ROOT
Hell Symphony

Etichetta: Zeras Records (recensita la ristampa della Redblack)
Anno: 1991
Durata: 41 min (senza bonus track)
Genere: black/heavy


Dopo un anno dall'esordio ecco il secondo album dei cechi Root. Il cambiamento più grande è stato l'utilizzo dell'inglese come lingua per i testi. Per il resto l'etichetta è la stessa del primo album, ed anche la line-up è rimasta invariata. Dalle note si legge però che Big Boss si occupa dei radi interventi di tastiera, mentre Blackie si occupa anche del basso oltre che della chitarra. Suppongo quindi che fosse stato lui a suonare il basso anche su "Zjevení".
Lo stile non vede molte differenze, a parte la presenza in sottofondo di qualche parte di tastiera. Si tratta del solito metal estremo e grezzo che veniva proposto all'epoca. Stavolta però si parte alla grandissima: la prima canzone "Belzebub" è una cavalcata strumentale strafiga, piena di feeling e con un tiro spaccamontagne, dopo un paio di minuti l'adrenalina va alle stelle; la seconda "Belial" (ebbene sì, quasi tutte le canzoni hanno come titolo uno dei vari nomi del diavolo) è una canzone black/thrash altrettanto figa, con un riff più ispirato dell'altro. Le prime due canzoni sono praticamente perfette, piene di quel fascino grezzo tipico del metal estremo dell'epoca. Non si fa tempo a cominciare di pensare di trovarsi di fronte ad una chicca assoluta, che zac, riecco comparire il riff di "Pull The Plug" dei DEATH... compare per pochi giri all'inizio, forse l'hanno fatto per scaramanzia visto che anche stavolta si tratta della terza canzone... boh!
Le altre canzoni proseguono quasi tutte sulla stessa falsariga dell'album precedente, sono brani basilari, specie a livello ritmico, grezzi, oscuri e malati. La voce di Big Boss si divide tra interpretazioni teatrali e parti più urlate. Sono presenti vari assoli, quasi tutti di stampo slayerano, per il resto le canzoni si dividono tra le classiche parti in mid-tempo e varie accelerazioni. Però ci sono delle eccezioni che non rendono monocorde questo album. La sesta canzone "Satan" è praticamente basata solo su batteria e voce. Nel finale di "Loki" c'è un bel riff suonato senza distorsione, non è nulla di incredibile, è semplice ma con la giusta carica. L'ultima "The Prayers" è una canzone atmosferica basata sulla chitarra acustica e con qualche intervento di chitarra elettrica senza distorsione; il testo si basa su una traduzione inglese di una poesia di Baudelaire.
Nella ristampa poi sono presenti 6 bonus track. "The Oath" è una corta e semplice sfuriata black/thrash, niente di clamoroso. "Satan's March" è una strumentale che parte con un andamento doom, e poi si ravviva un poco, caruccia nel complesso. Non so da dove provengano queste due canzoni, non ho trovato informazioni da nessuna parte. Le ultime 4 sono canzoni live registrate nel 2000, sono tratte dai primi 3 album del gruppo, la registrazione e la prestazione sono buone.
La produzione è anche stavolta grezza, un po' meno di "Zjevení", ma si adatta perfettamente alla musica. La confezione della versione originale non so come sia. Ho in mano la ristampa della Redblack, si tratta di un doppio CD con assieme l'album "Kärgeräs" (non ho capito perché abbiano accoppiato il primo col terzo, ed il secondo col quarto, boh). Il lato riservato a questo album è un po' pacchiano. In copertina c'è la solita testa di un caprone sopra al solito pentacolo rovesciato, meno originali di così era impossibile. I testi sono in inglese e sono tutte delle declamazioni al diavolo.
In conclusione ritengo questo album un po' più figo del precedente. Le prime due canzoni sono semplicemente esaltanti, e poi c'è più varietà. Ma le canzoni "normali" hanno un po' meno fascino di quelle di "Zjevení", e questo impedisce all'album di decollare. E' un po' un peccato, ma meglio non disperarsi: i Root avevano dato prova di avere talento, ed in seguito riusciranno a farlo fruttare in pieno.
(teonzo - Ottobre 2004)

Voto: 7.5


Contatti:
Sito Root: http://www.rootan.net/
Sito Redblack: http://www.redblack.cz/