SCALD
Fluke
Etichetta: Midhir Records
Anno: 2007
Durata: 43 min
Genere: grind/hardcore + industrial/ambient
Sono passati molti anni da quando Shapeless Zine ha trattato per la
prima volta degli Scald. La recensione in questione è quella dell'album
"Headworm", l'esordio su full-length autoprodotto del gruppo, datato
2004. L'autore di tale recensione, il nostro rimpianto Moonfish, ne
diede una descrizione entusiasta, elogiandone la solidità, così come la
personalità del gruppo. In seguito, le strade di Shapeless e degli
Scald si sono divise, proprio quando la band nordirlandese ha firmato
un contratto con l'etichetta italiana Code666. "Vermiculatus", il CD
del 2006, si è rivelato un lavoro coraggioso, molto distante da quanto
gli Scald avevano fatto in "Headworm" e nei demo precedenti. In
pratica, "Vermiculatus" è composto da un'unica traccia strumentale di
quarantasette minuti e mezzo, nella cui prima parte i musicisti
propongono tutta una serie di passaggi che non vengono mai ripetuti,
mentre la seconda parte consiste nella ricostruzione ambient della
prima. Per quel CD, è stato girato anche un video, non promozionale, ma
parte integrante del lavoro così come l'artwork. "Vermiculatus" è
risultato un lavoro estermamente complesso e difficile, ancora più
estremo rispetto all'esordio "Headworm".
"Fluke" è il nuovo disco del gruppo, che ora consiste in Pete
Dempsey (voce, basso), Mick Tierney (chitarra) e Paul McCarrol
(batteria). Pubblicato per la Midhir Records, rivede gli Scald alla
prova con canzoni dal minutaggio limitato, ad esclusione dell'ultima
traccia.
La copertina è molto oscura, con un Cristo crocifisso in primo piano e
degli alberi sullo sfondo. La copertina, priva di titolo e nome del
gruppo, è giocata più sull'ombra che sulla luce. Il libretto, di due
pagine, è essenziale e include solo qualche piccola nota. Assieme al
CD, è presente anche un'ostia con il logo degli Scald timbrato sopra.
Si inizia con "Larva": si tratta di una canzone molto aggressiva,
anche se non eccessivamente veloce. L'elemento hardcore è molto
evidente, più che in passato. L'esecuzione è istintiva; la qualità di
registrazione buona. L'esecuzione è serrata, e la voce di Pete alterna
strilli acuti ed isterici, a vocalizzi più bassi e sgraziati. C'è poco
di sperimentale in "Larva", che in fin dei conti risulta tradizionale e
priva di sorprese. Hardcore sì, più spunti grindcore e nichilismo
crust. Riffoni pesanti e ritmica agile. Un brano nella norma, senza
dissonanze, che non sembra nemmeno essere stato partorito dalla mente
degli Scald.
In "Cocoon" ritornano le dissonanze, create dal chitarrista Mike
con criterio. Il basso di Pete è irrefrenabile, la batteria di Paul è
un martello. Gli Scald si esprimono, in questa occasione, in un
linguaggio più propriamente grind, sebbene la ritmica non sia
costantemente ai mille all'ora. La cosa è però evidente dall'attitudine
dei musicisti, e da tanti altri piccoli particolari. La canzone sembra
prediligere la pesantezza ritmica, in alcuni frangenti, ma è sempre
pronta a pigiare sull'acceleratore. Devastanti, mi ricordano una
versione più tecnica dei Man Is The Bastard degli esordi. Complessi e
violenti, davvero bravi.
"Lumbricoid" è il terzo brano in scaletta, e il titolo ripropone
l'ossessione del gruppo per vermi e animali simili. Se tenete conto che
gli album precedenti si sono intitolati "Headworm" e "Vermiculatus", e
che l'etichetta di proprietà dei musicisti si chiama Vermitronic
Systems, qualcosa significherà, no? La traccia ha un inizio severo,
molto metal tra l'altro, quand'ecco ripartire l'ennesima cavalcata
grindcore. L'elemento punk/hardcore è sempre presente, ma le componenti
metal sono innegabili. "Lumbricoid" è più vicina, come spirito, a
"Larva" che a "Cocoon". Le complessità sono ridotte all'osso, e qui
distinguiamo benissimo strofa e ritornello, almeno fino al
rallentamento doom attorno ai due minuti, dove ripartono le dissonanze.
Il suono del gruppo è davvero inglese, se mi consentite questa
considerazione. Quando gli Scald suonano in questa maniera, sono
decisamente accostabili.
"Trematoid" è un'altra cavalcata, dal ritmo più moderato,
contraddistinta dalla solita duttilità vocale di Pete. Anche in questo
caso la struttura della canzone è semplice, con le radici punk/hardcore
in bella evidenza. L'atteggiamento cerebrale delle uscite precedenti
sembra dimenticato tutto d'un tratto, lasciando interdetti gli
appassionati di questo gruppo. La tecnica è sempre buona, ma l'istinto
ha priorità su tutto.
Una nota: a parte l'ultima traccia, tutte le altre hanno durate inferiori ai cinque minuti e mezzo.
"Helminth" è una composizione d'impatto, suonata con grinta e
capace di prendere al primo impatto. Ma sapete chi mi ha ricordato? Mi
ha ricordato i Venom, ed ammetto che il nome di questo gruppo ha
continuato a ronzarmi in testa per un po'! Una versione estremamente
più tecnica, ma molto tende a ricordarmi quel gruppo: i ritornelli, ma
anche lo stile vocale di Pete, a volte. Questa canzone è
tendenzialmente più metal delle precedenti.
Ecco ora "Passera", il cui titolo potrebbe far sorridere noi italiani!
E forse la cosa è voluta... Si tratta di un brano di venticinque minuti
e mezzo! Però! E' un lunghissimo episodio ambient, ricco di passaggi
più vicini vuoi all'industrial, vuoi al rumore puro. E' costituito da
campionamenti, nastri trattati, passaggi narrati (in italiano, e molto
antiecclesiastici!). Insomma, "Passera" è quanto ti più distante si
possa immaginare dalla prima parte del CD.
Considerazioni? Beh, "Fluke" mi ha lasciato interdetto, e il
motivo principale è uno solo: non sono risucito a trovarlo così
interessante. Qualche passaggio in "Cocoon" potrebbe intrigare più di
altri, ma le restanti canzoni (escludendo quindi "Passera") sono molto
semplici, lineari, ben fatte ma nulla di speciale.
Dando un'occhiata al sito del gruppo, è facile notare come la band
fosse ben consapevole dei cambiamenti stilistici. Probabilmente è stata
una reazione all'eccessivo intellettualismo di "Vermiculatus", o anche
il bisogno di creare un qualcosa di maggiormente riproducibile in sede
di concerto. Non so... So solo che questo CD, diviso in due parti nette
(quella grind/hardcore e quella ambient) alla fine è un po' insipido,
perchè comunica un senso di incompiutezza. La parte strumentale ricopre
meno della metà del CD, e un po' mi spiace perchè sarebbe stato bello
giudicare gli Scald su una più lunga durata. Così non è stato, amen.
"The Fluke" è comunque un nuovo tassello, utile ad aggiungere nuovi
ingredienti sul piatto degli Scald. Non mi ha fatto impazzire, però con
questo non voglio sminuire il talento dei musicisti.
(Hellvis - Marzo 2008)
Voto: 6.5
Contatti:
Mail Scald: etepdissonus@btinternet.com
Sito Scald: http://www.scald.me.uk/
Sito Midhir Records: http://www.midhirrecords.com/