SEPULTURA
Chaos A.D.
Etichetta: RoadRunner
Anno: 1993
Durata: 47 min
Genere: thrashcore
"Chaos A.D." è il quinto album dei brasiliani Sepultura, uscito due anni dopo "Arise". Con l'album precedente i Sepultura avevano ottenuto un successo ben superiore alle aspettative, superando il milione di copie vendute in tutto il mondo. Erano dunque arrivati al massimo possibile per un gruppo thrash/death, non si poteva certo pensare di fare un album che battesse "Arise" sul suo stesso campo, ed era anche impensabile poter vendere di più continuando su quello stile. Le scelte possibili erano quindi due: continuare a smazzuolare sulla scia dei lavori precedenti, imboccando quasi sicuramente il viale del tramonto; oppure provare a cambiare e a cercare strade nuove, rischiando di fare un buco nell'acqua. I Sepultura scelsero la seconda strada.
"Chaos A.D." quindi risulta ben diverso da "Arise". I tempi sono più lenti, le sfuriate tritatutto in stile death metal dei lavori precedenti sono quasi sparite. Anzi, di riconducibile al death metal puro non c'è praticamente nulla, forse un pochetto la voce di Max Cavalera, che non è un vero growl e risulta meno cavernosa e più urlata rispetto agli album precedenti. I riff sono più compatti e grezzi, nel senso che si sono spostati verso l'attitudine hardcore. Le composizioni sono meno intricate e più dirette, anche se la cura per i dettagli è sempre molto alta.
Ma soprattutto bisogna segnalare quello che diventerà il marchio di fabbrica dei Sepultura: l'utilizzo di parti tribali. Su "Arise" c'era stato qualche accenno nelle percussioni, mentre su questo album le influenze tribali sono molto più presenti. Lo si intuisce subito appena parte "Refuse/Resist", dove le percussioni tribali si uniscono perfettamente alla violenza del thrash. In tutto l'album si trovano sparse delle percussioni di questo tipo, ma il momento in cui i Sepultura esprimono al massimo questa virata stilistica lo si ha con la quinta canzone "Kaiowas", un brano di chitarra acustica e percussioni dove non c'è traccia di metal, ed ispirato da una tribù della foresta amazzonica (la tribù dei Kaiowas appunto) che commise un suicidio di massa per protestare contro le decisioni del governo brasiliano.
Tutti i testi di questo album sono impegnati in senso sociale. I Sepultura hanno quindi abbandonato i classici temi death metal degli esordi, e da questo album hanno cominciato a parlare dei problemi del loro Brasile, prendendo posizione a favore degli indigeni e dei bambini delle favelas, e denunciando i vari crimini di massa che si compiono in quel paese. Tutti i testi sono crudi, incazzati e pieni di violenza, in piena tradizione hardcore. Non a caso il testo di "Biotech Is Godzilla" è stato scritto da Jello Biafra (ex cantante dei Dead Kennedys), e "The Hunt" è una cover dei New Model Army. L'hardcore è quindi entrato nella musica dei Sepultura in pianta stabile, sia come componente musicale che soprattutto come componente lirica.
La produzione ad opera di Andy Wallace è molto buona, i suoni sono belli massicci ed incazzati. Anche la confezione è molto bella: il disegno di copertina è pieno di particolari (che si assaporano meglio sul vinile...), il libretto contiene tutti i testi e le note necessarie, oltre a molte foto piuttosto crude. Da segnalare che in questo lavoro compare per la prima volta il logo della S con le 8 frecce.
In conclusione l'album per me è figo e con delle punte spettacolari ("Refuse/Resist", "Propaganda" e "Biotec Is Godzilla" tanto per fare qualche nome), ma ci sono anche delle canzoni che non mi convincono pienamente (in special modo le ultime 3). Come qualità generale secondo me siamo sotto ai 3 album precedenti. Riconosco pienamente il merito dei Sepultura di aver saputo evolversi e di aver creato un album molto importante dal punto di vista storico (se non fosse uscito questo lavoro il crossover/nu-metal di adesso sarebbe diverso), però quella che manca è la costanza qualitativa, visto che ci sono canzoni che non mi dicono molto. Comunque sia resta un lavoro che va ascoltato e conosciuto, con dei picchi notevoli.
(teonzo - Dicembre 2003)
Voto: 8.5
Teonzo ha detto bene: l'album e` parecchio altalenante; pezzi
memorabili (come "Biotech Is Godzilla" e "Propaganda", le 2 migliori del
disco) mescolate ad altrettante di qualita` inferiore. Il disco non e`
comunque di facile ascolto se ci si aspetta qualcosa di Death o Thrash
canonico, ma puo` presentare piacevoli sorprese a chi si aspetta
qualcosa di nuovo e innovativo. Le inserzioni tribali sono sempre in
aumento, ma preferisco come verranno realizzate con l'album
successivo, "Roots".
Certo rende un po' tristi pensare che a questo disco si ispireranno
i nu-metallari del futuro (e, secondo il mio parere, si ispireranno non
avendo capito un cazzo di quello che rappresenta questo album).
(gg - Dicembre 2003)
Voto: 8