SADIST
Tribe
Etichetta: Nosferatu
Anno: 1996
Durata: 37 min
Genere: death-fusion
Questo è il secondo album dei genovesi Sadist, e qui hanno cambiato in parte il loro stile rispetto al precedente "Above The Light", aggiungendo influenze esterne al metal come la fusion e la musica orientale, ottenendo quindi uno stile molto personale, sperimentale e difficile da catalogare. Sopra ho scritto death-fusion per precisare quelle che sono le due componenti fondamentali di questo lavoro, ossia la parte death metal e quella fusion. Può pure rientrare nel calderone dei lavori techno-death (per ulteriori info consultare la guida apposita su questa zine).
In questo album la line-up ha subito dei cambi, passando da terzetto a quartetto: sono rimasti solo Peso (batteria, membro fondatore del gruppo) e Tommy (chitarre e tastiere, principale compositore). A loro si sono aggiunti Chicco (basso a 5 corde fretted e fretless) e Zanna (voce). Sul livello tecnico di questa line-up c'è poco da dire, sono tutti delle bestie!
Le canzoni sono tutte molto articolate e varie, nella stessa canzone possiamo trovare parti tirate ed ultraincazzate in puro stile death metal, e dopo 2 secondi cambia tutto e ci troviamo di fronte a parti melodiche influenzate dalla musica orientale... è tutto un continuo cambiamento, se dovessi recensirlo traccia per traccia starei a scrivere 5 ore.
Le mie due canzoni preferite sono "From Bellatrix To Betelgeuse" e "The Reign Of Asmat". La prima è una strumentale che ha poco a che fare col metal, molto melodica e sognante (mi ricorda quasi gli Alan Parson's Project...!!!), in pratica è basata su un solo riff variato in continuazione, eppure non risulta minimamente ripetitiva o stancante, anzi. La seconda è la traccia conclusiva, con dentro di tutto: parte con un'intro funkeggiante col basso slappato, poi si scatena in un vero assalto death, qualche stacco fusion in mezzo, ancora death, ed alla fine si conclude con una melodia orientale in fade out... spettacolo puro!
Un'altra canzone che rispecchia la genialità di questo album è la penultima "The Ninth Wave", ad ascoltarla la prima volta si pensa che sia una normale canzone death... poi facendoci caso si nota che non c'è nessuna chitarra nella canzone, solo tastiere basso e batteria... alla faccia dei puristi del death che odiano le tastiere! I Sadist hanno dimostrato che si può fare dell'ottimo death metal anche senza chitarre.
La produzione dell'album è potente e pulita, con alti e bassi pompati a dismisura e i medi quasi inesistenti, ed il risultato è spettacolare, "Tribe" ha veramente dei suoni da paura. La confezione non è proprio il massimo della vita (l'immagine di copertina, ossia un bambino in controluce che si arrampica su un alberello, fa pensare a tutto tranne che sia un album metal), anche se comprende i testi e tutte le info necessarie.
Questo è un album molto ostico da digerire, prima di capirlo per bene servono svariati ascolti, ed al primo ascolto sicuramente spiazzerà chiunque. Io lo accosto idealmente alla "triade maledetta", ossia a "Elements" degli Atheist, "Focus" dei Cynic e "Spheres" dei Pestilence, in quanto con questo album i Sadist hanno voluto osare rompendo tutte le barriere del death metal e del metal in genere, ottenendo un album ottimo dal punto di vista artistico, ma ostico e tutt'altro che diretto. Quindi ne sconsiglio l'ascolto alle persone che schifano quei 3 album, ed a tutti quelli che cercano canzoni dirette e poco impegnative. Se pensate che i Megadeth siano già troppo complicati lasciate perdere...
Agli amanti della musica complessa, ricercata e violenta consiglio di procurarsi questo album. Purtroppo è molto difficile trovarlo, ormai è fuori stampa da anni e venne stampato in poche copie. Però se lo trovate compratelo ad occhi chiusi, sia perché difficilmente vi capiterà in mano una seconda volta, sia perché è una grande figata!!!
(teonzo - Maggio 2002)
Voto: 10
Forse il punto più alto nel passato del metallo tricolore. Un album dagli
innumerevoli spunti sopraffini, il secondo magnifico lavoro per una band che
ha subito dopo virato in un'altra direzione, in una parabola discendente
creativa che mal si combina con questa autentica perla. Guardiamo sempre
all'estero, ignari che tra le mura di casa nostra si possano annidare
dischi
di livello internazionale, beh, eccone uno, forse il più bello, capace di
rompere completamente certi schemi e di ricercare (raggiungendola) una
straordinaria dimensione propria. Non si può chiedere di più.
(Orion - Luglio 2002)
Voto: 9
A mio parere, uno degli album più originali ed incompresi degli anni '90. E'
sicuramente un album difficile e ad un primo impatto spiazzante, per esempio
la prima volta che lo sentii fu quando mandarono in tv il video di "Tribe"
e non mi piacquero per niente, però ad un ascolto più approfondito non
potei che restare sbalordito dal lavoro creato.
Molti li accostarono ai Cynic, sicuramente i più semplici da tirare in
ballo, ma la mia convinzione è che seppero entrambi creare un mondo
differente, ma dal fascino accomunabile.
Ciò che rende speciale quest'album è l'uso delle tastiere da parte di Tommy,
tuttofare del gruppo, capace di creare atmosfere barocche, tribali,
angoscianti, sognanti (ascoltate il meraviglioso strumentale "From Bellatrix
To Betelgeuse", ho scoperto più di una volta mio fratello che lo ascoltava e
lui è più portato all'ascolto del progressive), inquietanti come in "The
Ninth Wave" dove affiorano addirittura i nostrani Goblin.
Non ci sono scuse, chi non supportò la band merita la fucilazione,
peccato che rimediare non sia semplice, visto che il CD è difficile da
reperire.
(carma1977 - Novembre 2002)
Voto: 10