ROOT
Black Seal

Etichetta: Redblack
Anno: 2001
Durata: 73 min
Genere: Root


Essere entrati nelle fila della Redblack deve aver fatto bene ai Root. Con "The Book" hanno cominciato a farsi notare sempre di più in giro per il mondo, uscendo dagli stretti confini di "gruppo black di culto" in cui erano finiti dopo i primi album. La promozione di "The Book" non era stata certo al livello di quella delle grandi etichette, ma si erano cominciate a vedere recensioni su alcune riviste ed alcune zine piuttosto grosse, consentendo ai Root di far conoscere la loro ultima evoluzione, mostrando di aver smesso di essere un gruppo estremo e di essere diventati un gruppo per gli amanti dell'originalità. E' così cominciato il passaparola, ed i Root hanno trovato sempre più fan in giro per il mondo. Le buone vendite ed i vari feedback positivi hanno dato fiducia al gruppo. Erano finiti i casini, ed ora i Root potevano contare sull'appoggio di una etichetta di qualità e dedicarsi in pace alla loro musica. Va segnalato un cambiamento nella line-up precedente: è uscito il chitarrista Alesh ed è entrato il bassista Igor, questo ha consentito a Blackie di concentrarsi solo su chitarra e tastiere. Ci sono alcuni ospiti: Fernando Ribeiro dei Moonspell (voce su "Salamandra"), poi Petr "Tudy" Holubář ed Ivo "Kiwi" Černohorský alle tastiere su "The Mirror Of Soul".
L'album contiene 12 canzoni, ed in generale non ci sono grosse differenze con "The Book". Lo stile è piuttosto simile, per comodità vi rimando a quella recensione senza riscrivere tutto. Siamo sempre di fronte al nuovo stile personale ed unico dei Root, ma con alcuni cambiamenti. L'andamento delle canzoni è un pelo più vario, buona metà dell'album è piuttosto vivace, ma ci sono anche alcune parti molto lente e claustrofobiche. Gli arrangiamenti sono ancora più curati, e la voce di Big Boss è sempre teatrale, varia e schizzata. In pratica questo album è l'evoluzione di "The Book": più vario, più definito, più a fuoco. Le canzoni sono tutte ispiratissime, ed i Root si mantengono su livelli altissimi per tutta la durata della musica.
Dico "durata della musica" e non "durata dell'album" per un motivo ben preciso: l'ultima "...Before I Leave!" si chiude con 14 minuti in fade-out costante, in cui ripetono all'ossesso il ritornello della canzone senza musica di sottofondo. La prima volta che ho ascoltato questo CD ci sono rimasto veramente di merda! In una intervista hanno detto di averlo fatto tanto per scherzo, a me personalmente fa girare un po' le balle... non so se mi dà sui nervi di più questa coda oppure l'intro di "In Search Of Sanity" degli Onslaught... bella lotta!!!
La produzione è molto buona, anche se preferisco quella dell'album precedente, qui le chitarre sono un pelo più confuse, ed i piatti della batteria un pochetto plasticosi. Lo stesso vale per la confezione: carina, ma non al livello di quella di "The Book". La copertina è meno d'impatto, ed il libretto è in normale carta plastificata. Sono presenti tutti i testi, basati sempre su tematiche pagane, mistiche ed ancestrali. Da quello che ci capisco non mi sembra un concept come i due precedenti, ma potrei sbagliarmi.
"Black Seal" è sicuramente un ottimo album: originale, pieno di idee e suonato alla grande. Le canzoni sono un pelo superiori a quelle di "The Book", in molti punti sono vicine alla soglia del capolavoro. Però manca il salto finale, almeno secondo me, inoltre non tutti i dettagli sono perfetti. Dal lato materiale la produzione e la confezione potevano essere migliori, specie considerando quelle dell'album precedente. Poi c'è quella cazzo di outro che, mi spiace per loro, mi fa proprio girare le palle. Quindi si giocano mezzo voto e gli smollo 9 anche questa volta. Ma è sempre un 9 sonante, segno di un album comunque strafigo. Date un'ascoltata a qualche mp3, poi vedrete che vi verrà voglia di comprarvi la discografia del gruppo.
(teonzo - Ottobre 2004)

Voto: 9


Contatti:
Sito Root: http://www.rootan.net/
Sito Redblack: http://www.redblack.cz/