RIOT
Nightbreaker
Etichetta: Rising Sun Production (recensita l'advance tape)
Anno: 1994
Durata: 56 min
Genere: heavy metal
Dopo "Privilege Of Power" del 1990 e conseguente successo in Giappone i Riot si separarono dal cantante Tony Moore, che aveva caratterizzato sicuramente i due album in studio a cui aveva preso parte, "Thundersteel" e "Privilege..." appunto. In questi due dischi, molto belli entrambi, i Riot si erano avvicinati a sonoritą speed metal e l'ugola di Moore, che poteva ricordare l'Halford dei tempi d'oro, era veramente funzionale.
Perso Moore, dicevo, i Riot reclutarono Mike DiMeo; "Nightbreaker" č la prima testimonianza col nuovo cantante e segna nuovamente un cambio di direzione musicale, limitando la velocitą per recuperare sonoritą hard rock.
"Nightbreaker" č sicuramente un buon disco - col tempo l'ho parecchio rivalutato - ma non č, altrettanto sicuramente, un album epocale, gli stessi Riot sapranno fare di meglio in seguito (penso ad "Inishmore" del 1998, ad esempio).
"Soldiers" č un valido brano d'apertura, senza troppi fronzoli, ed inquadra bene i Riot attuali; la seguente "Destiny" invece lascia il tempo che trova, si lascia ascoltare ma nulla pił.
Uno dei pezzi forti č la cover di "Burn" dei Deep Purple, con uno scatenato Jarzombeck - che stranamente nel resto dell'album si "contiene" abbastanza - dietro le pelli e un ottimo Reale in versione solista. "In Your Eyes" č una ballad voce-tastiera atipica per i Riot, mentre "Nightbreaker" č molto veloce e "Medicine Man" ha influenze blues. Sembra che il gruppo stesse cercando una direzione e volesse mostrare diverse sfumature di sč...
Il lato B č aperto da una delle migliori canzoni del disco, "Silent Scream", tiratissima all'inizio e con un ritornello molto particolare. Il riff iniziale di "Magic Maker" poi č Riot al 100%, mentre "On The Run" risulta uno dei brani meno riusciti (se non ricordo male in alcune versioni del disco questo brano non compariva e al suo posto c'era la cover di "A Whiter Shade Of Pale" dei Procol Harum).
"Babylon" č senza ombra di dubbio la miglior canzone del CD e la vedrei bene in un ipotetico greatest hits dei cinque americani (o sarebbe meglio dire... italiani?!?): ottimo riff e cantato trascinante, veramente un ottimo pezzo.
Chiude il rifacimento di "Outlaw" (da "Fire Down Under") cantata da Guy Speranza... inconfondibile - e bellissima! - la sua voce, un classico la canzone.
Cos'altro aggiungere? Se non conoscete i Riot probabilmente sarebbe meglio partire da altri album, ma se comunque inizierete con questo sono sicuro che la voglia di sentire gli altri vi verrą ugualmente.
(Linho - Gennaio 2003)
Voto: 7
Un ottimo disco di heavy metal classico, ogni tanto lo riprendo
e me lo sparo tutto di fila con gran piacere. Non tutti i pezzi
mi piacciono allo stesso modo ma il livello medio e' alto.
E Destiny a me piace :)
(Mork - Marzo 2003)
Voto: 8