SEASONS OF THE WOLF
Once In A Blue Moon

Etichetta: Earth Mother Music
Anno: 2007
Durata: 56 min
Genere: heavy metal


I Seasons Of The Wolf sono una strana creatura. Già dalla copertina di questo "Once In A Blue Moon" si capisce di avere a che fare con qualcosa di bizzarro: il logo della band potrebbe tranquillamente appartenere a una band death metal; le silhouette dei licantropi che suonano e cantano tra le fiamme (!!) sono una pacchianata in puro stile anni '80; la donzella in abiti dark che domina la scena riporta alla mente l'estetica gothic... insomma, cosa diavolo suonano i Seasons Of The Wolf?
Schizzati, ironici, classicissimi eppure così personali, questi veterani dell'underground statunitense riescono in un'impresa che non molti sanno portare a termine: la loro musica raccoglie tutta la grande eredità dell'hard rock e dell'heavy metal tradizionale, rimescola le carte con maestria invidiabile e ripropone al pubblico una formula che ricorda una miriade di altri gruppi e che, nonostante questo, resta difficile da definire.
Facciamo qualche esempio. La musica dei Seasons Of The Wolf ha una fortissima componente americana, che si rifà ai Metal Church, soprattutto per le parti vocali, ma anche a tutta la scena epic, Manilla Road e Cirith Ungol su tutti; allo stesso tempo, però, non mancano le influenze provenienti dalla vecchia Europa, come nel caso dei Judas Priest, il cui stile fa capolino molto spesso nei solchi di "Once In A Blue Moon", o qualche passaggio vicino al King Diamond più classico. Altrettanto importante per l'evoluzione dei Seasons Of The Wolf è l'hard rock più cupo degli anni '70, partendo dai Nazareth e passando da Black Sabbath e Blue Oyster Cult. Sono proprio questi, infatti, i gruppi che hanno determinato le atmosfere così oscure, misteriose e orrorifiche che spesso traspaiono nelle note della band statunitense.
I brani contenuti nel CD sono tutti di ottimo livello a spaziano tra diversi stili, dando così dinamismo e freschezza ai 56 minuti di durata. Troviamo canzoni veloci come "Wings Of Doom", "Snaggletooth" e "The Reaper", in cui a farla da padrone sono le ottime trame di chitarra ad opera di Barry Waddell e la possente voce di Wes Waddell, che mi ricorda molto quella di David Wayne; altrettanto validi sono i momenti più lenti e cupi, in cui si fanno sentire addirittura influenze doom, come nel caso dell'ottima "Nikhedonia", oppure in "Behind The Eyes Of Evil".
I Seasons Of The Wolf, però, presentano anche brani più inconsueti, che difficilmente ci aspetteremmo in un CD di questo genere. Potremmo citare "In The Shadows", una sorta di rock blues con chitarre pulite e un ritmo dondolante, una canzone affascinante e ottimamente realizzata che sembra quasi una parentesi, un divertissement voluto da una band che ama uscire dagli schemi. Anche la strumentale "Alien Landscapes" sembra uno strano esperimento: una chitarra solista dal suono sintetico si lancia in un assolo d'atmosfera, mentre le tastiere costruiscono un tappeto ritmico che mi ha ricordato alcuni artisti pop degli anni '80 (giuro, mi sono venuti in mente i Pet Shop Boys!).
Tra i picchi dell'album, comunque, va citata la splendida "Battle Scars", che parte come un'epica cavalcata in pieno stile maideniano, per poi trasformarsi in un pezzo maestoso e possente, impreziosito da uno stacco che potrebbe tranquillamente figurare in un album dei Black Sabbath.
Leggermente meno interessanti, invece, sono gli ultimissimi brani del CD, che non mostrano una vena creativa così spiccata e che, tutto sommato, si elevano solo per il pregevole utilizzo delle tastiere, dosate con intelligenza e impreziosite da una scelta di suoni non convenzionale, come nel caso di "The Edge Of Time", in cui le tastiere simulano il buon vecchio moog, caro al progressive rock.
Con "Once In A Blue Moon", quindi, i Seasons Of The Wolf si dimostrano ancora una volta una band di grande valore, abilissima nel sintetizzare tre decadi di rock duro, senza per questo risultare una copia carbone di questa o quella band. Consigliatissimi.
(Danny Boodman - Ottobre 2007)

Voto: 8


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