SABACHTHANI
Miserable Endings

Etichetta: Skarlet Recordings
Anno: 2007
Durata: 58 min
Genere: doom/death metal


Non so cosa ne pensiate voi delle band clone; personalmente non sono uno che apprezza un determinato gruppo solo perché assomiglia a questo o quello. Voglio dire, se davvero manca ogni briciolo di personalità, il pensiero che mi viene è sempre lo stesso: 'c'è già l'originale, cosa me ne faccio di una copia?'.
Questo, fortunatamente, non è sempre valido, soprattutto se il gruppo in questione riesce a compensare la mancanza di idee proprie con un songwriting di livello elevato, capace di non far accantonare il proprio nome nel dimenticatoio delle pallide imitazioni. È il caso degli svedesi Sabachthani, un quintetto attivo già da diversi anni, che giunge al suo debutto ufficiale: "Miserable Endings", infatti, per un buon 95%, si rifà alla musica degli ultimi My Dying Bride, tanto che, in più di una occasione, mi sono chiesto se per caso non stessi ascoltando un CD della band albionica.
Prima di tutto, però, vale la pena di presentare questa realtà svedese. I Sabachtani nascono nel 2002 e, inizialmente, si dedicano ad una specie di goth-rock. Ben presto, comunque, lo stile della band si appesantisce sempre di più, complici anche i successivi avvicendamenti all'interno della line-up.
Il primo vero demo del gruppo, "Imaginary Garden", viene pubblicato nel 2003 e viene seguito, un anno dopo, da "Six Black Horses Below". Nel 2005 i Sabachtani si chiudono nuovamente in studio e realizzano una terza autoproduzione, intitolata proprio "Miserable Endings", che va a segnare un punto importante nella loro carriera: soddisfatti del risultato ottenuto, infatti, i cinque decidono di pubblicarlo come primo full length e così, dopo aver remixato le canzoni e scelto l'artwork, ecco arrivare il 2007 con la pubblicazione di questo debutto.
A questo punto, quindi, torniamo alla questione principale, ovvero la musica dei Sabachtani. Come già detto, gran parte della proposta degli svedesi deriva direttamente dai My Dying Bride. La cosa è perfettamente chiara nella struttura delle canzoni, che ricalcano alla perfezione le caratteristiche tipiche degli inglesi: la sezione ritmica svolge un ottimo lavoro, riuscendo a gestire molto bene sia i momenti più veloci e aggressivi, sia quelli plumbei e cupi; le chitarre sono dei veri e propri pachidermi che guidano una marcia funebre con linee melodiche sempre azzeccate, riff gravi e arpeggi più eterei; infine abbiamo la voce, ovvero l'elemento che, più di tutti, mostra la sua sudditanza verso i My Dying Bride, dato che il timbro e lo stile di Martin Mathiesen sono assolutamente identici a quelli di Aaron Stainthorpe.
Oltre a questo, comunque, si percepiscono anche altre influenze nella proposta dei Sabachtani: di tanto in tanto le atmosfere delle canzoni si avvicinano agli Opeth, pur senza i loro intrecci strumentali, e anche le tastiere hanno un accento più maestoso e romantico, con uno stile che richiama i grandi nomi del gothic metal.
A questo proposito, tra le canzoni più interessanti bisogna citare il brano di apertura, "Christabel's Journey, che si differenzia appunto per queste atmosfere e per la presenza di una voce femminile a duettare con Martin. Oltre a questa non posso non accennare alla bella "The Skull Of An Angel", caratterizzata da quelle pregevoli atmosfere acustiche care alla band di Åkerfeldt; oppure "Josephine Sleeper", una lunga e magniloquente suite di dodici minuti, in cui il meglio della musica dei Sabachtani va a convergere in un'opera coinvolgente, epica e ricca di quella grandeur che rende unico questo genere.
Insomma, per una volta non me la sento di lamentarmi per un lavoro che, a conti fatti, ha ben poco di personale; certo, non stiamo parlando di un lavoro imperdibile, ma di certo i lati positivo sovrabbondano quelli negativi. Un bel disco di genere, da ascoltare in attesa del successore di "A Line Of Deathless Kings".
(Danny Boodman - Ottobre 2007)

Voto: 7.5


Contatti:
Mail: info@sabachthani.org
Sito internet: http://www.sabachthani.org/