RUINS OF FAITH
To The Shrines Of Ancestors
Etichetta: Haarbn Records
Anno: 2007
Durata: 33 min
Genere: black metal sinfonico e pagano
I Ruins Of Faith provengono dalla Georgia, nello specifico dalla sua
capitale Tbilisi. Non ho trovato, sul web, molte notizie biografiche
relative a questo trio. Infatti, il sito internet ufficiale del gruppo
è ancora in fase di realizzazione, ed internet non è che mi sia stata
molto utile nella ricerca di informazioni. Qualcosa comunque ho
trovato, ad esempio che i Ruins Of Faith si siano formati nel 2001 e
che "To The Shrines Of Ancestors" sia il loro unico full-length. Non so
se abbiano mai pubblicato dei demo: avremo la risposta una volta che il
sito ufficiale sarà completato.
I musicisti che compongono i Ruins Of Faith sono il chitarrista e
cantante Vasil Doiashvili, il batterista Nikoloz Rukhadze ed il
chitarrista, tastierista e bassista Vakthang Tskhvitava. Vasil suona
anche nei Valley Lord, Mortyrium, Greylon, mentre Nikoloz presta i suoi
servigi a Parryzide e Diaokhi.
"To The Shrines Of Ancestors" è stato registrato nello studio Zibo nel
2006, ed è stato pubblicato dall'etichetta Haarbn Records. La
copertina, dai caldi colori ocra e giallo scuro, è visionaria ma
estremamente evocativa. Si intravedono tante immagini sovrapposte:
delle nuvole, un'eclissi solare, un campanile in rovina. Proprio
quest'ultima immagine si ricollega al nome del gruppo, ed anche alle
tematiche principali dei testi del gruppo, incentrati tutti su una
risposta pagana al cristianesimo, visto come male dell'umanità.
Ho ascoltato questo disco in molte occasioni, e devo ammettere che
la prima volta non mi aveva entusiasmato. Ascoltandolo nuovamente, ho
cominciato ad apprezzare di più la musica proposta, tanto che alla fine
la mia opinione sul gruppo è cambiata profondamente. Agli inizi,
infatti, avevo etichettato i Ruins Of Faith come uno dei tanti gruppi
black sinfonici e melodici, privi di idee e derivativi. E, sebbene il
trio sia in effetti derivativo, ascoltando il CD con più attenzione mi
sono reso conto che i Ruins Of Faith non sono affatti privi di idee,
anzi... Il loro limite, allo stato attuale, è quello di non essere in
possesso di un suono inconfondibile e personale. I loro arrangiamenti e
le melodie, ma anche i riff, richiamano di volta in volta altri gruppi
più famosi. E' però così difficile essere originali in un ambiente
sovraffollato come quello del black sinfonico. E la cosa si fa
impossibile quando ai musicisti piace un certo tipo di musica, di
sonorità e di melodie. Cos'è dunque che mi ha fatto cambiare opinione
circa la povertà di idee del gruppo? Semplice: la qualità delle
canzoni! Le sette canzoni presenti nel CD (che arrivano a dieci traccie
con l'introduzione e l'intermezzo) sono tutte belle. Il songwriting è
studiato con criterio, e la capacità strumentale dei musicisti è
evidente negli arrangiamenti. Ascoltando le canzoni con il libretto
alla mano (nel quale ci sono tutti i testi, in inglese un po'
zoppicante, ma va bene lo stesso, eheh!), ci si rende conto che i Ruins
Of Faith hanno creato delle piccole colonne sonore per le parole del
testo. Oddio, in alcuni casi la cosa è voluta, in altri è casuale, però
l'evocatività di questa combinazione è innegabile. I Ruins Of Faith
uniscono l'istinto tipico del black ad una buona dose di intelligenza,
così che le canzoni risultino pienamente godibili dalla prima
all'ultima nota, riff dopo riff.
Tra le canzoni più valide segnalo senz'altro "The Everquest", che
contamina il black con influenze death melodiche e heavy metal,
l'eroica e battagliera "Mournbringer" (dall'ottimo testo) e l'oscura
"Solar Eclipse", nella quale emergono influenze mediorientali e slave.
Influenze peraltro presenti nel brano conclusivo "Murvan The Deaf". Le
altre canzoni, come l'opener "Pagan", "Father Fire" e la title-track,
sono valide e piacevoli, ma più classicamente black.
Il black metal dei Ruins Of Faith passa da momenti di grande furia, nel
quale le urla di Vasil sono ben sorrette dal suono potente delle
chitarre (ottima, tra l'altro, la produzione) e dalla batteria
ultratriggerata di Nikoloz, a momenti evocativi, malinconici e
sognanti. In questi frangenti, è la tastiera di Vakthang a stare sugli
scudi: il suo contributo è comunque costante, sia quando la musica
picchia che quando si rilassa. E' anche vero che proprio la tastiera
contribuisce a rendere i passaggi melodici di più facile presa.
Alla luce di quanto ho scritto nel corso di questa recensione, "To The
Shrines Of Ancestors" non è un disco epocale, ma non è nemmeno da
scartare a priori. Ho messo in evidenza i difetti della band, ancora
lontana dal possedere un suono unico ed inconfondibile, e che quindi
necessità di una maturazione più consistente. E' anche vero però che le
canzoni del CD sono tutte ben fatte, realizzate con professionalità, la
qual cosa mette i georgiani in una luce migliore rispetto a tanti
gruppi in circolazione. C'è del lavoro da fare, quindi, ma mi sento di
consigliare "To The Shrines Of Ancestors" a tutti gli amanti del black
sinfonico e melodico. Non troveranno una musica geniale, ma sicuramente
potranno godersi trentatre minuti di buona musica.
(Hellvis - Maggio 2008)
Voto: 7
Contatti:
Mail Ruins Of Faith: vasenka@geomail.ge
Sito Ruins Of Faith: http://www.freewebtown.com/ruinsoffaith
Sito Haarbn: http://www.haarbn.com/