ROOT
The Temple In The Underworld

Etichetta: Monitor Records (recensita la ristampa della Redblack)
Anno: 1992
Durata: 50 min
Genere: heavy/doom/pagan


"The Temple In The Underworld" è il terzo album dei cechi Root. Le notizie biografiche sono poche. C'è stato il cambio di etichetta dalla Zeras alla Monitor, non un grosso passo in avanti visto che entrambe erano piccole etichette underground. Va segnalato inoltre il cambio del batterista, quello nuovo si chiama René "Evil" Kostelňák, il quale aiuterà i Root nella loro evoluzione.
Il salto dai due album precedenti è sensibile, ora i Root hanno abbandonato quasi completamente i richiami al metal estremo (black primordiale e death) dell'epoca, diventando più raffinati, melodici e personali. Già i due album precedenti non cadevano in uno stile preciso, men che meno ci riesce "The Temple In The Underworld". Sopra ho scritto "heavy/doom/pagan" tanto per scriverci qualcosa. La componente di puro heavy metal è sempre presente, vari riff e melodie si rifanno ai gruppi oscuri della NWOBHM (Angel Witch e compagni). Ora è arrivato anche il doom nel loro stile, è presente soprattutto in canzoni come "Aposiopesis" e "The Old Ones". Poi c'è anche il pagan, inteso come musica e come testi: nella musica ci sono vari riferimenti alle canzoni popolari della loro terra, ed i testi trattano tematiche pagane (stavolta non sono infantili come nell'album precedente).
Però non crediate che ci si trovi di fronte ad un album minestrone e senza personalità, tutt'altro. Lo stile di questo lavoro è molto unitario, ed anche personale: i Root ci mettono molta farina del loro sacco, sia negli arrangiamenti di chitarra che con la voce di Big Boss. Le parti di chitarra sono piene di fantasia, sia nei riff che negli assoli, e da questo album le parti acustiche cominciano ad avere la loro importanza. Il cantato di Big Boss è forse meno schizzato di quanto farà in seguito, però resta sopra le righe, col suo timbro da orco declamante. Il contributo della sezione ritmica non va dimenticato: nei due album precedenti le parti di batteria erano grezze ed imprecise, mentre ora sono belle varie, precise, dinamiche e potenti. Credo che col batterista precedente i Root non sarebbero riusciti a fare questo salto stilistico.
La produzione è buona nel complesso, i suoni sono un po' grezzi ma adatti alla musica. Io ho in mano la ristampa rimasterizzata, quindi non so come sia la resa della versione originale. La confezione è buona, come dicevo nelle rece precedenti ho in mano la ristampa della Redblack in doppio CD assieme a "Zjevení". La copertina rappresenta il disegno di 3 loschi figuri, la trovo molto bella. Inoltre il libretto contiene i testi.
Storicamente possiamo definire questo lavoro come il primo passo dei Root per la creazione del loro stile unico. Da un lato va apprezzato il cambiamento stilistico, piuttosto marcato rispetto ad "Hell Symphony", dall'altro va detto che non c'è stato un grande salto in avanti a livello qualitativo. Questo album lo trovo molto buono, superiore al precedente ma di poco. Non intendo dire che sia mezzo passo falso, anzi. E' un lavoro di qualità, col quale i Root si stavano scaldando per sparare fuori i fochi d'artificio. Se vi piacciono i gruppi che propongono del metal oscuro con forti richiami agli anni '80, ma allo stesso tempo senza copiare nessuno, allora vi consiglio di comprarlo, così come tutta la discografia del gruppo. Si perdono molti dettagli se si ascolta uno dei loro album staccato dal resto della discografia.
(teonzo - Ottobre 2004)

Voto: 8


Contatti:
Sito Root: http://www.rootan.net/
Sito Redblack: http://www.redblack.cz/