SEVENTH SEAL
The Sacred Test
Etichetta: My Graveyard Productions
Anno: 2008
Durata: 60
Genere: classic power heavy metal
Quanto durerà ancora la diatriba e i controsensi del heavy metal?
Ovvero, l'innovazione nel metal ci vuole o no? I Metallica da thrash
diventano rock ("Load"/"Re-Load") e dividono il pubblico, poi
pubblicano una porcata ("St. Anger") e lo ri-dividono. Stesso discorso
per i Megadeth quando si ammorbidirono con "Youthanasia" (ottimo album)
e si rammollirono con "Risk" (il titolo già lo profetizzava!). Medesima
cosa anche nel rock, quando i Motley Crue si rilanciarono nella mischia
con Corabi (dopo il primo divorzio) con un album duro e massiccio
("Motley Crue"), che li fece quasi sciogliere, tornando poi con un
altro album con Vince (ritornato a casa!) moderno ("Generation Swine"),
al passo con i tempi (era il 1998), ma ebbero quasi la stessa sorte,
stesso fiasco e stessi giudizi. Insomma per chi ha scritto capolavori
come "Master Of Puppets", "Rust In Peace", o "Girls Girls Girls" (la
lista è infinita!) c'è o non c'è spazio per evolversi? E' ammessa o no
la crescita artistica? Il musicista è anche un uomo e non puo' sempre
vedere con gli occhi di un ventenne... o lo deve fare? Quindi se lo fa,
tradisce se stesso ma non il suo pubblico, e va bene? Se è così sono
più colpevoli i Manowar che fanno la stessa musica, esprimono gli
stessi concetti, le stesse parole, ora che hanno quarant'anni suonati
(per non tradire i fan) o fare come i Metallica che con "St.Anger"
hanno voluto mettere su disco lo stato d'animo di una band vera
(crediamo alle loro parole!), che soffre a causa di un blocco creativo?
O la colpa è del metallaro, rockettaro, defender (chiamatelo come
volete!) che vuole sempre la stessa zuppa, che gli ricorda i tempi che
furono quando anche lui aveva vent'anni ed ora non riesce ad accettare
la "nuova musica" (se ce n'è di nuova musica!). Quanto è difficile
entrare in certi processi mentali, non trovate? Ecco le quattro
credenziali per essere subito giudicati cool al primo ascolto: voce
sempre alta (più è castrata meglio è), riff terzinati, doppia cassa a
manetta, corettoni che richiamano i migliori Dickinson o Dio o Tate ecc
ecc. Insomma o suoni un misto di Iron Maiden, con sfuriate power (il
moderno) ed epici stacchi con tanto di "Oh Oh Oh" oppure non servi a
niente nel panorama musicale del 2008. E' questo che devo pensare? Bè,
ecco, forse i Seventh Seal ci hanno pensato e lo hanno capito (meglio
degli altri), e per questo, senza ricercare un briciolo di innovazione
(si badi bene che la frase non è una frase dispregiativa!) ricalcano le
orme dei grandi del passato mettendoci oltre che una tecnica invidabile
(batteria, assoli e melodie su tutti) riescono ad essere un po' una
clone band delle cose migliori fatte in questi ultimi quindici anni di
musica metal. Quindi mettetevi il cuore in pace, voi, affamati di metal
che quì, in questo "The Sacred Test" ce n'è di pane... oh se ce n'è! Un
attimo di paziena che si inizia.
La title track posta all'inizio dopo il breve intro è una chiara
mano tesa, all'ascoltatore metal medio, e l'"Oh Oh Oh" in apertura ne è
un esempio; il pezzo si muove nello stile heavy power suonato con
perizia ed intelligenza senza mai troppo annoiare. Ottima la cantante
Chiara in tutti i pezzi - non solo quì, che fa tutto a puntino: seconde
voci, cori, e tutto il necessario standard per il/la buona screamer di
razza 100% metal. Tutto questo senza (ahime!) cercare dentro di se una
voce un attimino meno inflazionata e più originale per trasformare le
canzoni del proprio gruppo in qualcosa che si faticherebbe ad accostare
ad altri... ma il discorsino iniziale non l'ho fatto a caso e quanto
sarebbe servito esprimersi su registri che non rientrano nei parametri
medi dei propri ascoltatori? "Lucifer's Cry", potrebbe essere un pezzo
di un qualsiasi CD degli Iron Maiden del periodo Blaze, quando
alternavano i mega lenti e prolissi pezzi alle sfuriate che partivano
in quinta e ti frantumavano il piedino a forza di star dietro al tempo
("X-Factor", l'ho amato e malgrado tutto "Virtual Eleven", a parte i
suoni, lo salvo ancora!). La canzone in questione non vorrei accostarla
magari al 100% a questi tipi di pezzo (chi ha detto "Man On The
Edge"/"Futureal"?) visto che risulta essere molto più solenne nella
parte centrale con il dovuto rallentamento e cambio di tempo (ed
atmosfera), passaggi che ci fanno godere appieno i quasi nove minuti
che compongono la canzone. Quindi, mai prolissi e sempre diretti anche
in queste tempistiche, bravi Seventh Seal!
L'up-tempo successivo "The End Of The Day" non lascia prigionieri,
infatti Chiara quì come nell'iniziale "The Sacred Test" è aiutata dal
cantante dei Frozen Tears, Alessio, compagni di etichetta e credo
conterranei (si puo' dire!). Il pezzo mi ha riportato ai Gamma Ray di
"Insanity & Genius", ottima song dove le voci si alternano al
meglio e le chitarre frullano riff affilatissimi, assoli sempre sopra
le righe con una parte centrale al cardiopalma, rullate e soli
incrociati, molto fiko, ancora meglio!
"A Fire Of Destruction" attinge a piene mani dall'epic, altro genere
sacro per ogni defender, quindi ne consegue l'immenso gaudio
dell'ascoltatore che è cresciuto a pane e Omen (e non solo).
"I'm Free" dal titolo utilizzato da tutte le band power metal/heavy
classic è la classica ballad/up-tempo che cresce e poi si siede nella
parte centrale per poi esplodere sul finale, quindi aspettatevi parti
acustiche alternate a parti metalliche. Il pezzo suona e non è male, è
solo forse un po' troppo lungo.
Le seguenti "The Seventh Seal" e "The Prisoner" cercano di far
ripartire la band con la velocità proposta in apertura: se la prima
forse non è troppo riuscita, visto che gli standard metallici sono più
o meno sempre gli stessi, la seconda si ritaglia un posticino
particolare, visti i riff un attimo più elaborati ed intricati, cosa
che viene giustificata dall'assenza della voce: è una strumentale, e
quindi la band ha potuto sbizzarrirsi con tonnellate di melodie senza
che la voce dovesse cercarne un altra. Il pezzo lascia spazio un po' a
tutti i ragazzi impegnati a suonare il proprio strumento e quindi
troviamo stacchi di batteria e rullate maestose un tempo e mid-tempo
massicci, melodie ariose e oscure. Per essere una strumentale si fa
ascoltare più che volentieri, ancora bravi (e tre!).
La lunga "A Wind From The West" chiude il lavoro molto dignitosamente,
anche quì si alternano molte parti articolate e metalliche fino ad
infrangersi su soavi chitarre acustiche nella parte centrale. Niente di
non già sentito, certo, ma se il vostro pane è questo tipo di heavy
metal, questo tipo di musica, questa voglia di restare ancorati a tutto
ciò che è di qualche anno fa, allora non vi troverete certo scontenti.
Io invece resto come al solito neutrale e deluso (non dalla band sia
chiaro) ma dalla massa che ha paura di uscire dal guscio cromato e
metallico per cercare di aprire le orecchie a finalmente qualcosa che
possa non essere apprezzato solo perchè suona come suonavano altri,
quindici anni fa.
Finchè l'ascoltatore metal rivolgerà lo sguardo al passato, non si
riuscirà mai a vedere qualcosa in fondo alla via che è lunga, è vero,
ma magari è piena di tante altre band che cercano di offrire qualcosa
di diverso. Detto ciò, ultima postilla: a fine disco troviamo la cover
di "Holy Diver", eseguita impecabilmente ma datata 1983, che sommato a
25 (anni in questo caso) dà giusto 2008; ecco quello che intendo, la
cover "importante" del disco risale a 25 anni fa (25 cazzo!!!!); non
esiste nulla di meglio da allora ad oggi? Forse la risposta è no, e la
colpa non è certo mia. Meditate gente, meditate, corna al cielo e
rock'n'roll.
(Hellcat - Agosto 2008)
Voto: 7
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Sito My Graveyard Productions: http://www.mygraveyardproductions.com/