ROD SACRED
Rod Sacred

Etichetta: Metalnews
Anno: 1990
Durata: 40 min
Genere: Heavy Metal


E' con gioia e goduria smodata che mi accingo a recensire l'unica fatica dei miei amatissimi conterranei Rod Sacred! Sì, avete capito bene: sono anche loro dei Sardacci! Chi l'ha detto che abbiamo solo pecore e mare quaggiù? Ahahah! Abbiamo (avevamo!) anche dell'ottimo heavy metal!!!
I Rod Sacred erano quattro truci metallaracci della provincia di Cagliari formatisi nei primi anni '80, e che fino alla metà degli anni '90 occupavano con pieno merito il trono del metal isolano, conteso solamente dagli Epic Metallers Salem's Lot, i cui primi vagiti sono del 1986, e dai Lochness, dalle sonorità vicine al metal sinfonico. La loro esperienza occupa tutto un lustro e termina intorno alla seconda metà degli anni '90, sicuramente anche a causa della sfortunata coincidenza con l'esplosione del fenomeno-merda del grunge di qualche anno prima. Il conseguente disinteresse della maggior parte dei kids verso sonorità legate al metallo ottantiano più tradizionalista mise la parola fine alla avventura dei Rod Sacred, che si sciolsero divenendo leggenda. I responsi del settore all'epoca furono positivi e lusinghieri, e a tutt'oggi questo vinile viene valutato intorno alle 50 Euro e ricercato da metallari di tutt'Europa; giustamente, dico io!
Questo disco è una vera figata, non c'è che dire, lo si capisce subito dal primo brano! La stupenda "Don't Fear The Rain" fa il verso all'Ozzy Osbourne di "Bark At The Moon", ma qui non c'è la timbrica sgraziata del Madman, ma la voce di Tony Deriu (non ridete troppo, stronzi!) quasi identica a Klaus Meine. L'opener è di gran lunga il mio pezzo preferito, ascoltare per credere; e poi sembra quasi un "riassunto" delle capacità compositive dei Rod Sacred. Infatti tutti si mettono ottimamente in mostra: oltre alla voce, abbiamo il basso di Franco Onnis, vario e pulsante, la batteria di Joe Del Rio, una vera tempesta, e la sei corde di Martino Vargiu, in grado di sparare assoli veramente bellissimi e azzeccati! Che figata ragà!!!
"Live Your Life Again" sembra un pezzo degli Scorpions, e non solo per la voce, mentre grandiosa è pure "Lonely Between Mass Of Puppets", impreziosita da un assolo ispiratissimo. "The Mystery Of Quid" è Sabbathiana nel suo cadanzatissimo incedere, mentre in "Crazy For You" troviamo le classiche terzine da cavalcata pura! Qui Vargiu si supera e ci regala l'assolo più bello del disco (è difficile sceglierne uno, credetemi!); altrettanto azzeccate sono le melodie armonizzate stile Maiden ed il ritornello, orecchiabilissimo. "The Enter" è una breve strumentale molto triste e malinconica, ricorda la bellissima "Mourn" dei Sentenced, con un piccolo particolare... è stata scritta 8 anni prima e soprattutto in Sardegna! I restanti e ultimi 3 pezzi sono tutti godibilissimi, in particolare "Dreaming", il cui testo toccante, scritto da Onnis, è dedicato all'amico Paolo Bonilli, scomparso tragicamente. Degna di lode è anche l'ultima traccia, "Will Of Living", che sembra un brano della Strana Officina, non a caso infatti tutto l'album ha delle sonorità simili a "Ritual". Non male, eh!
Un disco davvero ottimo, un piccolo capolavoro del Metal Sardo! Se riuscite a trovarlo compratelo senza indugi (rubatelo!), non c'è possibilità che ve ne pentiate; se poi proprio non vi piace, vi renderò personalmente i soldi! Un'ultima cosa: il disco è dedicato a Paolo Bonilli, virtuoso chitarrista dei primissimi Rod Sacred, morto in un incidente stradale nel 1989 (pare sia uscito di strada per un colpo di sonno); sempre la strada si porterà via i Fratelli Cappanera, appena 4 anni più tardi. Che sia il destino dei true metallers? Tocchiamoci le pallers!
(Randolph Carter - Novembre 2002)

Voto: 8.5