SEPULTURA
Arise

Etichetta: RoadRunner
Anno: 1991
Durata: 42 min
Genere: thrash/death


"Arise" è il quarto album dei brasiliani Sepultura, ed è stato registrato dalla line-up classica composta da Max Cavalera (chitarra ritmica e voce), Andreas Kisser (chitarra solista), Paulo Jr (basso) ed Igor Cavalera (batteria). Col precedente "Beneath The Remains" i Sepultura si erano fatti conoscere in tutto il mondo come una delle maggiori promesse del metal estremo, e le aspettative per questo album erano molto alte. Il death metal ormai era diventato un genere molto seguito, e stavano uscendo un sacco di lavori interessanti e che sarebbero diventati pietre miliari del genere (tanto per fare due nomi nel 1991 sono usciti "Human" dei DEATH e "Blessed Are The Sick" dei Morbid Angel). Inoltre la RoadRunner considerava i Sepultura come il proprio gruppo di punta, ossia quello su cui puntare maggiormente per la promozione. Con queste premesse il pubblico si aspettava soltanto un capolavoro: stavano uscendo uno dietro l'altro un sacco di album strafighi, ed "Arise" doveva reggere il confronto con queste bombe. Bastava un minimo cedimento ed i Sepultura sarebbero finiti nella polvere.
La RoadRunner voleva il massimo, e difatti mandò i 4 brasiliani a registrare l'album in Florida ai Morrisound Studios, con produttore Scott Burns: l'accoppiata che aveva praticamente dato vita e gloria al death metal americano. Le condizioni di base c'erano tutte, ed i Sepultura non delusero: nonostante l'enorme pressione riuscirono a registrare un album semplicemente spettacolare e che li ha consegnati alla storia del metal come il primo gruppo estremo capace di superare il milione di copie vendute per un album (traguardo impensabile fino a quel momento, e pure per chi è venuto dopo).
Passando alla musica, i Sepultura giocarono sul sicuro: avevano già in mano una formula vincente e collaudata con gli album precedenti, non aveva molto senso stravolgerla. Il loro thrash/death era diretto e potente, con un tiro da paura, proprio l'ideale per raccogliere consensi sia tra i thrasher della prima ora che tra i nuovi adepti del death metal. Serviva però andare un passo avanti, ed è quello che hanno fatto. Le composizioni in questo album sono un po' più lente e ragionate rispetto a quelle di "Beneath The Remains". Resta sempre un album cattivo ed incazzato, ma in maniera più lucida e raffinata. Le canzoni risultano quindi più varie e più scorrevoli allo stesso tempo. I riff sono innumerevoli, ed ogni cambio di tempo è curato e fluido (quello al centro di "Dead Embryonic Cells" è da infarto!). Tutti gli assoli sono precisi, puliti ed ispirati. Il lavoro di Igor alla batteria è semplicemente mostruoso: mena come un fabbro dall'inizio alla fine dell'album, mantenendo una precisione spettacolare e soprattutto una grandissima varietà (basta la sola "Altered State" per chiedersi se si fosse drogato). La voce di Max è un po' meno cupa rispetto al passato, non è cavernosa comeun growl, ma nemmeno una voce aspra oppure pulita come era tipico dei gruppi thrash. Paulo Jr resta sempre nell'ombra col suo lavoro oscuro, anche qui fa un lavoro onesto e nulla più, che però alla fine serve a tenere in piedi la baracca.
Ci sono altri due cambiamenti significativi nello stile del gruppo, soprattutto per quello che faranno in seguito.
Il primo riguarda i testi. Erano partiti scrivendo i soliti testi cruenti e blasfemi, poi con "Beneath The Remains" si erano spostati su tematiche più personali, mentre qui su "Arise" i Sepultura cominciano a trattare temi sociali e di denuncia, un paio di esempi sono "Murder" e "Subtraction". Dalla fantasia ai fatti reali insomma.
Il secondo cambiamento riguarda l'aggiunta di influenze tribali nella loro musica. In questo album sono ancora piccole cose, ma l'intro di "Altered State" può bastare per far intuire quella che sarà la loro evoluzione successiva. In pratica si erano già resi conto di essere tra i maggiori esponenti del metal estremo, ma non gli bastava: volevano farsi portavoce dei disagi dei propri compatrioti brasiliani, e su "Arise" troviamo le prime tracce di questo cambiamento, di questa presa di coscienza.
La produzione dell'album è semplicemente spettacolare! Scott Burns qui è riuscito a fare del suo meglio, quest'album spacca le casse che è un piacere! I suoni sono puliti, cattivi e spaccaossa come non era mai successo in nessun album estremo prima di allora. La confezione è ottima pure questa. Il colore dominante è il marrone, ed in copertina c'è un disegno strafigo di Michael Whelan.
In pratica è un album senza difetti. Anzi, una piccola critica la faccio, e riguarda le ultime due canzoni "Meaningless Movements" ed "Infected Voice". Per me non sono ai livelli delle 7 precedenti, ed è un peccato perché fanno calare un minimo la goduria. Intendiamoci, non fanno schifo, sono molto belle, ma un gradino sotto a quelle prima. Qualcuno (non ricordo più chi fosse) tempo fa mi disse che non c'è da lamentarsi, visto che ogni buon pasto di solito lo si conclude con il caffè e l'amaro... meglio accontentarsi insomma!
Che altro dire? Questo è semplicemente un album strafigo e spettacolare, per me il migliore dei Sepultura assieme a "Schizophrenia" (al quale sono legato per questioni affettive). La gente si aspettava il massimo da quest'album, ed i Sepultura li accontentarono, registrando un album da ascoltare e riascoltare per anni senza stufarsi mai. Lode ai Sepultura quindi!
(teonzo - Agosto 2003)

Voto: 10



Ascoltare questo album e' come venir presi a calci in testa e in pancia da un branco di terminator incazzati neri. Riff che macinano la carne e spaccano le costole, voce possente e spietata, batteria decisa e pesante. "Dead Embryonic Cells" e' una canzone prototipo di quel genere ibrido tra il thrash e il death possente che i Sepultura sapevano realizzare con maestria unica. Dischi cosi' oggigiorno mancano dalla scena, purtroppo... Da ascoltare facendo headbanging dall'inizio alla fine.
(Mork - Settembre 2003)

Voto: 9



Questo e` uno dei miei dischi preferiti dei Sepultura: preciso, incazzato con il mondo, suonato ottimamente... La registrazione e` perfetta e riesce a cogliere tutti i momenti piu` pesanti, piu` rallentati, piu` pestati e piu` spettacolari. E soprattutto Igor... porca vacca quanto mena e soprattutto quanto e` preciso! E` un'uscita che non puo` mancare agli amanti sia del thrash che del death. Punto.
(gg - Dicembre 2003)

Voto: 10