SADIST
Above The Light

Etichetta: Nosferatu
Anno: 1993
Durata: 43 min
Genere: death sinfonico


"Above The Light" è l'album d'esordio dei genovesi Sadist, anche se prima avevano fatto uscire un EP dal titolo "Black Screams". La formazione è a tre elementi: Peso (batterista, nonché membro fondatore del gruppo dopo lo scioglimento temporaneo a fine anni '80 dei Necrodeath), Tommy (chitarre e tastiere) ed Andy (basso e voce). Lo stile di questo album è molto particolare e personale, io l'ho definito death sinfonico in quanto la componente death metal è sicuramente presente, ma ad essa va aggiunta una componente melodica e sinfonica dovuta principalmente all'uso delle tastiere. Si nota chiaramente la passione di questi tre ragazzi per i gruppi death sperimentali dell'epoca (Nocturnus, Atheist e via dicendo), però il loro grande pregio è quello di non copiare dagli altri, ma di cercare una propria strada, di cercare di sperimentare a loro volta.
Tecnicamente è un lavoro ottimo, anche la produzione è buona seppur non troppo potente, soprattutto per i suoni di batteria (non mi è mai piaciuto il suono secco del rullante e la cassa ha dei suoni un po' mosci). Il cantato di Andy è un growl classico, anche se lo trovo un po' rauco e privo di mordente. Peso alla batteria dimostra di essere in possesso di un ottimo tocco e di saper suonare anche parti raffinate e non solo violente, alternando alla perfezione i due lati, soprattutto con le sue improvvise scariche di doppia cassa. Ma quello che spicca più di tutti è il lavoro di Tommy: con la chitarra sa alternare riff incazzati in puro stile death ad assoli di stampo neoclassico, a cui va aggiunto il suo lavoro alle tastiere, usate sia come tappeto sia come strumento solista.
Tutto l'album è un continuo variare da parti dure a parti sognanti, da sfuriate death a parti elaborate e melodiche. Nell'album sono comprese 8 canzoni, di cui un'intro ("Nadir") ed una strumentale ("Sadist"), senza nessun calo di tono. Tra tutte però spicca "Sometimes They Come Back", un vero classico del gruppo, e che rappresenta in pieno quanto detto finora, visto che parte incazzata, poi presenta uno stacco centrale melodico, per poi riprendere la violenza in un continuo crescendo... questa canzone l'avrò sentita centinaia di volte, e deve ancora stancarmi, c'è poco da dire, una delle canzoni death più maestose della storia!
Insomma, un album di grande qualità (non a caso i Sadist sono un gruppo di culto in giro per il mondo) che purtroppo non ha avuto il successo che meritava, sia per la scarsa promozione, sia per la proposta totalmente inusuale. Io lo consiglio vivamente agli amanti del metal sperimentale, melodico ed allo stesso tempo incazzato. Una chicca da riscoprire, trovarlo è difficile, ma se vi capita sottomano non fatevelo scappare.
(teonzo - Giugno 2002)

Voto: 9



Bellissimo disco, raffinato, intelligente, elegante ma senza cadere nel moscio, anzi crea contrasti suggestivi. Death melodico (quello vero, non la robetta pacata tipo vecchi In Flames) originale e di gran classe, gli unici appunti che posso fare sono sulla voce - l'avrei preferita più intensa anche se così com'è non dà alcun fastidio, questo è un lavoro poco "vocale" data la gran quantità di roba che fanno gli altri strumenti - e sulla produzione - che poteva intensificare meglio le chitarre distorte e la cassa. Tanta carne al fuoco e tutta gustosa.
(bist - Giugno 2002)

Voto: 9



Pensare ad una band italiana di livello internazionale è un'eresia nella mente di molti, ma gli esordienti Sadist di "Above The Light" erano tutto ciò. Qualità elevatissima, musicisti di livello (con una menzione speciale per Tommy, capace di mille cose e nessuna che gli riuscisse male, sinceramente straordinario!) e soprattutto una proposta che è sì legata alla scena death sperimentale dell'epoca, ma cerca sempre di personalizzarsi, di osare ulteriormente nel tentativo di elaborare un sound pienamente originale, come raramente si poteva apprezzare tra i gruppi nostrani. Rispolveriamo un po' d'orgoglio patriottico!
(Orion - Luglio 2002)

Voto: 8.5



Questo disco è molto bello perché riesce ad unire molto bene death metal e melodia. A livello musicale l'unica cosa che non gradisco è il cantato, che a mio avviso appiattisce un po' la resa delle canzoni (c'è da dire che non sono un grande appassionato dello stile growl, anzi...). Per il resto troviamo bei momenti musicali supportati da ottima tecnica esecutiva. Definirei la proposta come death metal... arricchito però da tante sfumature melodiche, dominate da tastiere o chitarra pulita; infatti per tutta la durata si alternano sfuriate in doppia cassa (sentire la parti veloci della conclusiva "Happiness'n Sorrow"!), stacchettini curiosi di tastiera ("Hell In Myself"), bellissimi assoli melodici di chitarra di stampo neoclassico ("Enslaver Of Lies"), riffs di chiara matrice death metal o comunque thrash... insomma un bel calderone! La produzione è un po' confusa, nel senso che il suono della cassa in particolare non emerge (e anche il rullante non è che sia il massimo...), chitarra e basso non sono nitidissimi e neanche troppo potenti... ma va bene così!!! A volte è proprio questo tipo di produzione che conferisce una sorta di alone magico a dischi comunque di valore... Stupendo lo stacco melodico di tastiera in "Desert Divinities", eccellenti i due minuti scarsi dell'intro "Nadir" (che vedrei bene come colonna sonora)... e che dire del tema di "Sadist" (strumentale), veramente degno dei Goblin? I Sadist riescono in questo disco a farcire i brani con tantissimi ingredienti senza risultare minimamente stucchevoli... l'iniziale "Breathin' Cancer" o il classico "Sometimes They Come Back" sono la summa di quanto detto sopra. Disco molto bello da riascoltare anche dopo anni con immutata ammirazione.
(Linho - Aprile 2003)

Voto: 8.5