ROOT
Kärgeräs

Etichetta: Blackhole Records (recensita la ristampa della Redblack)
Anno: 1996
Durata: 49 min
Genere: heavy/pagan/doom


Dopo l'uscita di "The Temple In The Underworld" ci sono stati vari casini in casa Root. I due capocce (Big Boss e Blackie) avevano litigato tra di loro, e a causa di questo il gruppo era stato messo in pausa. Così Blackie aveva cominciato a lavorare ad un suo altro progetto, i Cales, di cui vi invito a leggere le rece fatte in precedenza. Per le registrazioni dei Cales Blackie si era fatto aiutare alla batteria da Evil, il batterista che era entrato nei Root ai tempi del terzo album. Poi Blackie si è riappacificato con Big Boss, così hanno ripreso in mano i Root, e Big Boss ha partecipato come ospite al primo album dei Cales. Era giunto così il tempo del quarto lavoro dei Root, questo "Kärgeräs", registrato a fine 1995 e pubblicato ad inizio 1996 dalla Blackhole Records. La line-up che ha registrato questo CD era a 3 elementi: Big Boss (voce, flauto, tastiere), Blackie (chitarre e basso) ed Evil (batteria, e chitarra solo su "Old Woman").
Lo stile di questo "Kärgeräs" è una sorta di incrocio tra il precedente album dei Root ed il primo album dei Cales. Ci sono sempre le similitudini con i gruppi heavy/doom degli anni '80, ma la componente pagan/folk è diventata più importante. Le chitarre acustiche sono più presenti, idem per i riferimenti alla tradizione folk del loro paese. L'album contiene 12 tracce, compreso un breve prologo ed un'outro, ed è il primo concept del gruppo. La storia tratta eventi fantastici di un popolo antico, una sorta di mito creato dai Root per questo album, adattissimo allo stile musicale oscuro e pagano.
Il CD inizia in maniera ottima. "Lykorian" è una strumentale di 4 minuti che sembra uscire direttamente dal primo album dei Cales, lo stile è inconfondibile. E' una canzone ispirata e piena di feeling, dove riff elettrici e chitarre acustiche si fondono a perfezione. La seconda traccia è un breve prologo alla title-track. "Kärgeräs" (la canzone) racconta i primi eventi della terra antica, dimenticata dal tempo, di cui tratta il concept. Dal lato musicale segue lo stile della prima strumentale, però aggiungendo quel sapore Root al tutto. Qui l'ispirazione raggiunge i massimi livelli, la tensione emotiva cresce in maniera costante, e quando Big Boss canta l'ultimo verso "proud nation - Kärgeräs" si raggiunge l'apice, per non dire l'orgasmo musicale! Porca troia, iniziare un album meglio di così era impossibile, troppo figo!
Ma appena si pensa di essere di fronte al capolavoro, zac, torna in mente "Hell Symphony", il secondo album del gruppo, che cominciava alla grande e poi calava di tono. Purtroppo è così anche per questo "Kärgeräs" (magari ecco spiegato il motivo per cui la Redblack li ha ristampati assieme!). In questo caso però il calo non è brusco, ma costante. Dalla quarta canzone i Root abbandonano sempre più le similitudini coi Cales, dirigendosi verso lo stile di "The Temple In The Underworld". Dal lato qualitativo le canzoni scendono in maniera costante. La quarta "Prophet's Song" è molto bella, ma non goduriosa come la precedente. Via via si arriva alle canzoni finali (tra cui segnalo il titolo della nona "Equirhodont - Grandiose Magus", visto che questo diventerà il nome di un loro side-project), carucce ma poco ispirate, molto simili a quelle dell'album precedente, ma di resa minore. Peccato.
La produzione è sempre sul grezzo, si riescono a seguire i vari strumenti, ma si poteva fare di meglio. Sottolineo che sto parlando della versione rimasterizzata. La confezione che ho in mano è quella della ristampa su doppio CD della Redblack. La copertina è decente, ed il libretto ha il solito stile grafico di queste due ristampe, e contiene tutti i testi.
Dare un giudizio a questo album è dura, specie per il modo in cui si susseguono le emozioni. Era meglio partire lenti e finire con le bombe, almeno l'esaltazione aumentava pian piano. Qui invece si parte in quarta, e poi si rallenta. Fa pensare che le cose migliori siano quelle vicine allo stile dei Cales, mentre le parti mosce siano quelle vicine all'album precedente dei Root. A riascoltare questo CD mi verrebbe da essere cattivo, perché appunto se lo si ascolta tutto si finisce con l'avere l'amaro in bocca. Ma bisogna anche ricordarsi dell'esaltazione pura data dalle prime 3 canzoni. Il voto finale è una media. In complesso consiglio l'acquisto anche di questo album, è altalenante, ma i primi 10 minuti sono da storia del metal.
(teonzo - Ottobre 2004)

Voto: 8


Contatti:
Sito Root: http://www.rootan.net/
Sito Redblack: http://www.redblack.cz/