SERAPHIM SHOCK
Halloween, Sex 'n Vegas

Etichetta: Sacrilege Records
Anno: 2004
Durata: 43 min
Genere: industrial glam


Confrontando testi, look e musica degli americani Seraphim Shock il termine corretto per etichettare la proposta musicale sarebbe industrial gothic dark glam, ma sia la lunghezza, sia l'improbabile incrocio mi sembravano troppo, nonostante elementi caratteristici di ognuno di questi generi fosse presente, pur in minima parte, nelle 13 tracce del disco. Donnine, testi espliciti, atmosfere oscure e un'attitudine di fondo che non si discosta da un sano e fottuto rock & roll sono sì gli elementi più evidenti del gruppo, ma rimandano alla mente in maniera troppo decisa i Genitorturers, che i Seraphim Shock se li mangiano a colazione, per non cercare troppi giri di parole.
Canzoni corte, elementari e ripetitive sono l'arrosto che ho trovato aiutandomi con un ventilatore per farmi largo tra il fumo del look da fighetto trombatore, dei testi "spinti" quanto scontati e della procacità della bassista, tale Miss Daisy Grave capace di turbare i sogni di parecchia gente. L'intento del quartetto è quello di assemblare sano ed onesto divertissement rock con atmosfere plumbee e tendenti al nero mediante tastiera, suoni elettronici e voce alla Pete Steel, ma, se il secondo obiettivo può considerarsi raggiunto pur nella ripetitività lungo la durata del disco, il primo difetta grossolanamente per limiti compositivi e strumentali del quartetto.
Mi è sorprendente constatare come vengano date per buone delle canzoni così minimali, scarne e prive di contenuto; tre minuti per brano incapaci di poter dire qualcosa che non sia l'aggiungere qualche cifra alla durata complessiva del disco. "Halloween, Sex n' Vegas" risulta pertanto un appena sufficiente intrattenimento per immancolirsi sdraiati a letto nei momenti tristi, sempreché si riesca a superare le 4 tracce, e questo nonostante la presenza di un paio di discreti pezzi come "Perfect Life" e "Prey" dove il gruppo lascia per un momento da parte le menate sessuali e dimostra di saper lavorare con il cerebro creando musica quantomeno accattivante.
Neanche il tentativo di velocizzare il livello generale con "White Trash Satan" mantenendo fissa la matrice atmosferica funziona, a dimostrazione che le due direttive principali cui accennavo sopra, a meno di decise regolazioni non possono coesistere assieme; a conferma di ciò le cose migliori saltano fuori quando viene proposta una ballad - neanche tanto scontata - sbarazzandosi dell'apparato rock: "Morning Star" è un buon pezzo, se guardiamo all'ottica della band, basato su voce e tastiere che dimostra come non sia la proposta di fondo, ma il "come" a non funzionare nei Seraphim Shock.
Meno fighettaggine e maggior tempo dedicato alla musica piuttosto che allo "strumento" gioverebbero parecchio alla resa finale di un disco come questo, ma consiglierei caldamente al gruppo di continuare a divertirsi come fatto finora piuttosto che insistere sul versante musicale.
(Melix - Giugno 2004)

Voto: 5


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