ROCK GODDESS
Rock Goddess

Etichetta: A&M (vinile); Renaissance Records / Polygram (CD)
Anno: 1983
Durata: 41 min
Genere: NWOBHM


Assieme alle Girlschool, la band femminile piu' popolare sulla scena NWOBHM, le britanniche Rock Goddess nascono dal sodalizio delle sorelle Jody e Julie Turner (rispettivamente voce + chitarra e batteria) con la loro compagna di scuola Tracey Lamb (basso). A causa della troppo giovane eta' di Julie (nove anni!) le ragazze si limitano a provare in privato fino a che la piu' piccola raggiunge l'eta' di quattordici anni, fatto che permette loro di cominciare a tenere show nei pub e nei piccoli locali. Passa qualche anno, e a seguito di un'ottima esibizione al festival di Reading del 1982 alle tre figliole viene finalmente offerta la chance discografica di un singolo. Questo va bene, e dopo un po' di date qui e la' si passa all'omonimo LP di debutto.
Contrariamente a quella che puo' essere l'opinione diffusa che le band femminili possono solo produrre roba easy listening puntando poi tutto sul look aggressivo, qui devo dire che (limitazioni tecniche a parte) le canzoni di questo album sono assai piacevoli e sufficientemente dure da farmi apprezzare il lavoro svolto. Si', e' vero, le tre non e' che siano dei manici con i rispettivi strumenti, pero' hanno grinta da vendere e sono convinte della bonta' del proprio materiale (tutti i pezzi sono scritti dalla cantante-chitarrista Jody). Si unisca il tutto a una voce piuttosto roca e aggressiva e a canzoni sufficientemente brevi e compatte cosi' da non stufare mai l'ascoltatore (lunghezza stile pezzi dei Motörhead, per intenderci), e il risultato e' un disco che fila via liscio come una vodka.
Difficile scegliere quali sono le canzoni migliori del lotto. Dall'opener "Heartache" in avanti e' una sfilza di brani molto gradevoli e sempre vari, si va da quelli piu' cadenzati e non troppo veloci come "Start Running", "The Love Lingers Still", o la cupa "To Be Betrayed", a quelli piu' propriamente heavy metal, belli potenti, come "Satisfied And Crucified" e le tiratissime "One Way Love" e "Make My Night" (il riff di quest'ultima ricorda pero' un po' troppo quello di "Symptom Of The Universe" dei Black Sabbath). Chiude il vinile l'anthemica "Heavy Metal Rock'n'Roll", classico pezzo da concerto che sembra scritto apposta per far urlare la strofa da parte del pubblico.
Nella ristampa in CD (che si puo' trovare in edizione doppia assieme al secondo lavoro "Hell Hath No Fury") sono inclusi altri due brani: "In The Heath Of The Night" (un potente brano hard rock) e "Our Love's Gone" (piuttosto convenzionale, ma pur sempre ascoltabile).
Difficile dire se quest'album e' un classico minore del metal britannico primi anni '80 o semplicemente un disco piacevole da ascoltare in macchina intanto che si guida di giorno sulle autostrade. Io propendo per la seconda, ma consiglio ugualmente di prenderlo su al volo se lo si trova in giro a un prezzo abbordabile, perche' la voce roca e incazzosa di Jody Turner e' sicuramente qualcosa che e' difficile da sentire alla radio oggidi'. Una buona rocker rognosa vestita in pelle fa sempre un certo effetto sul sottoscritto.
Inoltre, pur mancando dei veri e propri pezzi da novanta in questo LP, il livello medio delle canzoni e' decisamente buono, non ci sono ciofeche che ti vien voglia di saltare, e a distanza di vent'anni la musica qui contenuta non e' invecchiata, cosa che contraddistingue il rock fatto bene, e la produzione e' piu' che adatta a mettere bene in risalto tutti gli strumenti e le voci delle tre ragazze. Unico accorgimento: per gustare questo disco dovete ascoltarlo piu' e piu' volte, perche' magari alle prime passate puo' non convincere del tutto. Almeno, a me da principio aveva fatto questa impressione. Poi con il tempo e' cresciuto e ora lo metto sempre nello stereo con piacere.
(Mork - Novembre 2004)

Voto: 8