RITUAL OF REBIRTH
Ethical Disillusion
Etichetta: Nadir Records / Live Tribe Music
Anno: 2008
Durata: 50 min
Genere: techno-death metal/metalcore
I Ritual Of Rebirth sono un gruppo ligure formatosi nel 1998. Prima di
pubblicare questo "Etichal Disillusion", il quintetto ha realizzato un
demo nel 2004 intitolato "Project: New Life". I membri della band sono
Mr. Ale Gorla (voce), Fabio Palombi (chitarra ritmica), Davide Bruzzi
(chitarra solista), Nicola Giordanella (basso) e Daniele Panucci
(batteria). Il cantante è noto anche per essere il bassista dei The
Famili, mentre Fabio Palombi proviene dai Nerve.
Attualmente la band sta promuovendo il suo album d'esordio. Tra le
date più significative, le due di supporto ai Cynic durante il loro
breve tour italiano.
"Ethical Disillusion" è stato registrato nello studio Nadir, sotto
la supervisione di Tommy Talamanca. La copertina, di ottima fattura e
dai colori scuri, è occupata da un occhio che ci osserva. Il libretto
contiene tutti i testi, una foto dei musicisti, i contatti e le varie
informazioni relative alla registrazione.
Beh, come non parlare bene di una canzone che si intitola
"Shapeless"? Eheh! I Ritual Of Rebirth mettono in chiaro tante cose,
sin dalle prime battute: innanzitutto, che ci si trova di fronte ad un
gruppo che fa della tecnica il suo fiore all'occhiello. In secondo
luogo, che l'ottima tecnica non influenza affatto la potenza d'impatto
del combo ligure. Anzi, il quintetto spacca davvero, grazie anche ad un
suono valorizzato dai soliti, ottimi studi Nadir. "Shapeless" è una
canzone tesa, dalla ritmica mai velocissima, ma nervosa e tormentata.
La sezione ritmica crea un ottimo groove, che dà vita ad una forte
suspence che si insinua sotto la pelle dell'ascoltatore. Talvolta,
l'impatto distruttivo è reso più umano dall'utilizzo della melodia, il
cui contrasto con le sezioni più violente è ancora più evidente quando
il growling lascia il posto alla voce pulita. Comunque sia, "Shapeless"
è un'ottima canzone d'apertura, che testimonia in quattro minuti appena
tutto il potenziale espressivo di questa band.
"The Japanese Syndrome" ha un approccio meno lineare (anche se
questo termine va preso con le pinze) rispetto alla canzone d'apertura.
La composizione ribolle di creatività, e non c'è un solo passaggio che
possa essere ascoltato in maniera passiva. O meglio, la traccia ha un
buon impatto e quindi potrebbe essere ascoltata benissimo con
superficialità. Facendo così, però, si corre il rischio di perdere
tutti quei particolari che la rendono così gustosa e particolare. La
prima sezione è da capogiro, con tutte le sue sonorità sghembe, i suoi
stacchi nevrotici e la ritmica senza pace. La seconda parte è invece
più accostabile, un perfetto anticlimax di quanto si sia ascoltato in
precedenza. Tra l'altro, i Ritual Of Rebirth utilizzano anche sonorità
molto moderne, evitando così di esprimersi in un linguaggio troppo di
nicchia, o comunque retrò.
In "Random Hate", i musicisti esibiscono un songwriting meno
arzigogolato rispetto alle composizioni precedenti, ed arricchiscono il
suono con inserti elettronici, che danno al tutto un aspetto quasi
cyberpunk. Inoltre, la voce pulita (alla quale si aggiunge una seconda
voce) ha un ruolo più significativo rispetto, ad esempio, alla traccia
d'apertura. E quando questa ruba la scena, la canzone sembra spingersi
ad anni luci di distanza dal death metal. E' un brano di confine, nel
quale il gruppo dimostra la sua ampia libertà espressiva. Un bellissimo
assolo di Davide alla chitarra chiude le danze.
Il death metal torna a spaccare ossa con "Compromise Does Fail".
La band si libera nel solito groove trascinante e testardo, che spesso
viene spezzato da irregolarità ritmiche violente e bizzarre. E fuori
dai canoni è anche l'utilizzo della voce pulita, spesso piazzata in
punti che non ti aspetti. Il lieve riverbero che la caratterizza dona,
a questi frangenti, un aspetto esotico, un'oasi di calma in mezzo a
tanta rabbia. Rabbia che non è mai cieca, visto che il songwriting dei
Ritual Of Rebirth appare sempre controllato, preciso, attento al
particolare. La furia viene imbrigliata in catene strette: una cosa che
certo non ci rende tranquilli, visto che sembra sempre pronta a
spezzarle, ed a travolgerci con tutta la sua irruenza.
"Disconnected" (anche questo titolo... per anni abbiamo avuto un
recensore con tale pseudonimo - 'sto gruppo mi sta sempre più
simpatico, eheh!) è caratterizzato, nelle sua battute iniziali, da un
incedere staccato e sbarazzino, che non può che far tendere le antenne
all'ascoltatore più curioso. Ovviamente, non passa tanto tempo prima
che la potenza esploda, ma la canzone continua a mantenere il suo
aspetto schizofrenico. Anche quando interviene la voce pulita, in
passaggi dal sofisticato sapore progressive. E, in questa canzone, i
Ritual Of Rebirth vogliono dimostrare di saper anche accarezzare i
propri strumenti: si ascolti, ad esempio, il bellissimo assolo di
chitarra, dai suoni delicati e sognanti, che dà vita ad un succedersi
di emozioni. E sembra strano che una sezione del genere faccia parte di
un brano che vede il cantante sgolarsi come un folle. Sia come sia,
anche in questo caso il quintetto si dimostra maestro nell'arte di
accostare la melodia alla potenza d'impatto, senza per questo scadere
in ripetizioni inutili di quanto già fatto da altri gruppi. E,
credetemi, non è una cosa da poco.
Infatti, con una mossa scaltra da avvocato del diavolo, ecco che
in "Toy" il gruppo si lancia in aperture melodiche che fanno tanto
death melodico svedese, o metalcore. La cosa mi ha fatto storcere un
po' il naso, perchè da un gruppo così creativo e personale, scelte così
banali suonano un po' come un tradimento. Mi riferisco, nella
fattispecie, all'alternanza di strofe e ritornelli nella prima parte.
Per fortuna che, come al solito, i musicisti decidono di cambiare le
coordinate a metà brano, dando il via a tutta una serie di variazioni e
cambi che trovano il loro punto più coinvolgente tra il passaggio
solista della batteria e la partenza dell'assolo di chitarra. Peccato
per quella prima parte, nella quale il gruppo sembra si sia adagiato
sulle scelte più facili. Però è bene che il lettore tenga conto di una
cosa: quando scrivo una piccola critica, è proprio perchè vado a
cercare il pelo nell'uovo. Ma, ce ne fossero di gruppi come i Ritual Of
Rebirth! Ci sono band che, per avere in repertorio la canzone più
scarsa e scontata di questi liguri, venderebbero l'anima al diavolo!
Passiamo a "Memories". Canzone testarda e decisa, presenta un buon
impatto e prende sin dal primo ascolto. In effetti, in questo caso la
follia è messa un po' da parte, com'è già successo in altre occasioni,
nell'intento di creare un brano più immediato. In effetti, la
contrapposizione tra melodia ed asprezze death è ben bilanciata, ed
anche quando il tutto si complica a metà brano, la canzone mantiene il
suo equilibrio, senza inoltrarsi in territori troppo cerebrali. Una
parola di elogio per la voce del cantante, il cui timbro è
tremendamente comunicativo quando abbandona il growling, tracciando
melodie degne di nota.
"We Don't Listen" contrappone una linea melodica sghemba ed
atonale ad una ritmica regolare e potente. Ci pensa la voce pulita a
ristabilire gli equilibri... beh, più o meno! La ripetizione di certe
figure ritmiche, pulite e concise, tende a confermare la tendenza ad
una semplificazione del riffing tipica di certo metalcore,
nell'accezione moderna del termine. Non si tratta del primo caso nel
CD, ovviamente: ne scrivo adesso, perchè la cosa è utile all'economia
della recensione. E' per questo che mi sono avventurato in una
definizione del loro genere così complessa. Avrei potuto scrivere
techno-death moderno e melodico, e così via, ma non avrei centrato
comunque il bersaglio. Semplicemente, i Ritual Of Rebirth propongono un
death metal in chiave moderna, al passo coi tempi e vagamente
influenzato dalle tendenze musicali più recenti e di maggior
diffusione.
"Desire" è una prova concitata, capace di iniettare adrenalina
pura nelle vene dell'ascoltatore. E' difficile star fermi, sopratutto
durante le sezioni più cadenzati, e non lasciarsi andare ad un sano
headbanging. I musicisti sanno come trattare la materia da loro creata,
ci giocano come plastilina e le danno forme diverse a seconda
dell'ispirazione. Senza limiti. La sorpresa e la meraviglia sono sempre
dietro l'angolo, ed arricchiscono un songwriting capace di essere
apprezzato anche con ascolti superficiali. L'ho già scritto prima. La
band sà il fatto suo: su questo, ci si può scommettere.
La cazzuta "Stone" è una prova di energia ed intelligenza in grado
di mettere d'accordo tutti. La canzone procede con una certa linearità
e semplicità, che di death metal ha poco, a parte la pesantezza e i
vocalizzi distorti. Tutto questo rispetto a molti brani precedenti. La
traccia, dotata di un marciume quasi sludge, affoga l'ascoltatore in
paludi di potenza e di pesantezza. Ma l'annegamento è reso piacevole
dal delizioso lavoro della chitarra. Con i suoi cinque minuti di
durata, è la canzone più lunga del CD.
"Last Pulse" riporta i Ritual Of Rebirth ai vertici della loro
creatività. Con la qual cosa non intendo che si tratti di uno dei brani
migliori di "Ethical Disillusion", ma che il gruppo dimentica qualunque
tentazione di linearità, ma lanciandosi in variazioni su variazioni,
cambi su cambi. Ciò che sorprende è che, nonostante tutto, la coerenza
non collassa, ma rimane comunque invariata. Sintomo di maturità,
direi...
"Shame On Me" è l'ultima canzone del CD. Spesso è volentieri, il
brano finale tende a riassumere, in un modo o nell'altro, quanto
ascoltato in precedenza. E in "Shame On Me" troviamo sia i passaggi più
ruvidi, sia i vocalizzi morbidi, sia gli improvvisi cambiamenti di
direzione, sia il groove trascinante che le inaspettate virate
ritmiche. Quindi, "Shame On Me" assolve bene alla sua funzione,
chiudendo un disco che, per durare cinquanta minuti, non stanca mai ma
anzi, mi lascia sempre una gran voglia di schiacciare di nuovo il tasto
"play".
Credo che il mio giudizio nei confronti di "Ethical Disillusion"
sia ovvio, visto quanto ho scritto in precedenza. I Ritual Of Rebirth
fanno parte di quei gruppi giovani, che stanno dando lustro alla scena
death tecnica nostrana. Fortunatamente, l'Italia ne può vantare una
buona squadra, magari non numerosissima, ma di valore assoluto. Ragion
per cui, cari lettori, l'acquisto di "Ethical Disillusion" è vivamente
consigliato, perchè è giusto che un gruppo di questo valore venga
sostenuto. Anche perchè ritengo che non abbia ancora raggiunto il suo
massimo, ma che i musicisti abbiano ancora tantissimo potenziale da
sfruttare!
P.S. Il CD è arricchito di un video di venticinque minuti, dedicato al cosidetto (odio usare termini inglesi!) making of.
(Hellvis - Agosto 2008)
Voto: 8
Contatti:
Mail Ritual Of Rebirth: fabio@ritualofrebirth.com
Sito Ritual Of Rebirth: http://www.ritualofrebirth.com/
Sito Nadir Records: http://www.nadirock.net/