quatrain For The Damned" è un disco ricco di alti e bassi. C'è in genere un atteggiamento piuttosto modaiolo e commerciale (il groove forzato di "Sweathe Me Into Illusions"), o si cede al desiderio di scimmiottare i propri idoli (la mooolto cradleiana "Until The Young Whore Sings"), ma a volte ci sono delle vere perle, come il brano "Last Kiss", farcito da un sapiente utilizzo di voci femminili, cori in latino tipicamente horror (e il mio pensiero va al celebre "Ave Satani" de "Il Presagio"...) e violini e viole autentiche in aggiunta ad orchestrazioni tastieristiche che, udite udite, una volta tanto non mi infastidiscono, anzi! Infatti per gli Shadows Dance le tastiere sembrano essere uno strumento essenziale, quasi più che le chitarre, ed a volte rifuggono dai soliti cliché affrontando anche scelte coraggiose come l'uso di suoni sfacciatamente elettronici, che in questo genere di solito hanno sovente difficile presa.
Facendo musica di questo genere c'è un forte rischio di cadere in pacchianerie, e spesso gli Shadows Dance non riescono ad evitarlo. Tenetelo presente: se il genere non vi piace, non è il caso di cominciare con loro!!
Tutto qua? No, ci sono altri particolari che non posso tralasciare. Uno è il fatto che, a parte quel paio di brano in cui figura come ospite il batterista dei Septic Flesh (altra ospite è la cantante delle Astarte), ho la forte impressione che si abbia usato una batteria elettronica; il fatto che non ne abbia la certezza vuol dire che, se era veramente una batteria elettronica l'hanno usata bene, ma se era una batteria acustica l'hanno usata male!
Un altro è l'orribile gusto visivo: foto da tamarri trattate con texture clamorosamente PhotoShop che riconoscerebbe anche mia nonna dall'altro mondo; un logo che definire stupidino è poca cosa; un uso di font più che abusati, oltretutto con l'aggravante del kitsch, visto l'utilizzo di più o meno cinque font diversi per ogni testo!!... E' vero che dell'immagine dovremmo tenerne poco conto, ma loro potevano scegliere di mandarmi il CD senza booklet, e invece me l'hanno mandato: e mo' so' cazzi loro! Mi spiace per Dimitri, chitarrista e grafico: forse è meglio concentrarsi sulla chitarra.
O forse, meglio ancora, è meglio maturare ancora un po' e riproporsi più in là con un album migliore sotto tutti i punti di vista! Non voglio dire che è un brutto disco, ma è troppo 'acerbetto'... La sufficienza ve la do, ma per il futuro pretendo risultati migliori!
(MoonFish - Novembre 2003)

Voto: 6.5


Contatti:
Sito Shadows Dance: http://www.shadowsdance.cjb.net/
Sito Ebony Tears: http://www.ebonytears.com/