SCALD
Headworm

Etichetta: Vermitronic
Anno: 2003
Durata: 60 min
Genere: post-grind


Roba grossa, questi Scald! Un bel discone massiccio di quelli che potrebbero benissimo essere esciti per qualche etichetta enorme tipo la Earache (come? adesso producono roba da mtv?! no, non ci credo!!...). Anzi, adesso controllo chi li ha prodotti! La Vermitronic.
Però, curioso, come il nome dell'etichetta calzi a pennello col titolo dell'album, "Headworm"... Chissà chi sono... Ah, è la loro prima produzione, però! Che culo, un'etichetta che come esordio pubblica un album del genere. Ah. E' l'etichetta di proprietà degli Scald. Praticamente un'autoproduzione. Cioè?! Nessuno ha avuto il fegato di accaparrarseli e produrgli un album?!?! Che mondo!!!...
Vabbè, parliamone.
Gli Scald provengono da Belfast, Ulster, Irlanda. Sono un trio con un passato radicato nella più virulenta scena grind/crust-core, di quello più disperato, più da autoflagellazione che da slogan. E dopo essersi fatti notare in giro per il mondo con qualche buon demo, hanno raggiunto il traguardo di questo album, scandalosamente autoprodotto. Il grindcore è un fantasma del passato, tantomeno il crust, per cui possiamo etichettare quest'album come 'post-grind'... Post che? Post crollo di ogni speranza e di ogni voglia di vivere, mi verrebbe da dire, tanto è grigio questo album. A prima vista potrebbe sembrare un disco di doom apocalittico tipo Winter (o Neurosis, perché no?!), o di sludge-core à la EyeHateGod, ma secondo me la ricetta è un'altra.
Prendete i Voivod di "Nothingface" e metteteli da parte. Sminuzzate "Lo Flux Tube" degli Old e passatelo attraverso un filtro a base di Nuclear Death. Prendete un mattarello e allargate la sostanza prodotta fino a raggiungere le dimensioni dei Lemming Project. Versate il tutto sopra i Voivod di cui sopra, ed ecco preparato un ottimo Scald!
Miscela davvero ottima, ma non mi si venga a dire, come ho letto nella bio ed altrove, che è 'nouvelle cuisine'! Chi li definisce 'unici' o 'roba mai vista prima', dovrebbe farsi un bell'antipasto a base dei singoli ingredienti succitati e, siccome, come mi faceva notare un mio amico in compagnia del quale mi sono ascoltato questo disco per la prima volta, la memoria storica tende ad assottigliarsi sempre più rapidamente, lo ripeto ad alta voce: Voivod!! Old!! Nuclear Death!! Lemming Project!!
Sulla qualità di questo disco è inutile stare a discutere, e tantomeno mettermi ad analizzare il tutto brano per brano, dato che abbiamo a che fare con un MURO, che va affrontato con la sua interezza, compresa la calce tra i mattoni, raffigurata da tutt'altro che rassicuranti intermezzi strumentali, apparentemente meno aggressivi. "Headworm" non è un disco per tutti, ed a qualcuno potrebbe venir voglia di aggirarlo, questo muro. Come vuole. Per tutti gli altri, mi rendo un po' meno sibillino, abbiamo a che fare con melodie voivodiane dilatate e slabbrate, distorsioni e dissonanze à la Nuclear Death, vocalizzi à la Old che recitano testi incredibilmente depressi e rassegnati, ed atmosfere cupissime à la Lemming Project (basta, lo prometto, non li ripeto più, questi nomi!). Esecuzione e registrazione sono all'altezza e sembrano rendere giustizia a questo monolite, così come la veste grafica, decisamente professionale e di tutto rispetto, ad opera di Unhinged (sigla dietro la quale si cela il batterista Paul McCarroll), responsabile anche della parte 'enhanced-CD' dell'opera. Un lavoro di arte digitale cyber-decadente post-gigeriana alquanto interessante: non sarà un capolavoro assoluto, ma intanto mi sono cambiato lo sfondo del desktop del mio PC!
Non è un capolavoro assoluto neanche il disco, ma di album solidi come questo ne escono davvero pochi!
(MoonFish - Maggio 2004)

Voto: 9


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