SAMMATH
Dodengang

Etichetta: Folter Records
Anno: 2006
Durata: 45 min
Genere: black metal


Innanzitutto mi scuso con la Folter Records per il forte ritardo con cui Shapeless Zine sta recensendo le sue pubblicazioni. Purtroppo il pacco promozionale era stato spedito al vecchio indirizzo della zine, quello del Teonzo, e tra una cosa e l'altra, sono passati mesi prima che i promo della Folter finissero nelle mani di qualche recensore. Comunque ora ci siamo, ed eccomi qui a recensire l'album "Dodengang" di Sammath.
Qualche notizia su questa realtà musicale. Sammath è la band di Jan Kruitwagen, un giovane europeo cresciuto in Australia. Dopo aver pubblicato il demo "Visions Upon Winterlands" nel 1995, l'artista ha fatto sentire la propria presenza nell'underground anche come giornalista, per approdare poi al secondo demo nel 1996. Tale demo è intitolato "Zwaarbroeders Bij De Bergengte". L'anno dopo è stata la volta del promo "De Ruïnes Fluisteren", che gli ha fatto guadagnare il contratto con la Folter Records. Il primo frutto di questa collaborazione è stato l'album "Strijd". Nel corso degli anni, Sammath ha evoluto la propria musica e Jan è stato coadiuvato da più musicisti, a causa della cronica instabilità della line-up.
Nel 2002 è stata la volta dell'album "Verwoesting/Devastation", che ha permesso al gruppo di farsi conoscere meglio e di suonare importanti date dal vivo.
"Dodengand" è il nuovo parto della mente di Jan, aiutato dal batterista Koos Bos. Di tutti gli altri strumenti, più le vocals, si occupa Jan stesso.
La copertina è piuttosto banale: quattro teschi sullo sfondo, con sovrimpressa l'immagine di un carroarmato. Bianco e nero, logo arzigogolato, e titolo in caratteri gotici. Ancora prima di inserire il CD nel lettore, l'ascoltatore può già intuire il genere proposto dai Sammath. "Dodengang" è un album classicamente black. Black metal alla vecchia maniera, ma del tipo più brutale ed intransigente. I Sammath non cercano facili consensi, ma si rivolgono alla frangia più oltranzista del black, ai nostalgici degli incendiari primi anni novanta, a chi nella musica cerchi sensazioni sinistre e gelo. "Dodengand" è un album molto ostile, negativo, intransigente nel suo testardo rifiuto di qualunque forma di evoluzione.
Già nelle prime canzoni, è facile sintetizzare le coordinate sonore di questo progetto. L'inizio malato di "Ravager" (che segue la breve introduzione "To Hell"), si segnala per il felice connubio tra la successione armonica in sottofondo ed il riff originale della chitarra in primo piano. Sopra, la voce berciante di Jan, spesso doppiata da un gutturale profondo. I suoni sono gelidi, e gli strumenti si sentono tutti. Peccato che questa nitidezza sonora metta in luce anche i limiti esecutivi del gruppo. Koos Bos non è certo un gran batterista, visto che spesso perde il ritmo. Ed anche Jan non brilla in quanto a tecnica. OK, nel black tutto questo non è necessario, però in alcuni casi la cosa si fa così accentuata che un po' disturba. Ah, sono frequenti i richiami involontari ai Dark Funeral.
La title-track utilizza la stessa combinazione di chitarra solista in riff, e successioni armoniche in sottofondo. Le melodie sono molto malinconiche. Come nel brano precedente, il ritmo accelera e decelera. E dall'ascolto di queste due tracce, risulta subito eviente come i Sammath diano il meglio nei tempi più lenti, rispetto a quelli più veloci. Quando partono in blastbeat, ecco far capolino i Dark Funeral con tanto di benservito all'originalità. Nei momenti più cadenzati, i Sammath riescono a risvegliare l'interesse dell'ascoltatore. Una pausa spezza la prevedibilità del brano, durante la quale si sentono rumori di guerra, ascoltati dalla prospettiva di qualcuno che si nasconda. A seguire parte un bel riff di due chitarre, e la canzone riprende il suo corso. Marziale, a volte, ed evocativa, mette in luce un buon potenziale. Peccato che i suoni, così secchi, e l'imprecisione esecutiva tendano spesso a penalizzare una musica che, se fosse stata realizzata meglio, avrebbe sicuramente reso di più.
Ecco, ho descritto alla bene e meglio questi due brani. E potreste smettere di leggere qui la recensioni, perchè in fondo i Sammath ripropongono le medesime idee lungo tutti i quarantacinque minuti di questo CD. La cosa non dev'essere considerata un giudizio denigratorio, perchè Jan ha un buon gusto nel comporre riff black. Però è anche vero che il suo stile è così coerente e coeso da lasciare poco spazio alla sorpresa. Si passa dall'assalto cieco di "Ashes To Ashes" (forse il brano meno significativo del CD), al riff torturato ed al ritmo generalmente lento di "Imminence War Death". Oppure dall'eroismo severo di "Staingrad" alla gemella di "Ravager", intitolata "Oblivion". E in chiusura "Merciless", che mette il cappello ad un album sincero ma troppo simile a sè stesso.
"Dodengang" è un disco sufficiente, secondo i canoni del black metal ortodosso, perchè comunque i riff sono validi e perchè è in grado di comunicare emozioni ai cuori più neri. Avrebbe però potuto essere realizzato meglio, sia come esecuzione che come registrazione. Sebbene i suoni siano potenti, mancano di profondità e risultano poco convincenti.
Quindi una sufficienza che i Sammath strappano per i capelli. E' importante che in futuro curino di più la qualità di registrazione, o per lo meno che eseguano più correttamente le proprie composizioni. Voi lo sapete, io ascolto di tutto, ma in questo caso le pecche sono molto evidenti e disturbano parecchio. Se la registrazione fosse stata casereccia, tipo demo degli anni '80 o alla vecchi DarkThrone, probabilmente i limiti sarebbero stati meno palesi.
Il lavoro da fare non è molto: basta un pizzico di impegno in più!
(Hellvis - Marzo 2007)

Voto: 6


Contatti:
Jan Kruitwagen
Zevenaarer Str. 108
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GERMANY
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Sito Sammath: http://www.sammath.nl/

Sito Folter Records: http://www.folter666.de/