SADNESS
Danteferno

Etichetta: Godhead
Anno: 1995
Durata: 41 min
Genere: Doom / Dark Metal


Ritornano gli svizzeri Sadness, al secondo disco dopo l'eccellente debutto "Ames De Marbre". A produrre il nuovo album ci pensa nientemeno che Martin Eric Ain (bassista dei Celtic Frost) in persona! Il trio di Sion riprende il discorso interrotto con il precedente lavoro, inscenando questa volta le sofferenze di un'anima ormai trapassata, su di uno sfondo da Inferno dantesco; leggendo i testi non mi pare che siano legati da un concept, però hanno bene o male un filo conduttore, così come quelli di ADM. Nella prima traccia, "Danteferno", introdotta da cori femminili, ritorna quella rabbia disperata e futile che contraddistingue lo stile degli svizzeri: ci troviamo di fronte a un brano con delle vocals rabbiose e anche dei suoni di chitarra davvero aggressivi, a cui però si alternano voci lamentose e parti tristissime di piano. Qui si parla dei pentimenti di un'anima che non può più piangere e non può più parlare, perchè ormai il suo destino di eterna sofferenza è diventato realtà, a causa comunque del suo comportamento ("we mess up our souls with our hate"). Molto pesanti sono anche i suoni di "Mark Of The Eldest Son", un pezzo martellante dove si racconta dei patimenti di qualcuno che ha disonorato il padre e la madre (non c'è nessun riferimento al cristianesimo, state tranquilli!), mentre particolare è la terza traccia, "Tribal", una specie di danza, di quelle ancora in uso presso certe tribù, al fine di scacciare gli spiriti malvagi o di propiziarsi i favori di quelli buoni... piccolo particolare, i chitarroni metal!
Bellissima anche "Delia", un richiamo verso una nuova vita, un nuovo inizio; musicalmente il brano rimane piuttosto cadenzato, ed è particolarmente bella la voce femminile cantilenosa che compare in una parte del pezzo. La seguente "Below The Shadows" è forse un po' pallosetta: si tratta di un brano sui 6 minuti, tutti giocati su arrangiameni ipnotici di tastiere e voci. Incredibile invece la settima traccia, "Aphrodite's Thorns", che è in pratica un totale tributo ai Celtic Frost! Infatti un piano fa da sfondo alla narrazione lamentosa di una voce femminile, che racconta i pericoli celati nella irresistibile sensualità di Afrodite, Dea greca dell'Amore ("but if you touch her, she will cut your veins"). L'album si conclude infine con "Talisman", un pezzo senza particolari emozioni.
Molto bella anche la copertina, con delle donne in lacrime coperte da un velo nero che attraversano un sentiero da incubo, illuminato dai fuochi eterni dell'Inferno.
I Sadness sono riusciti a ripetersi su livelli eccelsi, ma a mio parere leggermente inferiori al disco di debutto, che almeno dal punto di vista emotivo mi aveva "preso" maggiormente. "Danteferno" è più violento, più brutale, con meno momenti riflessivi. Comunque, un bell'8 pieno non glielo leva nessuno!
(Randolph Carter - Dicembre 2002)

Voto: 8