SECHT
Secht
Etichetta: Sublife Productions
Anno: 2006
Durata: 37 min
Genere: black metal
Così recita la dichiarazione stampata sul CD: "Secht è un
potente Narcotico e sono stati segnalati svariati effetti collaterali.
Non è consigliato di utilizzare un veicolo motorizzato sotto
l'influenza di Secht. In caso facciate esperienza di altri sintomi di
dubbia natura, consultate il vostro dottore. Secht non è responsabile
di nessuno degli atti da voi provocati. Effetti collaterali possibili:
Depressione - Necrofilia - Allucinazioni - Paranoia - Convulsioni -
Schizofrenia - Omicidio - Bestialità - Stupro - Misantropia - Violenza
Contro Sè Stessi - Nausea - Suicidio".
La copertina di questo album è astratta, in bianco e nero, con il nome
del gruppo riprodotto con un logo simile alla lisca di un pesce, e
stampato più in basso in caratteri gotici. Nel retro della copertina,
appare il ben noto simbolo "TNBM - True Norwegian Black Metal", il cui
significato è però storpiato in un'altra sezione dell'artwork come
"True Narcotic Black Metal".
Il libretto, di due pagine, non contiene testi ma solo le informazioni
relative alla registrazione, e la lista degli artisti che hanno
contribuito alla realizzazione di questo lavoro. C'è anche una lunga
dichiarazione in norvegese.
Questo dunque è "Secht", primo ed unico lavoro del duo norvegese
omonimo. Sotto questo nome, si nascondono due musicisti piuttosto noti:
Vrangsinn (Daniel Vrangsinn) e Dirge Rep (Per Husebø). Vrangsinn è noto
soprattutto per il suo lavoro con i Carpathian Forest, ma anche con gli
Hatepulse, i World Destroyer ed i Neetzach. Dirge Rep ha invece
prestato (o presta ancora) i suoi servigi agli Orcustus, ai 122
Stabwound, e poi ancora Enslaved, Gorgoroth, Gehenna, Aura Noir, Craft
e così via. Ambedue gli artisti hanno collaborato anche con Nattefrost,
ed insieme dirigono un'etichetta musicale chiamata Misantrof
ANTIRecords.
"Secht" è un disco particolare, costituito da un'unica traccia
della durata di poco più di 37 minuti. Alla sua realizzazione hanno
contribuito, con vocalizzi, testi, campionamenti, suoni e così via, un
numero impressionante di artisti. Li elenco nell'ordine riportato nel
libretto: Apollyon (Aura Noir, Dødheimsgard), Dr. Amoque Von Berlevaag
(Aptorian Demon), Gaahl (Gorgoroth, Trelldom, Gaahlskagg), Gidim Xul
(Neetzach), Hoest (Taake), Nag (Tsjuder, Krypt), Nattefrost (Carpathian
Forest), Nocturno Culto (Darkthrone), Nordavind (Carpathian Forest),
Ondkel Dim (Taake), Marius Vold (Thorns, Arcturus). Insomma, tra questi
ospiti troviamo sia nomi storici che nuove leve di indubbio valore: i
gruppi rappresentati esemplificano bene ciò che è stato, è e forse sarà
il black metal norvegese.
Dirge Rep si è occupato delle parti di batteria, delle percussioni e
della voce. Vrangsinn della voce, della chitarra, del basso,
dell'organo e della chitarra acustica.
Ora, visto che è inutile sezionare una singola traccia in più
parti, cercherò di descrivere come sia la musica proposta dai Secht. A
dire il vero, non è che occorra andare alla ricerca di chissà quali
definizioni. I Secht suonano semplicemente black metal. Black metal
ispirato alla tradizione, ed inteso alla maniera norvegese. Nessuna
contraddizione: gli artisti sono realmente norvegesi. Quindi, proprio
per questa sua natura artistica, il disco snocciola tutti i clichè del
genere: chitarre zanzarose, voci digrignate, urla varie, esecuzione
istintiva, qualità di registrazione dignitosa ma non stupefacente, rari
passaggi acustici e deprimenti, riff semplici e diretti, successioni
armoniche a go-go e così via. Il risultato finale è avvincente ed anche
piuttosto vivace, al di là della sua durata. Infatti, nonostante i 37
minuti della composizione, i Secht non annoiano. Anzi, la traccia
insiste particolarmente su ritmiche spedite, che sovente arrivano al
blastbeat. L'album "Secht" scivola via liscio come l'olio, e sembra
durare molto meno del minutaggio segnato dal nostro lettore CD.
Ovviamente, questo disco è stato realizzato con una grande dose di
autoironia. "Secht" è volutamente esagerato, è intenzionalmente
ridicolo sia dal punto di vista grafico che da quello lirico. Si può
anche non conoscere il norvegese, per rendersi conto di quante volte la
parola "Satan" sia ripetuta nel corso della composizione. E' ripetuta in maniera ossessiva, eccessiva, esasperata. "Satansatansatansatansatan..."
e via discorrendo. Solo un blackster illuso potrebbe ritrovare in
questo CD la convinzione tanto inetta quanto seria degli esordi dei
prime-mover del black norvegese. "Secht" è un disco goliardico, che
però rappresenta un capitolo poco noto, ma importante, nella storia del
black del paese scandinavo. Non è un lavoro conosciuto da molti, eppure
mi sembra proprio che gli artisti e gli ospiti abbiano voluto esprimere
un concetto chiaro con esso. Quando un genere musicale raggiunge il suo
apice artistico, è destinato ovviamente a percorrere una parabola
discendente. O detto genere si evolve, allontanandosi sempre di più
dalle sue origini, oppure non può far altro che cristallizzarsi,
diventare l'ombra di sè stesso o volgersi in parodia. Questo, almeno,
in linea generale. Quest'ultimo è proprio il caso di "Secht". Il disco
è una parodia di ciò che il black metal norvegese è stato ed ha
significato. "Secht" porta all'esasperazione il concetto stesso di
black metal norvegese, prendendosi in giro con un utilizzo abnorme di
quelle che, in origine, sono state le sue caratteristiche
imprescindibili. E' anche una raffinata presa in giro di tutti quei
gruppi più o meno recenti, non norvegesi, che da anni non fanno che
proporre e riproporre le idee di alcune band storiche che, nel
frattempo, si sono evolute. Alcuni esempi? Gli Emperor attuali non
suonano affatto come quelli degli esordi. Non ci sono termini di
paragone tra gli Immortal attuali e quelli dei primi anni novanta. Idem
per gli Enslaved, per gli stessi DarkThrone. In compenso, ci sono un
sacco di gruppetti o gruppuscoli che suonano come loro agli esordi. I
pionieri si sono evoluti, gli epigoni si sono invece, per la maggior
parte, o bloccati o involuti. "Secht" è quindi una divertita presa in
giro nei confonti di queste realtà musicali, che hanno mitizzato in
maniera eccessiva la scena black norvegese. Per alcuni di essi, la
Norvegia è diventata più uno stato mentale che un paese europeo. Un
disco come questo vuole riportare tutto alla realtà. Vuole comunicarci
che la Norvegia ha vissuto sì una grande stagione musicale in ambito
black metal, ma che è assurdo guardare solo ed esclusivamente ad essa.
C'è stata un'evoluzione, sono sorti molti altri gruppi. Il pubblico
internazionale ha idealizzato quel black norvegese, forse più per i
fatti di cronaca che per i meriti strettamente musicali. Però quei
gruppi ne hanno fatta di strada nel frattempo, e la scena è mutata, è
maturata e si è diversificata. "Secht" è un disco che riesce a
comunicare tutto questo agli ascoltatori più intelligenti. E'
significativo che ad esso abbiano partecipato vere e proprie icone
quali Nocturno Culto, Apollyon, addirittura dei protagonisti della
preistoria del genere come Marius Vold. Ed è importante che abbiano
contribuito dei portabandiera del genere quali Nattefrost, Nordavind,
Hoest e Gaahl, e anche nuove leve quali Dr.Amoque Von Verlevaag o
altri. "Secht" è il black metal norvegese come la scena internazionale
vuole che sia. Il prodotto finito richiesto da tanti consumatori che
amano la roba prefabbricata, e non sincera.
"Secht", registrato nel 2005 e pubblicato nel 2006, è un disco di
valore e significativo proprio per i motivi sopraelencati. Solo
interpretandolo in quest'ottica, assume la propria importanza. Poi
forse Dirge Rep e Vrangsinn l'hanno realizzato in maniera più
istintiva, senza attribuirgli chissà quale messaggio. Però, alla sua
uscita è stato proprio quello il punto nevralgico che è andato a
colpire.
In conclusione, per tutti i blackster, "Secht" è un disco da avere.
(Hellvis - Marzo 2010)
Voto: 7.5