RIPPER
...And The Dead Shall Rise
Etichetta: Iron Works Records
Anno: 1986
Durata: 45 min
Genere: horror heavy metal
"...And The Dead Shall Rise" è senza dubbio alcuno uno di quei dischi STRA-CULT che determinano in maniera pressoché infallibile l'appartenenza del proprietario ad una data generazione (non solo anagrafica!).
All'epoca della pubblicazione ci fu più d'uno che rimarcò l'impressionante similitudine di immagine e stile tra i Ripper e i Death SS prima maniera (quelli VERI, del malsano e insano duo Sylvester/Chain). Da fonti certe so che i demo della band pescarese giunsero fin negli States, suscitando un gran clamore tra tape trader ed addetti al lavoro, quindi non si tratta di supposizioni campate in aria. Inoltre anche la musica proposta dai Ripper pasce dalle stesse radici da cui si originò la leggenda maledetta della santissima morte: il teatrale shock-rock di Alice Cooper e Kiss, l'ovvia presenza dei Black Sabbath e dei Judas Priest più catacombali, e fin qui ci siamo. Alcuni hanno citato pure i Mercyful Fate prima maniera, anche se a mio personalissimo giudizio i Ripper risultano assai più godibili, potenti e diretti, e molto meno stucchevoli e presuntuosi rispetto a King Diamond e Soci...
La critica fu prodiga di elogi ed accolse con grande favore questo lavoro, il quale raccolse solo pareri positivi, per non dire entusiastici, sulle riviste di settore, ma questo grande entusiasmo si scontrò con la quasi impossibile reperibilità del vinile in questione, dati i limitatissimi mezzi della Iron Works Records e la provenienza "provinciale" della band (venivano da Houston, Texas).
Fu così che Rob Graves (chitarra e voce, il Becchino), Death (chitarra e voce, la Morte), Sadie Paine (basso e voce, la Vampira) e J.D. Shadowz (batteria e voce, il Boia) divennero uno di quegli elettissimi ed ultra elitari oggetti di culto ricordati solo da pochi, feroci ed indefessi fanatici, e che in maniera più o meno palese, evidente e conscia hanno ispirato o influenzato suono ed immagine di tantissimi act sopraggiunti nel fluire degli anni (qualcuno ha fatto i nomi di Dimmu Borgir, Cradle Of Filth e di una dozzina di doom band a caso???).
Attitudine e grinta non erano certo merci che scarseggiavano nell'armamentario a disposiziopne di Rob Graves e Soci, quindi chi cazzo se ne frega dell'imperfetta resa sonora e dell'assenza di mirabilie tecniche e finezze varie. C'è convinzione, c'è passione e c'è la cosa più importante di tutte: quel sano spirito da "calci in culo e via andare" tipico di tutti i metallari degni di questo nome e che riesce a rendere memorabili piccoli dischi sconosciuti come questo, specie se poi contengono grandi canzoni come "Death Awaits You" (potente ed oscuro prototipo di power metal), "Wake The Dead" (un inno doom con pochi rivali), "Metal Mission" e "Sinister Minister" (sentiti e doverosi omaggi ai maestri e progenitori Judas Priest)...
Il look curato e spettacolare (Death usava un costume di scena spudoratamente e spettacolarmente simile a quello del Paul Chain degli esordi) e il fatto che ogni membro della band cantava i pezzi che scriveva (situazione che credo UNICA nella storia del metallo, ma non vorrei sbagliarmi!) rendevano inconfondibili e unici i Ripper. Occorre ricordare che la pur brava bassista Sadie Paine era una delle più serie candidate al titolo di più clamoroso tubero non commestibile della storia del metallo pesante... Brutta, ma brutta tanto!
La band restò in piedi fino ai primi anni '90 (pur non pubblicando nessun altro lavoro), sciogliendosi travolta dal ciclone grunge ed entrando nel novero delle leggende "minori" dei difensori della Fede (con la F maiuscola), ma a quanto pare ci son giunte voci che Rob Graves abbia deciso di riesumare la sua diletta creatura, sepolta ormai da oltre un decennio... Speriamo bene!!!
(Metal Mike - Ottobre 2003)
Voto: 9
Questo disco è una dritta! Troppo figo! L'influenza dei Death SS non si limita ai costumi e ai personaggi interpretati, ma si sente eccome anche nella musica di questi pazzoidi, tanto che il riff di "Sinister Minister" sembra partorito dalla mente malata del primo Paul Chain. Fighissime le introduzioni ai primi pezzi, opera del quinto elemento Steve "The Hunger" Bogle, degne di veri e propri film dell'orrore! La voce della bassista Sadie Paine è una delle più insopportabili che mi sia mai capitato di sentire... ah ah ah! Il vinile purtroppo è roba da collezionisti, ma meno male che è stato ristampato in CD dalla nostrana Black Widow, per cui ora è facilmente reperibile. Un cult-album da custodire gelosamente!
(Randolph Carter - Luglio 2004)
Voto: 8.5