RIOT
Privilege Of Power
Etichetta: CBS Records
Anno: 1990
Durata: 55 min
Genere: Heavy Metal
I Riot sono una band che in venticinque anni di
onorata carriera ci ha regalato grandissimi dischi. Come definire altrimenti album come "Narita", "Fire Down Under", "Thundersteel" o
"Inishmore", ad esempio?
Parlando con diversa gente però ho spesso notato un
certo scetticismo nei confronti di questo album e a dire il vero non ne ho mai
capito il perché.
"The privilege Of power" è un ottimo disco di metal
classico, a volte speed, aperto anche ad altre influenze (vedi i fiati in "Killer") e contiene brani che mettono il fuoco addosso.
L'eterno Mark Reale è qui affiancato da una
band di primordine e i risultati si sentono. La voce di Tony Moore vola altissima per tutta la durata del disco e il paragone con l'Halford d'epoca non
è irriverente. La sezione ritmica è letteralmente mostruosa con Don Van Stavern
al basso e Bob Jarzombek alla batteria (che siano tutti mostri in famiglia?),
quest'ultimo in particolare fa paura, complice anche un missaggio che mette
giustamente in primo piano la sua doppia cassa; uno dei batteristi più preparati
in campo metal, credo che chiunque l'abbia visto dal vivo concordi con
me.
L'album si apre con "On Your Knees", speed metal
dominato da Jarzombek con Moore che è costretto a salire in cielo per farsi
sentire...
"Metal Soldiers" è un classico mid-tempo alla Judas
e "Runaway" è niente di più - ma neanche niente di meno - di una bella
metal-ballad.
"Killer" mostra influenze funky-soul, è piena di
fiati, ma il gruppo ha un tiro che è una meraviglia. I quattro avevano un affiatamento pazzesco, sia nei pezzi veloci che negli stacchi. Il lato A si
chiude con "Dance Of Death", altro brano speed ottimamente interpretato.
Sul lato B i Riot mantengono alta l'attenzione con
brani diversi tra loro come "Storming The Gates Of Hell", "Maryanne" (leggera...
canzoncina americana... ma non brutta) e "Little Miss Death" prima di
sfoderare il loro capolavoro. L'ultimo brano originale di questo album (la
conclusiva "Racing With The Devil On A Spanish Highway" è una cover di Al
DiMeola) è uno dei più bei brani heavy/speed metal mai sentiti, almeno a mio
parere. Si intitola "Black Leather And Glittering Steel" e l'unico appunto che
gli muovo è la somiglianza del riff iniziale con quello di "Hard As Iron" dei
Judas Priest. "Black Leather..." è un treno che viaggia a velocità folle e che
non accenna minimamente a deragliare. Gli stacchi sono precisissimi, le scale
incastonate ad hoc, Moore va letteralmente in cielo e non concede neppure un
attimo di riposo alle sue corde vocali. Posso apparire ripetitivo ma invito
tutti a sentire il lavoro di doppia cassa di Jarzombek.
C'è grinta, voglia
di spaccare nei Riot, quella grinta e cattiveria che spesso latitano in tanti
gruppi. Non ho fatto cenno a Mark Reale, da sempre anima dei Riot. Beh, non ce
n'è bisogno, si conferma uno dei migliori chitarristi in questo genere, velocissimo, con tanto feeling e tante idee...
La conclusione spetta alla già
citata cover di "Racing..." (degli accenni di questo pezzo compaiono anche
all'inizio del disco), praticamente la conferma di trovarci al cospetto di
musicisti di grosso calibro.
Un disco in definitiva consigliatissimo,
sicuramente non importante come "Fire Down Under", ma che si riascolta sempre
con piacere.
(Linho - Ottobre 2002)
Voto: 9