SHAARIMOTH
Current 11

Etichetta: Carnal Records
Anno: 2005
Durata: 39 min
Genere: death metal


Gli Shaarimoth si sono formati ufficialmente nel 2004, ma molti loro brani erano già stati registrati nel 2002. La prima formazione della band vedeva Rune Andreassen (voce e programmazione), Frode Ramsland (chitarra, basso e tastiere) e Morten Skogen (batteria e tastiere): praticamente gli Antarctica, gruppo death melodico norvegese. Presto, il batterista si è defilato ma gli Shaarimoth hanno trovato un rinforzo in Haakon Forwald, mente dei Disiplin. Da quel momento, l'intesa tra i musicisti sembra sia diventata sempre più salda, tanto che Rune e Frode hanno ricambiato recentemente il favore del nuovo arrivato entrando a far parte dei Disiplin.
"Current 11" è l'esordio di questa band, uscito per l'etichetta svedese Carnal Records. In esso sono contenute le tracce registrate dalla vecchia formazione nel 2002.
La copertina, in monocromia rossa, reca l'immagine di un demone mesopotamico. Le otto pagine del libretto contengono i testi ben stampati, e tutte le notizie relative alla registrazione ed alla line-up.
L'introduzione è ricca di suggestioni esotiche ed esoteriche: su una lunga nota bassa di sottofondo, carica di minaccia e di tensione, si staglia il suono acuto di alcuni strumenti a fiato tipicamente orientali. In primo piano, una voce in gutturale urla un'invocazione in un'antica lingua mesopotamica. Non appena si spegne l'eco delle ultime parole, ecco partire la cadenzata ed arabeggiante "Legion Of Kingu". Beh, di cadenzato c'è solo il lavoro delle chitarre. La batteria è assatanata, ed alterna ritmiche soltanto decise ad altre veramente furiose. Il suono d'assieme è molto pesante e cattivo, rigorosamente devoto al death metal tradizionale. Il growling di Rune è molto energico, ed aggiunge aggressività ad una musica già ostile di per sé.
"Utukki Limnuti (Summoning Of The Seven)" non si discosta molto dalla traccia precedente. E' più veloce e turbinosa, ma anche in questa si possono rilevare le inflessioni mediorientali del riffing ed una predilezione per le atmosfere oscure. Non si può certo dire che la proposta musicali degli Shaarimoth sia originale: il loro stile è tutto un miscuglio di Morbid Angel (anche da un punto di vista tematico), Nile, Melechesh (come riffing), ecc. La mancanza di un suono personale è comunque compensata da una grande energia. "218", la quarta traccia, non fa eccezione. Anche in questo caso death metal senza compromessi: i "vortici di vento" del testo vengono ricreati alla perfezione dall'inarrestabile rifferama della chitarra e dalla devastante sezione ritmica. Certo, il brano si adagia anche su ritmiche lente e pesantissime, che hanno lo scopo di creare una suspence in grado di mantenere sveglia l'attenzione dell'ascoltatore. La melodia è quasi inesistente: in questo senso, gli Shaarimoth differiscono molto dagli Antartica.
"Incantation Of Hubur" è un intermezzo parlato che ci permette di rifiatare, dopo tanta furia. Si tratta di un'invocazione o di una preghiera in lingua morta (pare sia sumero), recitata dall'ospite Frater Niazoth. Ovviamente non comprendo il significato di queste parole, a parte i nomi ricorrenti di alcune divinità. La cosa che più mi stupisce è questo guazzabuglio filosofico/ideologico che mescola divinità e miti della mezzaluna fertile con il satanismo e le correnti magiche da Crowley in poi. Titoli come "218" o "Current 11" alla fin fine non hanno attinenza con i testi. Secondo me si tratta di novità introdotte da Haakon Forwald, adattate alle bene e meglio alle canzoni già finite: non ci sarebbe da stupirsi, visto che Haakon ha abbandonato i Dissecton proprio per dedicarsi ai suoi interessi esoterici. Lascio perdere comunque questo discorso, anche perché il tutto mi sembra abbastanza confuso ed ininfluente ai fini della recensione.
"Flood Of The Cosmic Gates" è una buona canzone, che non spicca in maniera particolare, ma che si lascia ascoltare tranquillamente. Gli Shaarimoth fanno uso costante dei medesimi elementi, cercando però di dargli una forma interessante. Guardano molto all'equilibrio compositivo, e questo è un pregio.
La title-track mi ricorda un po' l'introduzione, visto l'utilizzo del gutturale declamante. In sottofondo vi è una musica delicata in stile mediorientale, tipo colonna sonora, arricchita dai bei vocalizzi dell'ospite Lotte Torgeirsen. Nel finale intervengono tutti gli strumenti: un intermezzo piacevole.
"It Came From The Desert" è aperto da note solitarie ed inquietanti, presto inghiottite dal vorace suono d'assieme degli Shaarimoth. Brano cattivissimo, ad un certo punto assume connotati quasi marziali. Il suono è molto compatto, brutale e trascinante. Questa canzone è la riprova che i norvegesi danno il loro meglio nei tempi meno esasperati: quando i ritmi sono decisi ma non veloci, il suono della band riesce a soffocare l'ascoltatore fra le sue spire. Una nota di merito comunque all'abilità strumentale dei musicisti: non eccezionale, ma funzionale e contraddistinta da una buona precisione. Bella traccia, anche un po' melodica ed impreziosita dagli interventi solisti della chitarra.
"In The Shadow Of Akhkharu" è un altro brano di death metal con tutti i crismi, non privo di spunti personali ed interessanti. Le inflessioni brutal si fanno ancora più pressanti, ma non impediscono alla composizione di mantenere un certo potere evocativo. Uno dei punti di forza dello stile degli Shaarimoth è l'uso costante di pause e di ripartenze, che spezzano il ritmo ed aprono il varco per nuovi scenari musicali. Elementi questi che fanno la fortuna anche della successiva e maestosa "Come Mother, Come!". In questo caso le influenze orientali si riscontrano anche nella ritmica. Molto bello il crescendo che parte da metà brano in poi, galvanizzante ed epico. Eh sì, questa band ha un gran potenziale! Chissà se miglioreranno ancora, ora che la line-up è cambiata... La canzone sfuma in "Closure", una coda finale melodica e moderata, nella quale ritornano le vocals di Lotte. Ah, un particolare: le ultime tre tracce di "Current 11" sono praticamente unite. Una scelta coraggiosa, ma interessante.
Buon esordio questo degli Shaarimoth, ed ennesima pubblicazione di un certo livello per la Carnal Records. Questi norvegesi tendono ad essere un po' derivativi, a volte, ma "Current 11" rimane comunque un album solido, consigliato agli amanti del death metal che non disdegnino suggestioni mediorientali.
(Hellvis - Marzo 2006)

Voto: 7


Contatti:
Mail Shaarimoth: shaarimoth@hotmail.com
Sito Shaarimoth: http://www.shaarimoth.com/

Sito Carnal Records: http://www.carnalrecords.se/