RUNNING WILD + HELLHAMMER + DARK AVENGER + HELLOWEEN
Death Metal
Etichetta: Noise Records
Anno: 1984
Durata: 32 min
Genere Running Wild: speed/heavy metal
Genere Hellhammer: speed/thrash/black metal
Genere Dark Avenger: heavy metal
Genere Helloween: speed/heavy metal
Verso la fine del 1983, un individuo di nome Karl Walterbach progettò
di pubblicare, per la sua etichetta Noise Records, una compilation di
metal estremo. Sempre più gruppi, infatti, stavano spingendo
sull'acceleratore, allontanandosi così dai modelli della NWOBHM. In
più, in quegli anni la musica metal stava praticamente esplodendo in
Germania, il cui underground era ricchissimo di band di valore.
Fu così che quattro gruppi vennero reclutati per realizzare questo
lavoro, e la Noise Records organizzò le sessioni di registrazione tra
il febbraio ed il marzo del 1984. I gruppi scelti furono i seguenti:
Running Wild, Hellhammer, Dark Avenger e Helloween. Tre band tedesche
ed una svizzera.
La scelta del titolo ricadde su "Death Metal", accostamento di
termini che all'epoca non aveva sicuramente lo stesso significato che
avrebbe assunto anni dopo. "Death Metal" era semplicemente un titolo
"cattivo" per una compilation estrema. Il disegno di copertina, ad
opera di Freudstein, rappresentava un essere dal volto di teschio,
colorato di uno scarlatto acceso, intento a divorare le interiora di un
individuo, il cui look è molto simile a quello di un metallaro
dell'epoca. Altri due individui sono appesi a dei ganci sullo sfondo,
mentre in primo piano vediamo dei piedi penzolare dal soffito. Una
copertina così sanguinolenta fece il paio con il titolo della
compilation, ma causò al vinile dei problemi con la censura. Per
l'epoca, infatti, il disegno fu troppo esplicito e di cattivo gusto.
Per questo motivo, "Death Metal" venne pubblicato anche con una
copertina censurata, tutta nera, con solo il titolo in vista. Tra
l'altro, questa versione è ora una rarità per collezionisti.
Fin qui, la storia. Ai giorni nostri, grazie alla formidabile di
carriera di Running Wild e Halloween, e grazie alla rivalutazione degli
Hellhammer, "Death Metal" ha assunto un interesse ed un importanza
impensabili nel 1984. Il valore intrinseco del vinile non è
eccezionale, ma è innegabile che il successo di tre dei quattro gruppi
presenti abbia cambiato le carte in tavola, trasformando una
compilation come tante in un pezzo di storia del metal.
Con questa recensione, oltre a ricordare questo prezioso vinile
(che tre anni fa ho visto in esposizione in una fiera del disco a 40
euro, quindi ora varrà senz'altro di più), ho l'occasione anche di
ripercorrere - brevemente - gli esordi di alcune band importanti per la
storia del metal europeo.
Partiamo quindi dai Running Wild, la cui formazione qui presente
consiste in Rock'n'Rolf alla voce ed alla chitarra, Preacher alla altra
chitarra, Stefan Boriss al basso, Hasche alla batteria e tale Django,
riportato sul retro copertina alla voce "pyro-technics"!
I Running Wild nacquero nel 1976, sotto il nome di Granite Heart.
Il nucleo del gruppo consisteva in Rolf Kasparek, che assumerà in
seguito lo pseudonimo di Rock'n'Rolf, Michael Hoffman e Jörg Schwarz,
tutti di Amburgo.
Nel 1997, Rolf incontrò Matthias Kaufmann, che suonava con il suo amico
Wolfgang Hangemann nei Großer Unfug, nelle stanze adibite a sala prove,
all'interno dei locali della scuola Emilie-Wüstenfeld. Rolf e Matthias
andarono subito d'accordo, e decisero di suonare assieme, e anche
Wolfgang entrò a far parte del neonato gruppo, con lo pseudonimo di
Hasche. La scelta del moniker ricadde su Running Wild, nome ispirato
dalla passione comune dei musicisti per i Judas Priest ed i Kiss.
Nel 1981 il gruppo pubblicò il demo "Rock From Hell", contenente
tre canzoni: le prime due traccie di questo demo compariranno nella
compilation "Debut No. 1" pubblicato dall'etichetta Rabbau. Poco tempo
dopo la formazione cambiò con l'uscita di scena di Matthias e
dell'entrato ed uscito Uwe Bendig. Micheal e Jöorg se n'erano
andati già all'arrivo di Matthias.
Nel 1982, la nuova formazione dei Running Wild vide Rolf saldo al
timone della band, sostenuto da Hasche, Gerald Warneck detto "Preacher"
e Stephan Boriss. Con questa line-up il gruppo pubblicò due demo dal
vivo, contenenti canzoni che appariranno nel best of
"Heavy Metal Like A Hammerblow", cassetta del 1984 poi ripubblicata in
bootleg. Altre due traccie appariranno nella compilation "Rock From
Hell", nella quale fanno capolino gli allora giovanissimi Gravedigger.
Le due canzoni presenti su "Death Metal" segnarono la nascita del
connubio tra i Running Wild e la Noise, che porterà a breve alla
pubblicazione del disco di debutto dei tedeschi, "Gates To Purgatory".
"Ironheads" è una canzone spedita, semplice e diretta, giocata su
pochi riff portanti. L'esecuzione è precisa, e la voce di Rock'n'Rolf è
abbastanza arrabbiata, e non si nega qualche acuto. Molto potente, la
sezione ritmica trascina l'intero brano, e il suo apporto si fa
evidente durante il bell'assolo di chitarra. Lo stile compositivo è
figlio del suo tempo, tradizionalmente heavy metal, magari un po' più
veloce. Un'esplosione chiude questa canzone che, nel testo, tratta di
un'invasione da parte di alcuni alieni denominati, appunto, "teste di
ferro".
"Bones To Ashes" è un brano meno interessante del primo, anche se
la melodia sembra anticipare, in qualche modo, la futura svolta
"piratesca". Il testo è oscuro, e parla di torture ed uccisioni di
streghe. Ritmicamente, "Bones To Ashes" non è velocissima, e riporta i
Running Wild sui territori del metal classico, ahimè senza spiccare
come personalità. L'arrangiamento è basilare, e questa volta è tutto
basato sui riff portanti della chitarra. Il cantante si limita al
compitino, mantenendo un tono non particolarmente acuto. Talvolta anche
l'intonazione è un po' tentennante.
Prima di passare all'altra band, qualche curiosità legata agli
esordi dei Running Wild. La pubblicazione di "Gates To Purgatory"
porterà dei problemi alla band, che verrà accusata di satanismo. Sia
come sia, si è trattato delle solite esagerazioni, visto che i testi
del gruppo trattavano i temi più diversi. Ed è divertente pensare che
Preacher sia ora un pastore evangelista a Colonia, eheh! Hasche è
diventato invece il proprietario di un club rock chiamato Rockfabrik
Ludwigsburg.
La seconda parte del lato A vede all'opera gli Hellhammer, l'unico
gruppo straniero di "Death Metal". Non mi dilungherò sulle note
biografiche della band, in quanto la loro discografia è stata recensita
per intero sulle pagine di Shapeless. Chiunque volesse saperne di più,
è invitato a spulciare il nostro archivio.
Mi limito solo a riportare alcune notizie, utili per la collocazione
storica dei loro due brani. La formazione degli Hellhammer consiste in
Tom "Satanic Slaughter" Warrior alla chitarra ed alla voce, Martin
"Slayed Necros" Ain al basso e Bruce "Denial Fiend" Day alla batteria.
Stranamente, sul retro della copertina i musicisti vengono indicati coi
loro nomi di battesimo, e non con quelli di battaglia.
Il contatto tra gli Hellhammer e la Noise avvenne dopo la
pubblicazione del demo "Satanic Rites", una cui copia venne spedita
all'etichetta tedesca. Il buon Karl Walterbach rimase impressionato
dalla violenza cieca degli svizzeri e li mise sotto contratto per tre
anni. L'accordo porterà alla realizzazione di "Apocalyptic Raids", del
1984. Le traccie presenti su "Death Metal" avrebbero dovuto comparire
nell'EP, ma vennero poi dirottate su questa compilation. Riappariranno
nella ristampa "Apocalyptic Raids 1990 A.D.".
"Revelations Of Doom" è sicuramente il brano più tirato
dell'intero split. La batteria di Denial Fiend tira come una disperata,
velocissima per gli standard dell'epoca. La chitarra di Satanic
Slaughter suona un classico riff sghembo e vagamente ribassato. La sua
voce è quanto di più vicino al gutturale si potesse ascoltare
all'epoca: può ricordare una specie di Cronos dal timbro meno sguaiato.
La canzone è strutturata in maniera semplicissima, senza fronzoli, e in
un punto della registrazione si avverte una pausa preoccupante nel
ritmo, brevissima ma che salta subito all'orecchio: purtroppo, la
tecnica del gruppo non era il massimo!
"Messiah" è una traccia spedita, fortemente influenzata dai soliti
Venom, ma caratterizzata da un piglio decisamente personale. I riff di
basso e chitarra sono davvero minimali e ripetitivi, e l'heavy metal
pare aver influenzato pochissimo il trio. Gli Hellhammer puntavano più
all'estremo che alla bellezza dell'arrangiamento, e questo li distingue
dagli altri gruppi presenti in questo split.
Il lato B è aperto dai tedeschi Dark Avenger, dei quali non è
rimasta traccia. Le due canzoni qui presenti sono le uniche
registrazioni esistenti del gruppo, ed è un peccato perchè non sono
malaccio. Dall'indirizzo riportato nel retro della copertina, deduco
che i musicisti dovessero essere di Berlino. La formazione vede
Siegfried Kohmann alla voce, Bernd Piontek e Claus Johansson alle
chitarre, Uwe Neff al basso e Andreas Breindl alla batteria.
"Black Fairies" (sulla copertina è scritto "Black Farries") è un
brano contraddistinto da un bell'arrangiamento, e da un buon utilizzo
delle chitarre gemelle. Il suono d'assieme è pieno, potente; la voce di
Siegfried è molto particolare, evocativa e pastosa. Tra l'altro, bello
il ritornello con le sue armonie vocali. In alcuni frangenti di "Black
Fairies" mi ha portato alla mente i nostrani Adramelch, sebbene le
differenze tra i due gruppi siano molte. Nonostante il ritmo sia
discretamente veloce, lo stile dei Dark Avenger è decisamente heavy
metal, e il gruppo non dimostra di volersi allontanare dai canoni della
musica allora in voga. Comunque, "Black Fairies" è sicuramente una
delle canzoni più belle dell'album.
"Lords Of The Night" è una cavalcata metal piuttosto coinvolgente,
penalizzata però nella strofa dal timbro vocale particolare del
cantante, che però rende meglio nel ritornello. Il gruppo suona bene, e
si dimostra competente in sede di arrangiamento: di sicuro, l'utilizzo
delle due asce è più maturo rispetto a quello minimale dei Running
Wild. Buono l'assolo di chitarra, inserito al momento giusto come da
copione. Comunque sia, "Lords Of The Night", con i suoi continui
richiami alla NWOBHM, non fa gridare al miracolo.
L'ultimo gruppo qui presente porta il nome di Helloween, che
all'atto della sua formazione, nel 1978, portava il nome di Gentry. Il
nucleo della band era formato da Kai Hansen e da Piet Sielck. Tempo
dopo, i Gentry cambiarono nuovamente il moniker in Second Hell. Ai due,
si unì il batterista Ingo Schwichtenberg. E, dai Traumschiff, arrivò in
breve anche il bassista Markus Großkopf.
Nel 1982, Piet decise di lasciare il gruppo per seguire i suoi
interessi personali. In futuro diventerà un produttore ed un ingegnere
del suono. Il restante trio decise quindi di cambiare nome per la terza
volta, diventando così Iron Fist. Nel frattempo, Kai Hansen venne
corteggiato da un gruppo chiamato Powerfool, nelle cui fila militava il
chitarrista Michael Weikath. Ma, come spesso succede nelle strane
storie della vita, fu invece Michael ad entrare negli Iron Fist!
Nel 1984, il gruppo venne invitato dalla Noise a partecipare alla
compilation "Death Metal". Il gruppo accettò, ma allo stesso tempo non
si sentiva soddisfatto del suo nome. Per questo motivo, il monicker
venne cambiato per la quarta volta, diventando Helloween. Helloween con
una zucca al posto della "o", secondo un'idea di Ingo: un'opzione che
non incontrò immediato successo, ma che consentirà alla zucca di
diventare, in futuro, il vero marchio di fabbrica del gruppo tedesco.
"Oernst Of Life" è in possesso di un testo più maturo rispetto
agli altri contenuti nel vinile. Tratta dell'incertezza della vita
quotidiana, e della speranza dei musicisti di vivere suonando. Gli
Helloween mettono in mostra una grande energia, grazie alla voce
arrabbiata di Kai e ad un'esecuzione strepitosa, vista l'età dei
musicisti. Sì, magari qualche sbavatura è presente. Però il quartetto
mette in mostra una grande capacità espressiva, nonchè una tecnica
invidiabile. "Oemst Of Life" è probabilmente il brano più bello
dell'intero "Death Metal", nonostante i frequenti richiami maideniani o
della NWOBHM. Il gruppo però ci mette molto del suo, servendo agli
ascoltatori un gustoso antipasto in attesa dei prelibati piatti futuri.
Il lavoro delle due chitarre è ottimo, e la potenza fa passare in
secondo piano quanto ascoltato in precedenza. Sicuramente, è il gruppo
più maturo dello split assieme ai Dark Avenger, anche se tra le due
band c'è già un abisso. Gli Helloween erano già un bel gradino avanti a
tutti.
La conferma arriva con "Metal Invaders", il cui testo è più in
linea con le tematiche minacciose caratteristiche dello split. La
strofa è rabbiosa, anche se il bridge prima del ritornello ammoscia un
po' l'impatto complessivo, a causa dei vocalizzi acuti e strascicati.
La canzone è meno brillante della precedente, sia per la relativa
semplicità della composizione, sia per via di un arrangiamento più
nella norma. In "Oernst Of Life" l'arrangiamento è un vero tripudio di
colori e creatività; qui, sebbene il gruppo sancisca nuovamente la sua
superiorità, le trovate sono meno entusiasmanti. Però non c'è storia:
la voce di Kai, il basso di Markus, le due chitarre ed il drumming di
Ingo danno le paste a tutti. In queste due traccie c'erano già i
presupposti per un futuro radioso che, come tutti sappiamo, non tradirà
le aspettative. Chiude un coretto da stadio e tante risate. La traccia
riapparirà, più veloce e "rivitalizzata", su "Walls Of Jericho".
Eccoci giunti alla fine di questa recensione. "Death Metal" è
ormai un pezzo da collezione, acquistabile solo dagli appassionati. Ho
visto comunque in giro qualche bootleg in CD. Molte delle canzoni qui
presenti sono riapparse come bonus-track nelle varie ristampe dei
gruppi qui presenti, con l'eccezione degli sfortunati Dark Avenger.
Magari qualcuno penserà che sia inutile recensire, nel 2008, questa
reliquia del passato. Non penso sia così. E' un'interessante documento
dell'epoca, e ci riporta ad un tempo in cui queste band, poi diventante
famose con o senza lo stesso monicker, altro non erano che gruppi di
ragazzini che, come tanti altri ai giorni nostri, vivevano e sognavano
di suonare in parchi ed arene. Tre su quattro, hanno realizzato i loro
sogni. Ed è quindi anche un messaggio di speranza, per le tante giovani
band dei nostri giorni: alle volte i sogni possono diventare realtà.
Con costanza, impegno e un bel po' di fortuna.
(Hellvis - Maggio 2008)
Voto Running Wild: 6.5
Voto Hellhammer: 6
Voto Dark Avenger: 7
Voto Helloween: 8
Contatti:
Mail Running Wild: interviews@running-wild.net
Sito Running Wild: http://www.running-wild.de/
Sito Hellhammer: http://www.hellhammer.org/
Mail Helloween: support@helloween.org
Sito Helloween: http://www.helloween.org/