RHAPSODY
Power Of The Dragonflame

Etichetta: Limb Music Products
Anno: 2002
Durata: 61 min
Genere: Power Metal


Eccoci arrivati alla quarta fatica in casa Rhapsody (quinta se si considera il Mini-CD "Rain Of A Thousand Flames" uscito qualche mese fa) e anche in questo caso la band triestina si è confermata una delle migliori formazioni metal attuali, sfornando ancora una volta un capolavoro. Se con il miniCD si era notato un calo nel songwriting (probabilmente il CD era stato fatto con gli scarti dell'album vero e proprio), con questo nuovo album ritorna il grande suono epico, sinfonico, d'impatto e sempre fresco della band di Luca Turilli e Alex Staropoli, riportando il tutto vicinissimo ai fasti del primo immenso "Legendary Tales"; infatti ritengo questo "Power Of The Dragonflame" quasi ai livelli dell'esordio e quindi seconda migliore uscita di sempre per il gruppo italiano. Adesso cominciamo a vedere nei dettagli questo disco, che sono sicuro non deluderà nessun fan della band. Il disco parte con una classica intro alla Rhapsody per poi partire a tutta con "Knightrider Of Doom", speed song dall'attacco simile alla grande "Emerald Sword", bridge cantato in lingua italiana e uno dei più bei ritornelli che abbia mai ascoltato, davvero un brano di pregevole fattura. Si prosegue con la title track, altro pezzo veloce e con una ritmica bella potente, per poi arrivare ad un altro bel chorus (pure in questa canzone come in molti punti all'interno dell'album vi è la presenza di parti cantate nella nostra lingua). Segue "The March Of The Swordmaster" (forse il miglior pezzo di tutto l'album), favoloso mid-tempo con uno stupendo inizio acustico e una strofa che ricorda i Manowar, per poi arrivare ad un altro dei più grandi ritornelli di sempre ed un'assolo molto bello, insomma un brano davvero perfetto, uno dei migliori mai scritti dai Mighty Warriors. La successiva "When Demons Awake" è il pezzo più sperimentale dell'album, inizia con un coro molto evocativo, per poi sfociare in un potente riff di chitarra e un cantato cattivo al limite del growl, con un testo molto violento. Il tutto ha un'atmosfera orrorifica ed è in pratica un'anticipazione di quello che si troverà sul prossimo progetto della band "Rhapsody In Black", comunque il brano risulta riuscitissimo e si piazza tra i migliori episodi del disco. Parte poi "Agony Is My Name" pezzo veloce, che presenta delle grandi orchestrazioni, ancora una volta un bellissimo ritornello (in questo album ce ne sono davvero di fantastici, molti si piazzano tra i migliori che abbiano mai scritto), coro in latino e begli assoli chitarra-tastiera. Si arriva a uno dei brani più attesi dell'album, per la curiosità di sentire questa "Lamento Eroico" cantata interamente in italiano. Si tratta di un pezzo lento, cantato magistralmente, con una voce di impostazione lirica, da parte di Fabio Lione; pezzo strano per una band metal, ma comunque molto ben fatto. "Steelgods Of The Last Apocalypse" parte con atmosfere sognanti e dopo una piccola parte lenta, comincia a picchiare di brutto (l'intero disco presenta delle parti più dure rispetto al solito), per poi tornare a parti più atmosferiche durante il bridge e ad arrivare ancora una volta ad un ritornello molto bello. Tocca adesso a "The Pride Of The Tyrant", ultimo pezzo prima della lunga suite finale, che presenta dei grandi cori per gran parte della canzone, bellissime parti di chitarra e ovviamente anche qui il ritornello fa la sua ottima figura. Si conclude l'album con i 19 minuti di "Gargoyles, Angels Of Darkness", brano articolatissimo che si snoda tra parti acustiche, cori, assoli, momenti narrati, per poi finire con la ripetizione dell'intro del disco "In Tenebris". Il pezzo fila via benissimo senza annoiare l'ascoltatore nonostante la sua lunghissima durata e dimostra la grande creatività del gruppo. Alla fine dell'ascolto non si può che restare ultrasoddisfatti di questo album, uno dei più bei dischi di sempre, perfetto sotto tutti gli aspetti, sia a livello di musiche, che di testi, da comperare al volo! I Rhapsody più vanno avanti e più riescono a stupire, ogni volta sfornano un disco fantastico e mi auguro che continuino ancora per molto su questa strada, facendo uscire capolavori su capolavori.
P.S: L'album è presente pure in Limited-Edition, con una confezione molto curata, un booklet di 32 pagine, la bonus track "Rise From The Sea Of Flames" (buon pezzo ma non tra i migliori dell'album) e un DVD con la presenza di cinque video ("Rain Of A Thousand Flames", "Epicus Furor/Emerald Sword", "Wisdom Of The Kings", "Power Of The Dragonflame" e "Holy Thunderforce").
(Metal Axe - Aprile 2002)

Voto: 9.5



Sinceramente non so più cosa pensare. A me "Dawn of victory" piacque tantissimo, forte di canzoni snellite nella forma, ma estremamente potenti nella sostanza. Con questo nuovo cd, (dopo un mini moooooolto deludente) il combo italiano si ripresenta a noi. Dopo il primo ascolto la prima cosa che mi è saltata in mente è che non c'è una canzone che scateni l'entusiasmo collettivo... l'opener "Knightrider of doom" si rivela discreta, ma non trascinante come le varie "Emerald sword" o "Dawn of victory". Sembra che stia lì lì per deflagrare, ma non ci riesce. E quando immagini un coro potentissimo ti ritrovi con una cosa che non è né carne né pesce... La title track invece, a livello musicale è molto bella, ma le linee vocali non le trovo per nulla azzeccate. Appesantite dalla presenza costate di cori, che dovrebbero nell'intenzione rendere più epico il tutto... ma alla fine ci si ritrova con una canzone un po' troppo ridondante, almeno per i miei gusti. "The march of the swordmaster", sembrerebbe la classica canzone medievale dei nostri, ci ritroviamo invece di fronte ad una canzone stucchevole che sinceramente non riesco a sopportare, almeno fino al bel ritornello. La quinta canzone, invece, è caratterizza da un cantato di Fabio piuttosto forzato... giocando su parti quasi black (ho detto QUASI!) e sorretto da ottimo lavoro di Luca alla chitarra... anche qui però casca l'asino, il ritornello è veramente brutto. E veniamo ora alla canzone che i nostri cantano in italiano... "Lamento eroico". Lì per lì ti lascia leggermente spiazzato, ma alla fine si fa apprezzare appieno. La canzone migliore del lotto, finalmente con un ritornello a livello Rhapsody, è "The pride of the tyrant". Mi spiace dirlo, ma è forse è l'unica con delle linee vocali che finalmente esaltano chi ascolta. Con questo non critico chi le canta, ma chi le scrive... Cosa dire poi della lunghissima "Gargoyles, Angels of darkness" ? Certo, chiude l'emerald sword saga in maniera degna, ricca come è di pathos, però non mi tiene sulla corda a causa dei cambi di atmosfera, a mio vedere troppo repentini. Da quello che ho detto sembrerebbe di aver a che fare con un disco schifoso, ma invece non è così. Questo nuovo episodio per i nostri eroi non è bello come gli altri, sembra fiacco e privo di quelle intuizioni che li hanno resi ciò che sono. Non so se definirlo una delusione, perché le cose buone ci sono, ma di sicuro dai Rhapsody mi sarei aspettato molto di più. That's all...
(Noldor - Aprile 2002)

Voto: 6.5



Torna, puntuale come ogni anno, la band che ha fatto del power-epic di questi anni una barzelletta, almeno agli occhi di chi non capisce che il power e il metal classico sono tutt'altra cosa. Sul disco c'è pochissimo da dire visto che è il solito album-fotocopia, fosse almeno la fotocopia di qualcosa di buono niente da dire, ma i difetti sono sempre i soliti. Produzione pulita ma assolutamente piatta, le solite melodie quasi sempre banali, Lione come sempre nella più assoluta mediocrità e Turilli che fa (inutilmente) di tutto per interpretare la parte del grande chitarrista... d'altra parte venderanno immancabilmente le solite 500 mila copie o giù di lì, quindi hanno anche ragione se continuano a insistere nel pubblicare più o meno lo stesso album ogni anno.
(Frozen - Aprile 2002)

Voto: 4