SEASONS OF THE WOLF
Lost In Hell
Etichetta: Earth Mother Music
Anno: 1999
Durata: 32 min
Genere: Heavy Rock/Doom/Dark Metal
Secondo album per i Seasons Of The Wolf, band Americana formatasi nel 1988.
Ho avuto l'occasione di ascoltare "Lost In Hell" nel 2000, ed una cosa che mi aveva colpito subito era l'estrema somiglianza con un certo modo di vedere la musica che anche Cirith Ungol e Manilla Road avevano negli anni '80. Tuttavia i SOTW non sono così Epici e solenni come i primi, anche se vicini all'alone oscuro dei secondi, alla fine l'elemento in comune è quel gusto per certe sonorità degli anni '70, abbinate al roccioso Metal dei primi anni '80.
La partenza con "Lost In Hell" è veramente fenomenale, un'esplosione ci prepara ad un veloce riff malvagio e distruttore, per addentrarsi all'improvviso in parti lente ed oscure, condite da un tappeto di tastiere claustrofobico. La voce del cantante Wes Waddell è grandiosa, solenne nelle parti lente e rabbiosa e strozzata nelle parti veloci e thrasheggianti. La successiva "Abandoned City" conferma in pieno tutto ciò con un incedere malevolo e pesante, la voce è un ipotetico connubio fra Mark Shelton dei Manilla Road e Tim Baker dei Cirith Ungol, mentre le parti di chitarra soliste sono decisamente ancorate alle cose più sabbathiane degli anni '70.
Molto spesso l'alone heavy viene stemperato da alcune parti di tastiera come all'inizio di "S.O.S" o in altri brani lungo tutto il disco, più che altro è una questione di abitudine, il tutto è completamente Heavy Metal vecchio stile, ed una volta fatte le orecchie a questo piccolo "inconveniente" (almeno per me...) il tutto scorre liscio come l'olio.
La canzone "Communion" ha molto dei Black Sabbath nella sua cadenza ritmica, condita da una voce veramente "osbourniana" e cupa, mentre su "Interstellar" qualcuno potrebbe storcere il naso, la tastiera è particolarissima nell'intro così come il lavoro di chitarra, una specie di "Santana Heavy Metal"; che il chitarrista Barry Waddell sia influenzato da questo periodo musicale è più che palese, il brano comunque è grandioso anche se per apprezzarlo non basta un unico ascolto.
Gran bella song anche "Witchfinder", dannatamente hard rock ma graffiante e piuttosto malinconica in alcune parti arpeggiate, seguita a ruota dalla rocciosa ed oscura "Voo Doo Master".
Su "Initiation" e su "Vengeance" ci sono invece le parti più cupe ed oscure di tutto il disco, lasciatevi trasportare dall'alone opprimente che trasuda da ogni nota.
L'ultimo brano "One Land One King", incredibile ma vero, è un'autentica canzone di Epic Metal nel più puro stile dei vecchi Rainbow, con tematiche ispirate al ciclo bretone di re Artù, accompagnate da una voce ed una chitarra che non hanno nulla da invidiare ai vecchi Warlord.
"Lost In Hell" è un gran bel disco, forse il migliore dei SOTW, tuttavia per poterne apprezzare tutte le sue caratteristiche c'è bisogno di ripetuti ed attenti ascolti, sia per abituarsi al fascino "inusuale" e controcorrente che per poter assimilare la poliedricità a tratti "d'avanguardia" di ogni singolo brano. Una volta fatto questo vi ritroverete di fronte un disco veramente speciale, credetemi.
(Muad'Dib - Maggio 2003)
Voto: 9
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