SADUS
A Vision Of Misery

Etichetta: RoadRunner
Anno: 1992
Durata: 36 min
Genere: techno-death


Passati altri due anni i Sadus sfornarono il loro terzo album, e va notato che la loro line-up rimase invariata dagli esordi, caso raro nella scena thrash/death americana di quegli anni. Lo stile dell'album continua seguendo l'evoluzione intrapresa con "Swallowed In Black", difatti abbiamo delle canzoni ancora più complesse e tecniche, sempre violente ma più cervellotiche. L'anno precedente il bassista Di Giorgio si era unito ai DEATH per registrare "Human", e quell'esperienza ha influito molto sullo stile dei Sadus, difatti questo album ha molti punti in comune col quarto lavoro dei DEATH.
Su "A Vision Of Misery" sono comprese 9 canzoni, tutte di qualità elevata, io le descrivo come techno-death perché seguono tutte le caratteristiche del genere, ossia canzoni violente ma dalla struttura complessa e ricercata, e con qualche influenza esterna al metal, seppur minimamente si sente qualche spruzzo di jazz qua e là. E' un album sicuramente meno violento di "Human", è più spostato sul thrash, soprattutto per la voce di Travis, che continua ad essere urlata e corrosiva senza aver nulla di growl. Ma nemmeno la voce degli Atheist era un vero growl, quindi senza farsi tante seghe mentali questo album può essere considerato pienamente techno-death.
Il risultato generale è semplicemente ottimo, le canzoni risultano tutte bilanciate perfettamente, pur essendo molto varie, visto che spiazzano in continuazione l'ascoltatore: quando cominciano a pestare lo fanno per poco, ed appena ci si aspetta un altro giro di violenza ci piazzano un rallentamento con riff ragionati e cadenzati, per poi ripartire, fare qualche bell'assolo, e così via, senza dare mai dei punti di riferimento. Tecnicamente i Sadus sono ancora migliorati, trovando un ottimo mix tra violenza e precisione esecutiva. Su tutti ormai spicca il lavoro di Di Giorgio, il vero re dell'album risulta lui: ormai sto ragazzo ha preso coscienza delle proprie capacità e del fatto che il basso nel metal estremo può permettersi di avere un ruolo da solista, ed applica tutto questo in maniera perfetta. Forse quello che ha fatto su "Human" ed "Individual Thought Patterns" è più ispirato, ma qui il suo lavoro risalta ancora di più.
La produzione ad opera del guru Bill Metoyer è ottima, con dei suoni belli potenti e ben mixati. La confezione è buona, ci sono i testi, e l'immagine di copertina è carina, ma preferisco sicuramente quella di "Swallowed In Black".
In conclusione questo è un album obbligatorio per chi ama il thrash/death ragionato e tecnico, ed è una dimostrazione di stile che ogni bassista dovrebbe conoscere. Per me è l'album migliore dei Sadus, un pelo inferiore ai lavori dei DEATH, ma anche qui siamo su livelli di eccellenza. Ormai purtroppo è fuori stampa, ma se lo trovate di fronte siete stati avvisati, dovete comprarlo, lasciarlo perdere è un delitto!
(teonzo - Settembre 2002)

Voto: 9.5



L'album della definitiva consacrazione di Di Giorgio, l'album che ruota attorno alle sue incredibili doti, ma allo stesso tempo un disco che troppo spesso passa in secondo piano, sovrastato dalla legittima fama di altre band di questa scena. Il lavoro migliore dei Sadus, che paga lievemente dazio alle influenze dei mostri sacri Death (stilisticamente i punti di contatto non sono pochi), ma che gode comunque di una sua forte identità che, come detto, coincide quasi istantaneamente con quel baffetto al basso che farà parlare non poco di sè nel prosieguo della sua carriera. Trentasei minuti di sana violenza ragionata, da avere, e basta!
(Orion - Settembre 2002)

Voto: 8.5