SANVOISEN
Soul Season

Etichetta: Noise
Anno: 1997
Durata: 40 min
Genere: metal melodico


Tre anni dopo lo splendido esordio intitolato "Exotic Ways" (vedi recensione su queste stesse pagine) i Sanvoisen ci riprovarono con questo "Soul Season". La formazione era sempre composta da Vangelis Marans alla voce, Angel Schonbrunn e Hendrik Bottcher alle chitarre, Horst Gamo Andree al basso e Ulf S. Gokeler alla batteria, con la partecipazione dell'ospite Oli Bauer alle tastiere (nel disco precedente se ne era occupato il produttore Luke Herzog).
La produzione è affidata al noto Tommy Newton, e la copertina mi ricorda un po' quella del live degli U.F.O., tante facce sovrapposte a bocca aperta (anche se qui mancano gli occhi...).
Ma veniamo alla musica, dicendo subito che poco è cambiato dal passato. La qualità è rimasta altissima e l'heavy metal melodico dei Sanvoisen, ricco di riferimenti hard rock e leggere sfumature prog, rende sempre alla grande. Rispetto all'esordio manca ovviamente il fattore sorpresa, anche se l'amalgama tra gli strumenti è probabilmente superiore in questa occasione.
Se proprio vogliamo trovare un nome di riferimento diciamo Queenryche, ma prendete il paragone alla larga... come ho avuto modo di dire nella recensione di "Exotic ays" i tedeschi erano un gruppo influenzato sicuramente dalla band di Seattle e dal cosiddetto techno metal, ma riuscivano a dare un taglio personale alle loro composizioni.
Spetta al riff cadenzato e martellante di "Spirits" - che ricorda curiosamente quello di "Set The World On Fire" degli Annihilator - il compito di aprire il disco. Il brano poi percorre ovviamente altre strade, con il solito cantato magnetico di Vangelis a domare un ritornello di sapore hard rock. Molto bello l'alleggerimento in occasione dei soli prima della ripetizione del chorus. Poco più di tre minuti per una perfetta canzone di apertura perfetta... e pensare che qualcuno li definiva prog metal (sic!). Con "Mindwars" i ritmi si alzano, l'inizio è potentissimo, la strofa gioca su rivolti molto azzeccati, la parte strumentale è di prim'ordine... splendidi Sanvoisen!
Il disco prosegue sempre su livelli alti fino alla grande "Somebody's Stolen My Name" che chiude il disco come meglio non si potrebbe. Un disco fatto di belle canzoni come "Behind My Dreams" o "The difference" e di tantissime idee e trovate sparse qua e là, distillate con grande gusto e senso della misura. La produzione di Newton esalta le capacità di tutti i musicisti, le chitarre sono aggressive e cristalline a seconda delle necessità, il basso ha i suoi spazi e... Maranis è Maranis. Uno dei più grandi talenti della scorsa decade - in quest'ambito musicale - che purtroppo non ha lasciato troppe testimonianze (dovrebbe aver lavorato come produttore nel suo studio ed aver inciso un disco per due chitarre acustiche, quindi è anche chitarrista).

Dei Sanvoisen oggi ci rimane solo il ricordo e due CD passati più o meno come meteore. "Soul Season" fu fortunatamente accolto piuttosto bene dalla critica ma sono pochi quelli che oggi si ricordano di loro. Finiti nel calderone prog metal più per incompetenza dei recensori che per effettive affinità con il genere i nostri, come detto in apertura e nella recensione del disco precedente, suonavano un particolare mix di Queensryche/techno metal, power metal, hard rock americano con certa propensione alla ricerca dell'accordo/idea particolare... il tutto condito con arrangiamenti molto curati ed elaborati, ma mai ridondanti. Fondamentalmente suonavano comunque canzoni, belle canzoni. Nove in questo caso, per "soli" quaranta minuti di durata ...

Se non li conoscete e vi piacciono gruppi Poverty's No Crime, Conception, primi Lion's Share o Mind Odissey di Smolski andate sul sicuro.
Melodici ma non smielati, semplici ma mai banali i Sanvoisen per quanto mi riguarda sono stati uno dei migliori gruppi - minori - degli anni novanta.
(Linho - Gennaio 2009)

Voto: 9