SEVERAL UNION
A Look In The Mirror

Etichetta: Casket Music / Copro Records
Anno: 2008
Durata: 37 min
Genere: alternative/metal


Attivi dal 2005 i Several Union riescono, in così poco tempo, ad attirare l'attenzione della Copro Records, attivissima label d'albione, per la quale, alla fine del 2008 incidono il loro debut album, questo "A Look In The Mirror". L'immagine di copertina e l'intero booklet, peraltro di ottima fattura, inneggiano ad un non so che di malinconico e triste, tralasciando però sensazioni cupe ed oppressive, come se l'enorme tristezza di fondo fosse vissuta con una pace ed una tranquillità interiori quasi tangibili. Sensazioni, queste, che più volte riaffioreranno lungo tutti i nove brani proposti, ponendosi, quasi, come vero trademark dei nostri.
Un lento crescendo introduce "All My Demons", brano che poi va ad evolversi in partiture corpose, dense, ritmate e fortemente ipnotiche; ci muoviamo pericolosamente entro lidi e sonorità "Tooliane", sia per quel che riguarda i cantati, simil-nenia, continui e sofferti, che per il rifferama, perpetuo, decadente e malsano. Il brano si va ad aprire decisamente sui ritornelli, dove l'oppressione sembra trovare finalmente sfogo e le vocals acquistano maggior sicurezza e vigore, riempiendosi di rabbia e dolore. Il finale torna poi ad essere convulso ed ossessivo ed il suono si fa ancor più corposo e denso. Gran bell'inizio.
Chitarre distorte, cupe e leggermente slabbrate aprono invece "Mirror". Le strofe si muovono ancora su ritmi pacati, intensi ed ipnotici, per poi andare ad aprirsi improvvisamente sui bridge ed i ritornelli, dove le chitarre vengono lasciate andare e gli accordi si fanno più profondi; ad una struttura classicamente rock fanno da contraltare sonorità cupe ed ossessive tipiche di un certo nu-metal ed alternative alla EarthTone9 o alla Bokor, tanto per intenderci. Buono il lavoro delle chitarre, dove ritmiche accattivanti e soli molto ritmici risultano veramente preziosi.
In "Broken Memories" il suono delle asce si fa decisamente più secco ed asciutto, per un brano assolutamente rock-oriented, dalle atmosfere tenebrose e darkeggianti e dagli inserti leggermente alternative in fase ritmica. Se un piccolo appunto può essere avanzato è verso le vocals, che in più di un'occasione, non sembrano convincere appieno, rimanendo, forse, su tonalità troppo scure e basse. Ma sono solo quisquilie.
Anche in "Waiting For" i nostri continuano a muoversi a cavallo tra un certo nu-metal depressivo e convulso ed un rock leggermente venato di dark e dalle reminescenze decisamente alternative; di nuovo gran lavoro ritmico delle chitarre, con riff macinati uno dietro l'altro con apparente facilità e sempre degni di nota e pregni di appeal. Buonissima l'idea di punteggiare ed avvolgere i bridge e i ritornelli con inserti di sinth, semplici tappeti in appoggio, ma capaci di completare ed ottimizzare il tutto. Bravi,
"7000 Words" è un pezzo dalla doppia personalità; a ritmiche corpose, dure ed iper distorte fanno da contraltare strofe e cantati più pacati, puliti e remissivi; cosa questa che, creando una serie di alti e bassi ( piano/forte ), accresce e di molto l'atmosfera generale, movimentandola e rendendola quasi viva e suscettibile agli stati d'animo espressi.
In "No One" aumentano un poco la velocità di base e l'intensità esecutiva; il riff portante, che sorregge l'intero brano e ne caratterizza di fatto l'ascolto, possiede quel gusto classico che non annoia mai. Le vocals, stavolta, rimangono un pò troppo sotto e quasi soffocate dalla musica, in un brano che, sì, è movimentato, veloce ed intenso, ma che, ascolto dopo ascolto sembra essere incompleto, come se gli mancasse quel qualcosa, quel colpo di genio, da renderlo veramente avvincente ed ottimo. Peccato.
"Resurrection" è caratterizzato inizialmente da una leggera atmosfera new-wave, con le sue ritmiche eteree e sfarfallanti e gli inserti di synth in primissimo piano; pian, piano poi le sonorità acquistano maggior corpo e tensione riportando il tutto lungo binari già noti; ancora non del tutto convincenti, però, le linee vocali sui ritornelli, quasi sforzate, al limite e un po' fuori.
Penultimo brano in scaletta "My Salvation"; la velocità torna ad aumentare e con essa la robustezza e la cattiveria dei suoni; ritmiche cadenzate e pesanti contraddistinguono l'intero pezzo, dove la rabbia sembra davvero far da padrone assoluto; di nuovo inserti di tastiera d'appoggio sulle strofe, suoni compressi, cantati convulsi e cupi ed atmosfere scure e tenebrose. Brano, questo, che soprattutto in sede live, non lascerà prigionieri.
Eccoci quindi arrivati alla fine. "A Look Inside" va a chiudere questo primo e buon lavoro dei Several Union, un outro lasciata in pasto ad un unico riff di chitarra ipnotico e martellante ed ai synth, freddi, elettronici e psicotici. Che dire quindi? Le idee non mancano ai nostri che, pur cogliendo qua e là tra i generi più inflazionati del momento, riescono ad amalgamare il tutto con una certa personalità. Certo non mancano delle leggere cadute di tono, così come qualche soluzione risulta alla fine troppo sbrigativa ma, alla fine, questo "A Look In The Mirror" si lascia ben ascoltare, grazie anche alla buonissima produzione di Riccardo Pasini ed al suo Studio 73, di livello assolutamente internazionale.
(Pasa - Febbraio 2009)

Voto: 7


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Sito Copro Records: http://www.coprorecords.co.uk/