SECRETS OF THE MOON
Antithesis

Etichetta: Lupus Lounge
Anno: 2006
Durata: 58 min
Genere: black metal particolare


L'arrivo del promo di questo CD mi era stato preannunciato da un'e-mail abbastanza particolare. Anzichè esserci scritte le solite frasi del genere "vi abbiamo spedito i seguenti promo ecc.", questa e-mail aveva un tono meno formale ma più diretto. In soldoni, era rivolta personalmente al sottoscritto, ed il mittente mi annunciava l'invio del promo dell'ultimo Secrets Of The Moon, aggiungendoci poi commenti e frasi del tipo "quando l'ascolterai, mi farai sapere". Beh, devo confessarvi che la cosa mi aveva stupito, e mi aveva fatto presagire quanto l'etichetta e la distributrice puntassero e credessero in questo CD.
Bene, ci è voluto un po' di tempo prima che riuscissi a decidermi sul valore di "Antithesis". Il primo ascolto mi aveva affascinato. Un secondo ascolto aveva confermato il mio giudizio. I successivi non l'hanno cambiato di una virgola. Sono pertanto certo di non sbagliare: signore e signori, ci troviamo al cospetto di un gran bell'album! Capolavoro o pietra miliare, credo di no. Ma "Antithesis" non è un disco black comune, come tanti. Così come i Secrets Of The Moon, loro no, non sono mai stati una band come tante. Se un certo modo di intendere il black metal è finito nel dimenticatoio, altri sviluppi sono sempre pronti a portare nuova linfa al genere. E dischi come questo ci fanno capire quanto potenziale ci sia ancora, in questo genere musicale! E sono lieto che questo nuovo decennio stia sfornando gruppi interessantissimi, personali, lontani ancora dalle lusinghe del mercato, ma artisticamente ineccepibili.
Con "Antithesis", i Secrets Of The Moon aggiungono un nuovo tassello ad un discorso iniziato nel 1995. In precedenza, la band tedesca ha pubblicato il demo "Unearthed Arcana", seguito poi da "De Musica Mundana", "Stronghold Of The Inviolables" ed il primo lavoro per la Lupus Lounge, "Carved In Stigmata Wounds".
La copertina del promo è marroncina e misteriosa, decorata semplicemente da un simbolo esoterico al centro (esclusi ovviamente il nome della band ed il titolo dell'album).
L'album è stato registrato allo Studio E, in Germania.
"Nowhere (11.18)" e "Versus" sono due brani ben distinti, ma allo stesso tempo legati fra di loro. Lo stacco tra le due tracce c'è, ma è "occupato" da un rumore di fondo, il classico "rumore bianco" degli amplificatori. C'è inoltre il minutaggio tra parentesi, posto in bella mostra accanto al titolo di "Nowhere", atto a fugare qualsiasi dubbio. La prima traccia altro non è che uno strumentale vigoroso, semplice, non tanto veloce. Il disco entra nel suo vivo soltanto con "Versus". Questa canzone è rabbiosa, non velocissima (nonostante i frequenti blastbeat), sostenuta da un'ottima produzione e da suoni pieni e grintosi. L'esecuzione è molto precisa. La voce del cantante, un tipico screaming black, è carica di odio, e lega ala perfezione con l'arrangiamento. Le sonorità sono piuttosto moderne e la struttura della composizione è complessa, ricca di cambi. I Secrets Of The Moon non pigiano sull'acceleratore tutto il tempo, ma cercano di essere originali (riuscendoci) grazie ai continui cambi di tempo, all'attenzione ai particolari: ecco quindi un succedersi di brevissime battute atmosferiche, una batteria creativa, tanto groove, brevi melodie che spesso si dissolvono in esplosioni di cattiveria. Alcune soluzioni sonore potrebbero ricordare qualcosa degli ultimi Satyricon, o dei Thorns. Da segnalare un buon assolo di chitarra, ben eseguito, cosa che spesso manca nel black.
La canzone seguente si intitola "Ordinance". Le prime battute delicate si infrangono contro un blastbeat devastante. La melodia rimane comunque malinconica, ma attenzione. Malinconia non vuol dire mollezza. I Secrets Of The Moon picchiano veramente, sia che corrano sia che vadano lenti. Si senta ad esempio la potenza schiacciasassi delle parti più cadenzate, o il loro groove irresistibile. "Ordinance" gode di alcune scelte vincenti in sede di composizione, tra le quali un ritornello che entra subito in testa, e che potrebbe diventare uno dei cavalli di battaglia sul palco. La seconda parte della traccia è meno nervosa, ma ha dalla sua un riff maestoso, portato dalla chitarra solista. Alle volte, alcune soluzioni compositive si rivelano piuttosto distanti dal black tradizionale: questo è comunque uno dei punti di forza del gruppo tedesco. Prima del finale c'è una ripresa del ritornello, più i successivi sviluppi. La traccia è chiusa da una coda lenta e melodica, con un'altra buona prova della chitarra solista.
La durata media delle canzoni, esclusi intro ed outro, supera sempre i sette minuti. E' logico quindi che le composizioni siano complesse, e che si riescano ad apprezzare pienamente dopo un po' di ascolti.
Sebbene la tecnica dei Secrets Of The Moon sia apprezzabile, il gruppo non punta mai ai tecnicismi fini a sè stessi. Anzi, nel rispetto delle regole del black, ricerca la semplicità. Ma lo fa con classe. "Confessions" è, come gli altri espisodi di "Antithesis", un esempio di questo. Severo, deciso, è impregnato di negatività. Ecco, è questo che il black metal deve saper esprimere. Moltissimi gruppi di "vero" black metal, quello più ortodosso e dalla mentalità ristretta, non riescono alla fine a comunicare le sensazioni tipiche di questo genere musicale: disagio, astio, atmosfere sinistre, ossessione, malvagità e negatività appunto. I Secrets Of The Moon non sono eccessivamente ossessivi -non per gli standard del genere-, ma comunicano al meglio tutto il resto, pur con suoni pulitissimi ed allontandosi dal black metal vecchio stile (loro stessi amano definirsi semplicemente "extreme metal"). Da segnalare una coda molto intensa, annunciata dal rintocco di una campana: veloce, violenta, distruttiva.
Delle frasi sussurrate introducono "Metamorphoses". E la voce continua a sussurrare, anzichè urlare, sul lento incedere del brano, contraddistinto da riff secchi, spezzati, inframezzati da pause, su una ritmica decisa. Mi ricorda qualcosa dei Mayhem di "Grand Declaration Of War", un album per molti versi sottostimato. La stessa impressione prosegue per tutto il corso del brano, pur mantenendo certe cadenze tipiche della band tedesca. La canzone sembra sempre sul punto di esplodere, di liberarsi in una fuga... spesso però i crescendo vengono abortiti, creando una tensione continua che non trova sfogo. Molto caratteristica, "Metamorphoses" ha un fascino tutto suo grazie alle vocals sussurrate, che la rendono sinistra e misteriosa.
"Ghost" continua sulla falsariga del pezzo precedente, con l'eccezione del sussurro (che però si ripresenterà nel corso di un passaggio particolarmente introspettivo). Rispetto a "Metamorphoses", "Ghost" è in possesso di melodie più tristi, di successioni armoniche angoscianti, sostenute da un ritmo piuttosto contenuto. Certo, l'aggressività non viene meno, ma è in qualche modo smussata dalla natura malinconica delle melodie. Siamo di fronte ad una canzone dai tanti colori, nonostante il songwriting sia coerente ed equilibrato. In essa, il gruppo da prova di grande intelligenza negli arrangiamenti. La sezione finale, all'opposto, è una sfuriata tecnica e rabbiosa, destinata però ad essere presto imbrigliata da una ritmica più moderata. Questa coda è strumentale.
"Seraphim Is Dead" è introdotta da una lunga, scurissima parte strumentale. La melodia, disperata, si sviluppa in un crescendo che sfocia nelle distorsioni degli strumenti. Pausa brevissima, e partenza a mille. La melodia non muta atteggiamento, ma il blastbeat è velocissimo, le vocals idrofobe ed il suono potente come non mai! In questo caso i Secrets Of The Moon danno prova di ottimo equilibrio, dosando con sapienza gli aspetti più comunicativi del loro sound, con una violenza senza compromessi. Compromessi che poi arrivano nei passaggi più, come dire, dark. Sì, nel vero senso della parola. Alcuni passaggi sono veramente dark, o gotici, con chitarre liquide, basso pulsante, e voce sussurrata. Proprio durante una di queste fasi, si fa strada un assolo molto intrigante! L'astio non può però essere contenuto a lungo, e spesso il gruppo si apre a sfuriate spaventose. Alla fin fine, comunque, "Seraphim Is Dead" è la canzone più "gotica" di tutto l'album.
A seguire "Lucifer Speaks". La partenza è lenta, ma potente. L'atmosfera è minacciosa. Sul riffing basilare della chitarra, il cantante pronuncia le parole del testo con un ritmo quasi rituale. Durante il suo sviluppo, "Lucifer Speaks" insiste spesso sulle medesime note, ma si nota la ricerca di variazioni intelligenti. Le parole del titolo vengono declamate con un'insistenza quasi anthemica. Il ritmo rimane pressochè invariato, con il suo incedere maestoso e cadenzato, lungo il corso della composizione. Pur mantenendo una sua magniloquenza, dovuta ai suoni forti e diretti, la traccia assume passo dopo passo connotati sempre più oscuri. E' fantastico ciò che riesce a comunicare ad un amante del black, da provare.
Terminata "Lucifer Speaks", non rimane che lo spazio per "Exit". Pur essendo corta come l'opener, se ne differenzia come carattere e struttura. Non si tratta di un semplice brano di due riff. E' semplicemente uno strumentale, posto a chiusura dell'album. La prima parte è piuttosto nervosa, non veloce, deprimente. La seconda sezione, invece, resta sì deprimente ma scompare qualunque traccia di nervosismo. Non rimane che l'angoscia. Fortunatamente, la traccia riprende carattere e... finisce così! Di colpo, mozzando come una mannaia tutti i cinquantotto minuti di emozioni vissuti finora!
"Antithesis" è un gran bell'album. Non cadrà nel dimenticatoio tanto facilmente, negli anni a seguire. Gli appassionati di black metal lo riterranno un gran bell'album anche in futuro. Questa è la mia impressione. I capolavori, beh, sono rari; i grandi album un po' meno, ma ringraziamo che ogni tanto vengano a portare un po' di aria fresca in certi sgabuzzini a volte troppo obsoleti e polverosi.
Consigliatissimo!
(Hellvis - Settembre 2006)

Voto: 9


Contatti:
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Sito Secrets Of The Moon: http://www.secretsofthemoon.org/

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