SALEM
Collective Demise

Etichetta: System Shock
Anno: 2002
Durata: 48 min
Genere: death metal


I Salem sono una delle band chiave della scena metal israeliana. Per quanto occidentale nella sua mentalità, Israele è sempre stato un paese piuttosto scettico nei confronti del rock. Figurarsi di una sua estremizzazione quale il metal! Senza la lunga gavetta dei Salem, la cui formazione risale al 1985, probabilmente il metal sarebbe rimasto un fenomeno marginale, suonato da pochi ragazzi nelle cantine e nei garage. Band quali gli Orphaned Land, i Melechesh e gli Arallu sono ormai ben conosciute nel circuito internazionale. Merito loro, ovviamente, ma anche del lavoro pionieristico svolto dai Salem. Coraggio e coerenza sono i pregi principali di questa band, fiera della propria identità nazionale ma legata da un vincolo indissolubile alla musica europea e americana.
Il curriculum della band è invidiabile. Date ed eventi possono dare l'idea dell'importanza storica dei Salem. Dall'anno della loro formazione al 1990 la band ha goduto di un buon successo underground, grazie al gran numero di concerti e a tre demo: "Salem" del 1986, "Destruction Till Death" del 1987 e "Millions Slaughtered Live" del 1990. Quest'ultimo lavoro ha convinto l'etichetta tedesca Morbid Records a mettere sotto contratto la band. "Creating Our Sins" (1992) e "Kaddish" (1994) hanno accresciuto la fama dei Salem in occidente. I due album hanno venduto più di 40.000 copie, grazie alle eccellenti recensioni apparse su famosi giornali di settore. Grande importanza hanno anche avuto i video apparsi nella trasmissione di MTV Headbanger's Ball.
L'utilizzo di una canzone popolare, associata all'olocausto, nell'album "Kaddish" ha dato vita ad un piccolo scandalo in Israele. Addirittura il parlamento si è ritrovato a discutere sull'opportunità o meno di mescolare certe tematiche col metal. Fortunatamente il buon senso ha avuto ragione, garantendo la libertà d'espressione... e una buona pubblicità al metal sui media nazionali!
Altro fatto di cronaca legato alla band, di ben più grave entità, è stato il ricevimento da parte del cantante di un pacco bomba proveniente dalla Norvegia. Il motivo di questo attentato è la chiara posizione anti-nazista e anti-bellica dei testi.
Non più sconosciuti, per l'album del 1998 "A Moment Of Silence" i Salem hanno potuto godere dei servigi di Colin Richardson (Fear Factory, Machine Head) come produttore.
Oltre alla pubblicazione di buoni CD, i Salem hanno tenuto una mole impressionante di concerti in patria e all'estero. Hanno condiviso il palco, tra gli altri, con Megadeth, Entombed, Rotting Christ, Cancer, ecc.
Nel 2001 la band ha firmato un contratto per tre album con la KMG / System Shock. "Collective Demise" è il primo frutto di questa collaborazione.
La formazione dei Salem in "Collective Demise" è la seguente: Ze'ev Tananboim alla voce, Lior Mizrahi alla chitarra, Michael Goldstein al basso e Nir Nakav alla batteria. La cantante Kristin E. Wallace collabora con la band in alcuni brani. E' importante specificare che, dal vivo, i Salem vengono aiutati da un secondo chitarrista, tale Nir Gutraiman.
La qualità di registrazione del CD è ottima, ben pompata e nitida. Il libretto è di sedici pagine, decorato da immagini macabre.
La canzone di apertura si intitola "Broken Yet United". Inno di forte attaccamento al proprio orgoglio nazionale, è caratterizzato da una tensione palpabile. E' un brano death metal piuttosto classico con parecchi spunti melodici. La voce di Ze'ev è strillata, alta e molto potente. L'esecuzione è precisa. Da sottolineare l'utilizzo di diverse percussioni come supporto alla base ritmica.
"Coming End Of Reason" è giocata su un abile contrapposizione tra le urla di Ze'ev e la spiccata melodicità della cantante ospite Kristin. Proprio le vocals femminili donano alla canzone inedite tinte gothic. L'effetto complessivo è molto suggestivo!
"Slave" è freddissima e carica d'ira. Diversissima dalle altre, mi riporta in mente band quali i Cadaver. Nella parte centrale si sentono, di sottofondo, strumenti a percussione afro-cubani. Il death metal dei Salem, come ho già scritto in precedenza, è principalmente di stampo europeo e americano. L'intermezzo successivo a "Slave" è invece un brano acustico di chiara origine orientale, tanto più che il ritmo è sostenuto dallo strumento a percussione arabo darbuka.
"Act Of War" ripropone la band nella sua veste più abituale. Il suono è caldo, corposo. La traccia non è velocissima ma è aggressiva. Molto belle le parti cantate da Kristin: grazie alle sovraincisioni crea effetti spiazzanti ed originali. Il testo è antimilitarista come al solito: fatto naturale per chi vive in un paese che non ha mai conosciuto la pace.
Il suono di una sirena introduce la title-track. Brano violento, è un solido e fresco esempio di death tradizionale. E' una canzone di fratellanza. Una sorta di meditazione su chi si ritrova dei nemici sin dalla nascita, per il solo fattore di appartenere ad una nazione diversa.
Di stampo più svedese è la traccia successiva: "Dead Eyes". La melodia è molto spiccata, salvo nei momenti più concitati. Anche qui vengono utilizzate percussioni a rendere più ricco l'accompagnamento.
"Feed On Your Grief" non è troppo veloce ma procede con una minacciosità implacabile. I riff di apertura sono arabeggianti; le urla del cantante vengono addolcite dalla voce femminile. L'esecuzione dei Salem è rigorosa e controllata.
Più movimentata è la successiva "Decadence In Solitude". Notevole, giocata su pause e stacchi, può ricordare gli At The Gates dei primi lavori. Parecchi cambi di ritmo ed pesanti note deflagranti rendono questa canzone veramente interessante. Ze'ev si esibisce anche in qualche gutturale. Ottima prova di Nir alla batteria.
"Recall" rinfresca il suono classico con le tastiere. La creatività di Lior alla chitarra è impressionante. Non è un iper-tecnico ma è in grado di creare sempre nuovi riff gustosissimi. Questa traccia racchiude in sé le caratteristiche della musica dei Salem. Se foste curiosi di ascoltare un mp3, scaricate "Recall".
Introdotta da una trombettina chiamata shofar, la successiva "Al Taster" è un brano popolare ebreo. Il testo è in ebraico ed è tratto dai salmi. A parte l'intermezzo sopra citato, questo è il momento più etnico dell'intero CD. Il disco si conclude con l'ottima, vigorosa "Inhuman Greed". Il suo suono corposo e la ritmica avvincente non possono lasciare indifferenti.
"Collective Demise" è un buon CD, professionale e ricco di interesse. Certo, da una band così esperta si potrebbe pretendere qualcosa di più. In effetti, non suonano né peggio né meglio di tanti altri. Occorre ritrovare la personalità dei leader. Critica a parte, "Collective Demise" vale la pena di un ascolto: consigliato vivamente agli amanti del death tradizionale.
(Hellvis - Giugno 2003)

Voto: 7.5


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