RIOT
Fire Down Under

Etichetta: Elektra
Anno: 1981
Durata: 37 min
Genere: heavy classic americano


Quando la NWOBHM era appena nata, quando il death, thrash, black, grind etc etc, non esistevano, quando il metal era più comunemente chiamato hard rock, uscivano i Riot con questo capolavoro, il terzo della loro discografia escludendo l'EP live. La formazione comprendeva Mark Reale (il solo sopravvissuto nella line-up attuale) ed il cantante Guy Speranza (che con questo episodio concluderà l'esperienza con i Riot), oltre a Sandy Slavin, Rick Ventura e Kip Leming.
Le canzoni sono tutte eccelse, si passa dai tempi veloci di "Run for your life" ai mid tempos di "Feel the same", spiazzante l'intro epico di "Altar of the King" che si trasforma in un heavy rock travolgente, infatti la punta di forza dell'album è il suono travolgente che riuscirebbe a smuovere chiunque.
Certamente nel disco si sentono le influenze dei Grand Funk Railroad, Starz e Montrose, ma questo album è molto originale rispetto a tanti altri prodotti americani. E' d'obbligo segnalare la prova del chitarrista Reale che sfodera riff ed assoli favolosi, supportato da una sezione ritmica frenetica; il cantante possiede una voce non incredibile dal punto di vista della potenza ma la sua interpretazione la ritengo molto buona. Tutte le canzoni sono bellissime e mi riesce difficile segnalarne qualcuna in particolare: l'opener "Swords and tequila", "la titletrack, "Feel the same", "Outlaw" con la voce messicana in sottofondo, "Altar of the king" con l'intro epico, "Flashbacks" strumentale eseguito live con in evidenza il chitarrista.
La produzione è grezza, poco curata, la voce non è stata valorizzata ma questo non influisce sulla qualità del disco, anzi. I testi raccontano di sbornie, autostrade, avventure ai limiti della legge se non oltre. La confezione è ridotta al minimo, la copertina è curiosa perchè rappresenta un uomo con testa di cucciolo di foca.
Questo album è uno dei miei preferiti in assoluto, lo consiglio a tutti gli amanti della musica metal e rock, appena lo appoggiai sul mio ormai vecchio piatto giradischi e quando si abbassò la puntina capii che questo album era qualcosa di straordinario, fu amore a primo ascolto.
(metalchurch - Luglio 2002)

Voto: 10 e lode



True metal here! Un classico per una band che non ha mai toccato gli apici della classifica eppure da tanti anni continua a regalare della buona musica a chi ama visceralmente il metal. Questo disco e' invecchiato bene ed e' un acquisto obbligato per chi ama le vecchie sonorita' stile Saxon. Le due opener "Swords & Tequila" e "Fire Down Under" sono credenziali piu' che sufficienti per comprare l'album, ma ci sono altri pezzi forti come "Run For Your Life" (da far ascoltare a chi vi chiede cosa intendete voi esattamente per heavy metal), "Outlaw", "Don't Hold Back", "The Altar Of The King" (bella la intro!).
Obbligatorio per la discografia del vero heavy metallian.
(Mork - Agosto 2002)

Voto: 8



Disco eccelso, heavy metal americano venato di hard rock, "il" disco dei Riot. Dall'iniziale "Swords And Tequila" sino alla fine i Riot ci regalano uno dei migliori dischi di sempre in questo genere... le canzoni hanno grande tiro e sono tutte molto ispirate. Non ci si stanca mai di riascoltarlo. Che si vuole di più?
(Linho - Ottobre 2002)

Voto: 10



L'odore, anzi, il sapore degli anni ottanta. Del metal più classico, ancora imbevuto di hard rock, di suoni potenti, epici e maestosi, secondo una tradizione che proprio in dischi come questi veniva fondata. Per uno come me, cresciuto musicalmente negli anni novanta, è una delle migliori occasioni per fare un passo indietro, riesumare il giradischi e gustarsi quei riff così vivaci e graffianti, quell'adrenalina, quella genuinità, quell'essere orgogliosamente metal, sudore ed energia pronti a testimoniarlo. Amarcord di gran classe.
(Orion - Novembre 2002)

Voto: 8