ROOT
Daemon Viam Invenient
Etichetta: Shindy Productions
Anno: 2007
Durata: 49 min
Genere: dark/heavy metal
"Daemon Viam Invenient" permette ai Root di raggiungere il venerabile
traguardo dell'ottavo album in studio, un traguardo che porta avanti il
culto nato intorno a questa storica band della Repubblica Ceca. La
storia dei Root è lunga e piena di particolari interessanti, dato che
il gruppo nasce addirittura nel 1987, ma per tutte le informazioni su
di loro la cosa migliore è rimandarvi alle precedenti recensioni di
teonzo, che raccontano dettagliatamente l'evoluzione del gruppo fino a
"Black Seal". Personalmente non ho avuto il piacere di ascoltare gli
altri lavori del gruppo, ma vi assicuro che l'ascolto di "Daemon Viam
Invenient" mi ha stuzzicato a coprire al più presto questa lacuna.
Entriamo nel vivo della questione e vediamo in cosa consiste questo
nuovo lavoro dei Root. Innanzitutto partiamo dall'aspetto visivo,
ovvero dalla copertina: giocata tutta su toni infuocati e colori caldi,
l'immagine ritrae un demone dal volto di teschio che tiene in mano il
mondo. L'immagine di per sé non è il massimo dell'originalità, ma la
realizzazione è molto buona. Già da ora, poi, si può notare una
iconografia spiccatamente black metal, con tematiche a sfondo satanico
(non a caso Big Boss, il leader del gruppo, è anche il fondatore della
Chiesa di Satana nella Repubblica Ceca), un logo simmetrico, intricato
con tanto di pentacolo rovesciato. Nonostante tutti questi indizi,
comunque, sarebbe sbagliato pensare ai Root come ad una band black
metal, perché il loro stile sa essere assolutamente unico.
Se leggete tutte le recensioni di teonzo, vedrete come il gruppo abbia
avuto una notevole evoluzione nel corso degli anni: da una sorta di
proto-black metal degli esordi, arrivando ad un miscuglio tra l'heavy
metal classico, il folk, il pagan e il doom. Bene, in "Daemon Viam
Invenient" il tutto sembrerebbe prendere una piega che riunisce parte
del passato dei Root, con il loro stile più recente. La componente
folk/pagan viene solo accennata, mentre sono piuttosto frequenti i
richiami al metal estremo, sia nel lavoro delle chitarre che nelle
ritmiche della batteria. Ovviamente il tutto poggia su quello stile
unico che è proprio dei Root: un heavy metal che riesce ad essere
classico e lineare nelle sue strutture e, allo stesso tempo, oscuro,
sinistro e impregnato di atmosfere malvagie.
Un grande pregio del CD, poi, è la varietà dei brani che, pur
mantenendo una linea guida costante, sono sfaccettati e multiformi.
Facendo una carrellata veloce degli episodi più particolari, si parte
da "Black Dove & White Raven", che sembra una ballata di Johnny
Cash (!!); si passa da bordate di puro metallo fumante come "Human" e
"Immortals (Tears Of Stone)"; si incappa in brani epici e drammatici
come "She" e "Strange Beauty Of Fright"; "What Will Be Next?" ci
avvolge con il suo horror metal; fino ad arrivare a ritorni alle
origini come "Who're They?", che sfoggia delle inaspettate influenze
black/death. Tutti i pezzi sono di buonissima fattura e, pur
trattandosi di ben 13 brani, ci sono pochissime cadute di tono.
Assolutamente da citare, poi, è la prova di Big Boss al microfono:
quest'uomo ha una gamma espressiva davvero spaventosa e passa con
tranquillità dallo screaming più grezzo, ai toni più evocativi e
profondi che sembrano fare da ponte tra un Messiah Marcolin e un
Fernando Ribeiro. Insomma, se c'è una cosa che dà una spinta in più a
tutto il lavoro è proprio Big Boss!
Che altro dire, quindi? Non saprei dirvi se questo CD è migliore o
peggiore degli altri: quello che so è che è proprio un gran bel disco e
che adesso sono proprio curioso di andare a ripescare qualcosa dal
passato dei Root. Spero che la stessa curiosità sia venuta anche a voi.
(Danny Boodman - Febbraio 2008)
Voto: 8
Contatti:
Mail Root: igorhubik@hotmail.com
Sito Root: http://www.rootan.cz/
Sito Shindy Productions: http://www.shindy.cz/