SEPULTURA
Roots

Etichetta: RoadRunner
Anno: 1996
Durata: 72 min
Genere: metalcore tribale


"Roots" è il sesto album dei Sepultura, ed è grazie a questo che il gruppo brasiliano ha sfondato nel mercato musicale internazionale, inteso in senso non solo metal: prima di allora erano conosciuti da tutti i metallari, ma da poca gente fuori dal settore; con questo lavoro hanno allargato i loro orizzonti, ed hanno guadagnato il rispetto di molte persone lontane dalla scena metal (ad esempio un paio di cantautori italiani, non ricordo quali però, ne avevano parlato nelle interviste dell'epoca). Se da un lato avevano guadagnato notorietà fuori dalla scena metal, dall'altro lato "Roots" ha fatto incazzare molti metallari, i più intransigenti gridarono addirittura al tradimento. Personalmente ricordo ancora i bestemmioni che ho tirato quando avevo comprato l'album: dopo la prima canzone mi ero chiesto che cazzo avessero combinato, dopo la seconda avevo perso l'entusiasmo, alla terza ero a metà del rosario. Alla quarta ho tolto il CD, e l'ho lasciato in disparte in attesa di una futura rivalutazione, avvenuta dopo un bel po' di tempo dopo.
Avvicinarsi a "Roots" con la mentalità del metalebano (metal talebano) è una mossa non consigliabile, la delusione è dietro l'angolo. Per poter capire ed apprezzare "Roots" serve una mentalità aperta, e bisogna evitare i paragoni con gli album vecchi: i Sepultura erano cambiati, ed i tempi di "Arise" ormai erano lontani. La componente death metal l'avevano già abbandonata con l'album precedente, e qui ormai hanno abbandonato anche quella thrash, tranne qualche riff sparso qua e là. C'è ancora molta violenza ed incazzatura, ma è più vicina allo stile hardcore che a quello thrash. C'è ancora del metal nel loro stile, ma è solo un ingrediente mescolato assieme ad altri, e non è nemmeno quello principale.
Il ruolo da protagonista ora è dato dalle parti tribali. Non sono in primo piano per tutta la durata dell'album, però sono costanti ed hanno influenzato in gran parte lo stile compositivo del gruppo. La struttura delle canzoni si basa quasi sempre su dei ritmi tribali, a cui poi vengono aggiunte le sonorità hardcore e metal (chitarroni e vocione). L'impatto finale è piuttosto violento, però anche ascoltando l'album in maniera superficiale non si può pensare ad un normale album metalcore, le differenze sono ben marcate. E' proprio la componente tribale a dare questo effetto, e che fa odiare questo album ai drogati (detto in senso buono eh) del thrash metal.
Per prima cosa salta all'occhio il fatto che i Sepultura hanno voluto tornare realmente alle loro radici (per chi non sa l'inglese "roots" significa "radici") andando a vivere per un periodo con la tribù degli Xavante nel Mato Grosso, in modo da assorbire realmente il loro stile di vita e le loro tradizioni. Questo ha dato vita alla canzone "Itsári" (che in lingua Xavante vuol dire sempre "radici"), registrata live ed in presa diretta al villaggio della tribù, e suonata appunto assieme alla tribù stessa. Questa "Itsári" è una traccia acustica e puramente tribale, come lo è "Jasco" (questa però composta e suonata da Andreas Kisser con la chitarra classica). Gli Xavante sono presenti anche sull'outro di "Born Stubborn". Queste sono le parti più tipicamente tribali, ma in tutto l'album sono presenti delle percussioni di questo genere, suonate sia dal gruppo con strumenti originali (per fare qualche nome berimbau, timbau e djembe), sia da ospiti come Carlinhos Brown (uno dei percussionisti brasiliani più famosi). Ma anche lo stile di Igor Cavalera alla batteria è pesantemente influenzato dallo stile tribale. Nell'album ci sono anche altri ospiti famosi, come Mike Patton (Faith No More, Mr Bungle e mille altri progetti) e Jonathan Davis (Korn).
Una volta entrati nell'ottica di questo album dall'attitudine sperimentale, come sono le canzoni? Per me alcune sono strafighe, altre fighe, alcune noiose. Le due migliori dell'album sono "Roots Bloody Roots" e "Ratamahatta", ed anche i loro video sono spettacolari. In questi due brani per me i Sepultura hanno dato il loro meglio, mescolando a perfezione tutti questi elementi e creando due canzoni con un tiro spettacolare. Le altre canzoni della prima metà dell'album sono fighe, come lo sono le due acustiche. Però la seconda metà dell'album vede un calo generale, vuoi per la lunghezza che si fa pesare, vuoi perché dopo i botti iniziali ci si aspetta qualcosa a quel livello, e questo qualcosa non arriva. Inoltre c'è lo strumentale finale da 13 minuti che non sono mai riuscito a digerire.
La produzione dell'album, curata da Ross Robinson, è semplicemente ottima, i suoni sono potenti e definiti. La confezione del CD è figa, la grafica è molto bella e pienamente in tema con la musica. Peccato solo che si faccia fatica a leggere i testi.
In conclusione giudicare questo album è molto difficile. Da un lato artistico bisogna premiare i Sepultura per aver osato e per aver creato una musica altamente personale. Dal punto di vista storico questo è un album molto importante e che ha influenzato un casino di gruppi. Dal lato affettivo molta gente rimase delusa, pure io all'inizio. Dal lato qualitativo ci sono delle bombe assolute, così come vari momenti di stanca (se tagliavano qualche pezzo facendo durare l'album 50 minuti era meglio). In complesso direi che un bel 9 se lo merita.
Ultima annotazione biografica: se da un lato questo album ha portato i Sepultura al successo mondiale, dall'altro li ha anche portati alla "distruzione". Durante il tour di questo album il gruppo ha cominciato a litigare in maniera sempre più violenta a causa di problemi col manager: il manager in pratica era la moglie di Max Cavalera (chitarra e voce), e voleva che Max prendesse più soldi degli altri. Gli altri non hanno voluto accettare, ed hanno imposto la cacciata del manager, e di conseguenza la fuoriuscita di Max, che poi fonderà i Soulfly. I Sepultura hanno continuato trovando un nuovo cantante, ma per molti, me compreso, la carriera dei Sepultura finisce qua: quelli nuovi hanno lo stesso nome, hanno 3 musicisti della line-up classica, ma sembrano una brutta copia di se stessi, avendo perso la carica innovativa e la qualità.
(teonzo - Gennaio 2004)

Voto: 9



Proprio quello che si dice "una cazz'é cagara"... non metto il voto per rispetto a ciò che furono i Sepultura.
(Randolph Carter - Gennaio 2004)

Voto: s.v.



Questo disco necessita di molto tempo per essere capito. Anche io la prima volta che lo ascoltai non riuscii ad arrivare alla fine. Ascoltavo da poco Heavy Metal e per lo piu` roba classica. Quando pero` le mie orecchie erano oramai abituate (ad adorare!) il Death e i generi duri in generale, questo disco comincio` a svolgere un'influenza pesante sulla mia vita. Lo ascoltavo tutti i giorni. E anche adesso rimane uno dei dischi che ascolto con piu` attenzione e voglia di fare headbanging. E` pesante, incazzato, estremo. Centra ben poco con i Sepu degli altri tempi, dimenticatevi completamente i fasti e gli splendori di "Arise". Questo e` qualcosa di diverso, piu` personale, piu` toccante. Sebbene continui ad odiare il nu metal e quella musica li` con i chitarrozzi ribassati usati solo per fare figo e amenita` simili, questo disco e` bellissimo, con la giusta dose di elementi metal, tribali e tutte quelle cose che non mi sarei mai aspettato dire che mi piacessero. Non concordo pero` con il teonzo quando dice che la secoda meta` del disco e` piu` pesante, anzi, penso che siano un paio di canzoni a meta` ("Lookaway" e "Dusted") che fanno abbassare il tiro. Le ultime 3 canzoni del disco sono le mie preferite: "Ambush", "Endangered Species" e "Dictatorshit". Veramente una mazzata fra i denti. Degne di nota, oltre a quelle citate da teonzo, anche "Born Stubborn" e "Straighthate".
Esiste una versione con una bonus track non segnata nella copertina, che e` una lunga canzone di 16 minuti tutta tribale registrata in mezzo alla tribu`. Dall'inizio di questa canzone e` stata presa l'intro per la canzone "Roots Bloody Roots".
(gg - Gennaio 2004)

Voto: 9.5



Un buon album, peccato per un paio di pezzi sotto al livello medio. Non sono un amante di questo sound, ma il lavoro e' di tale buona fattura che riesce a piacermi e mi fa venire voglia di riascoltarlo. Ok anche per la tribale di 13 minuti, che e' comunque sulla stessa lunghezza d'onda degli altri pezzi e quindi nell'insieme non mi da fastidio.
(Mork - Febbraio 2004)

Voto: 7.5