SEVEN STEPS TO THE GREEN DOOR
Step In 2 My World

Etichetta: ProgRock Records
Anno: 2008
Durata: 65 min
Genere: progressive rock


È proprio vero che, per quanto si possano avere un grande numero di idee, si rischia di mandare tutto a monte se queste non vengono incanalate all'interno di un progetto ben chiaro e strutturato. Prendiamo per esempio il caso di questo gruppo tedesco, i Seven Steps To The Green Door: la loro musica parte da una base chiaramente legata al (neo)progressive rock, ma allo stesso tempo la band cerca in ogni maniera di spiazzare l'ascoltatore andando a comporre brani diversissimi tra loro che comprendono parti rappate, funk, jazz, hard rock, AOR e pop. Il tutto, naturalmente, suonato con una formazione decisamente atipica che vede un tastierista, Marek Arnold, cimentarsi anche al sax e al clarinetto, e addirittura tre diversi cantanti.
Ora, stando alla biografia mandatami dalla ProgRock Records, questa band ha già vinto diversi premi in patria grazie al suo stile innovativo, ma personalmente sono convinto che ci sia davvero troppa carne al fuoco e il rischio di creare un marasma senza capo né coda è davvero forte. A conti fatti, dopo aver ascoltato per bene l'album non posso dire che questo accumulo di musiche diversissime sia pessimo, ma è anche vero che il risultato è spiazzante e non del tutto soddisfacente. Diventa praticamente impossibile dare un giudizio generico sull'album nella sua interezza, perché ogni singola composizione va giudicata con le sue particolarità, i suoi pregi e i suoi difetti. Non a caso i risultati, anche a livello qualitativo, sono diversissimi tra di loro, alternando momenti francamente imbarazzanti ad altri davvero godibili.
Vale la pena, quindi, fare una panoramica su questo secondo lavoro (dopo "The Puzzle" del 2006) dei Seven Steps To The Green Door: le composizioni attraversano mondi e sonorità complesse che vedono l'iniziale "New Rising" giocare con il prog rock settantiano, impreziosito anche dall'uso del clarinetto, strumento decisamente inusuale; "Stay Beside", invece, è più lineare e melodica e, pur senza brillare per inventiva, si mantiene su buoni livelli fino a quando non entra in gioco una ridicola voce rappata che francamente non c'entra niente col resto. "Step Into My World" tocca il punto più basso dell'album con un brano che sembra mischiare i Rush degli anni '80 con il crossover più becero. Una cosa inascoltabile... Molto meglio "Melissa", una delicata e classicissima ballata per piano e voce, che poi si sviluppa in un crescendo man mano che si aggiungono gli altri strumenti.
Arriviamo quindi a "My Lovely Mr. Singing Club" e qui non c'è molto da dire: jazz, libero e mutevole come solo questo genere sa essere. Anche in questo caso non c'entra niente col resto ma la qualità è decisamente più elevata.
Il prog rock torna a farsi sentire in "Attract Me" e "Paid For Glance": la prima più melliflua e suadente, la seconda invece dinamica e colorata con un ottimo lavoro di pianoforte e hammond. Ancora qualche banalità rap in "Closer" e "Rising Shore", ma fortunatamente ci pensa "Out Of Clouds" a chiudere il lavoro con un funk rock dinamico e ben scritto.
Una nota di merito, infine, va fatta per l'uso delle voci, che si intrecciano molto bene e riescono a giocare sui diversi timbri dando colore alle singole composizioni.
Come vedete, quindi, c'è un po' di tutto in questo CD, nel bene e nel male: il pregio dell'album è sicuramente la sua capacità di farsi scoprire un po' per volta, lavorando molto sulle finezze, sulle citazioni e sui suoni; d'altro canto questa sorta di confusione stilistica rischia davvero di disorientare anche l'ascoltatore più aperto alle contaminazioni (insomma, dai, il prog-rap no...).
(Danny Boodman - Gennaio 2009)

Voto: 6.5


Contatti:
Mail Seven Steps To The Green Door: info@sevenstepstothegrrendoor.de
Sito Seven Steps To The Green Door: http://7steps.fischelzone.net/

Sito Progrock Records: http://www.progrockrecords.com/