SEASONS IN BLACK
Deadtime Stories

Etichetta: Black Attakk
Anno: 2005
Durata: 51 min
Genere: death/gothic melodico


Non ho trovato molte notizie biografiche relative a questi Seasons In Black. Il loro sito internet è ancora incompleto, e molte pagine sono in costruzione. Navigando qua e là, comunque, ho potuto stabilire che il gruppo si sia formato nel 1996 e che abbia dato alle stampe un EP prima ed uno split poi. La formazione è stata più volte rimaneggiata: attualmente, i membri del gruppo rispondono ai nomi di Luck, Rich, Dani, Korn e PSYCH. Non chiedetemi di abbinare degli strumenti a questi musicisti: sono totalmente privo di informazioni in tal senso.
"Deadtime Stories", pubblicato dall'intraprendente etichetta tedesca Black Attakk, è il primo full-length dei Seasons In Black. In copertina, illuminata da una soffusa luce arancione, si vede una coppia di sposi. Lui barbuto e con i capelli lunghi, lei indossa una maschera antigas.
Passiamo subito al commento dell'album. Il CD è aperto da un'introduzione che simula la ricerca di una frequenza radiofonica. Tra il rumore bianco, si sentono stralci delle "Quattro Stagioni" di Vivaldi, fino a quando la frequenza si ferma su "O Fortuna Velut Luna", il brano più famoso dei "Carmina Burana" di Orff. Dunque, ma è possibile mai che la musica sinfonica contemplata dai metallari sia sempre la stessa? Pare che Orff sia un genio assoluto della musica, e che oltre Vivaldi, Mozart e pochi altri, non ne esistano altri rappresentati di questa musica volgarmente definita classica! Un po' più di apertura mentale non guasterebbe...
Comunque sia, i Seasons In Black piazzano un bel colpo con la traccia di apertura "End After, There's Not Nothing". Si tratta di un ottimo esempio di death metal melodico non troppo veloce e cadenzato. La ritmica è molto precisa, sia per quanto riguarda il lavoro di basso e batteria, sia per quanto concerne le chitarre. La melodia sfiora spesso i cliché del genere, ma se ne allontana ogni qual volta punti sul riff d'effetto, sulle pause, sui passaggi "catchy". La voce è profonda, ed è ben inserita in un contesto musicale che contempla anche effetti sonori orrorifici. Grinta e cattiveria sono molto presenti, ma vengono messe al servizio dell'atmosfera.
"Hiroshima Sun" è un brano relativamente commerciale, sulla scia dei Crematory di "Illusions": voce in growling su accompagnamento tranquillo, sovrastato da melodie semplici di tastiera. Molto derivativa, è a mio avviso troppo scontata. Alcuni potrebbero apprezzarne però l'immediatezza pop.
"Borderline My Sunshine" è simile alla precedente, un po' più vitale. Non so perché spesso, nel death melodico (qualunque sia la sua derivazione) si tenda sempre ad utilizzare melodie così simili fra loro. Questo dimostra quanto sia difficile comporre melodie veramente buone, a tutta risposta dei denigratori del pop. Trovare una melodia originale è ancora più difficile che scrivere una canzone intricata, piena di passaggi difficoltosi. Purtroppo i Seasons In Black ripetono i medesimi errori di troppi gruppi death melodici
Già migliore è la seguente "Sweet Armageddon", se non altro perché la band ritorna a farsi grintosa. Peccato per le cadute di tono nei momenti melodici, dove il gruppo sembra ripetere all'infinito non soltanto gli stilemi del genere, ma anche sé stesso. Lo risolleva la struttura più propriamente death e creativa. I Seasons In Black danno il loro meglio quando si fanno più cattivi, non quando cercano di creare atmosfere.
Dopo la poco interessante "Look Toward The Sky" e l'insulso intermezzo "Happy Doomsday To You" (sulla melodia di "Tanti Auguri A Te"), il gruppo ritorna a farsi commerciale con "Pain Is Truth". Si tratta di un brano valido, che unisce bene gli elementi gothic a quelli death melodici. La traccia sa di già sentito, però tiene abbastanza a bada i soliti Crematory. Le influenze di altre band gotiche sono presenti, però non disturbano più di tanto. Notevole l'assolo di chitarra, sulla ritmica tirata: un piccolo spunto di qualità!
"Hello Hallowed Hell" si mantiene su livelli accettabili, grazie all'utilizzo delle pause, così frequente nei Seasons In Black. La seconda parte è più intrigante e cattiva.
"Bloody Tears" è uno dei nuovi cavalli di battaglia del gruppo, con tanto di voce femminile ospite. Rispetto a molte canzoni precedenti, stimola maggiormente l'ascoltatore sebbene anch'essi non sia esente dai vari cliché. Semplice e diretta, entra subito in testa. La melodia è abbastanza severa, quasi eroica.
"Chroming Rain" è una traccia oscura, lenta ed espressiva. L'animo più doomegiante del quintetto esce allo scoperto! Canzone e disco si concludono sulle note della ninna nanna di Brahms, intitolata per l'occasione "Gotten".
C'è ancora spazio per tre bonus-track: la prima, registrata dal vivo, si intitola "Redoomed-Redress". Carina, gode di un'ottima risoluzione!
La seconda è un remix di "Hiroshima Sun", secondo me più bello dell'originale. La voce del cantante è profonda e melodica. Certe scelte nell'arrangiamento potrebbero ricordare, a tratti, Fatboy Slim.
Infine vi è un altro remix: la versione dark di "Bloody Tears", cantata nuovamente con voce bassa e pulita.
"Deadtime Stories" è un disco onesto, ma nulla più. Indicato per le anime oscure, o per chi ami il death metal più melodico e malinconico, soffre purtroppo di una scarsa inventiva. I musicisti sono comunque molto professionali, e non si registrano grosse sbavature.
(Hellvis - Marzo 2006)

Voto: 6.5


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