RHAPSODY
Legendary Tales

Etichetta: Limb Music Products
Anno: 1997
Durata: 45 min
Genere: power sinfonico


1997: Esordio discografico della miglior band italiana di tutti i tempi! I Rhapsody escono sul mercato col loro album d'esordio "Legendary Tales" e lo fanno alla stragrande con un CAPOLAVORO ASSOLUTO. La band triestina si forma nel 1993, per volere del chitarrista Luca Turilli, e dopo due demo e un cambio di nome (il monicker originale era "Thundercross") la band è finalmente arrivata a questo meritato primo album, con il quale ha davvero dato il meglio. Il songwriting della band è totalmente affidato al chitarrista Luca Turilli (autore di tutti i testi) e al tastierista Alex Staropoli (che si occupa di gran parte degli arrangiamenti). Il resto del gruppo è formato da Fabio Lione alla voce e Daniele Carbonera alla batteria, mentre il ruolo di bassista viene svolto per l'occasione dal produttore Sascha Paeth, che ha inoltre svolto un ottimo lavoro in sede di produzione, rendendo tutti gli strumenti ben chiari e distinguibili. Il sound proposto dal gruppo è un power metal infarcito di musica classica, con parti acustiche, violini, flauti e altri strumenti. Non si era mai sentito fino ad ora un suono così epico e maestoso da parte di nessuno, il prodotto suona fresco e originale e la qualità è davvero notevole. Il disco parte con un'intro in cui vi è la presenza di cori in latino, a cui segue "Warrior Of Ice", pezzo in cui si intuiscono immediatamente le grandi capacità del combo triestino, e il cui ritornello fa venir voglia di impugnare la spada e andare in giro a gridare "Mighty Warriors!!!!!", davvero da brividi, fantastico come pure tutto il resto della canzone, tra cori epici e stacchi di musica classica. Si passa a "Rage Of the Winter" altro brano incredibile, dove spiccano la bella voce di Lione, il gran ritornello e l'assolo di Turilli. La quarta traccia è una canzone medioevale, lenta e acustica, con un arpeggio di chitarra e un flauto ad accompagnare la voce di Lione ed ancora un gran ritornello. Tocca poi a "Flames Of Revenge", brano veloce e come al solito fantastico, con un break centrale infarcito di cori. Dopo un breve intermezzo strumentale si riparte con "Land Of Immortals", forse pezzo migliore di tutto l'album, nonchè uno dei migliori episodi di tutta la carriera dei Rhapsody; in questa canzone tutto è perfetto ed è presente una linea di violino davvero superba, non vi sto a descrivere il brano, perchè per capirne la bellezza deve essere assolutamente ascoltato. La successiva "Echoes Of tragedy" è una ballad, impreziosita da un coro molto epico (beh d'altronde cosa non è epico nei Rhapsody?). Con "Lord Of The Thunder" si torna ad un pezzo veloce, un'altra delle migliori canzoni di tutto l'album (comunque sempre stabile su livelli elevatissimi). Il disco si va a concludere con la title track, pezzo più lungo dell'album, che mischia parti lente e acustiche a tratti più veloci. Questo dei Rhapsody è davvero un esordio coi fiocchi, un disco INCREDIBILE, unico e inimitabile nel suo genere. La band di Turilli e Staropoli è riuscita a creare qualcosa di davvero fantastico, da avere assolutamente, in modo da poter essere partecipi di questo incredibile viaggi tra guerrieri, draghi e folletti, che una volta iniziato non si vorrebbe mai portare a termine.
(Metal Axe - Gennaio 2002)

Voto: 10



Un bel disco d'esordio con tanti difetti. In genere per un disco di esordio si parla più delle cose buone che di quelle cattive, perchè in fondo "c'è tempo per migliorare". Quindi una tecnica abbastanza approssimativa, la batteria palesemente finta, e una produzione mediocre non oscuravano certo la bellezza di certe melodie e delle parti sinfoniche di questo album (bellissima per esempio Land of Immortals, a parte il solito assolo di Turilli). Se avessi dovuto giudicarlo 4 anni fa il voto sarebbe stato altissimo, ma riascoltandolo adesso posso dire solo che si tratta di un buon disco e niente di più. Comunque il migliore dei Rhapsody, senza dubbio.
(Frozen - Gennaio 2002)

Voto: 7



Il miglior disco (per me anche l'unico ascoltabile fin ora) di un gruppo che trovo volutamente pacchiano e ridicolo, tanto da definirsi da solo "Hollywood Metal". Proprio per questo però sto CD mi fa divertire. E nostante sia finto, è lo stesso fresco.
(bist - Marzo 2002)

Voto: 6



L'album è troppo perfettino, virtuosismo e tastiere pompate un tantino eccessive, la band si dimostra preparata e capace, non mi ha convinto appieno la spontaneità espressa dalla band nel realizzare questo cd. Però non è da considerare un fallimento, perchè la potenzialità della band è notevole e potrebbe col tempo migliorare, specialmente se darà spazio a maggiore genuinità e immediatezza alle canzoni.
(metalchurch - Aprile 2002)

Voto: 6



Laaaaand of immoooortaaaal gne gne gne gne... no, non ci siamo. Gia` il power plasticoso mi da' sui nervi; e poi ne ho proprio piene le scatole di sentir dire che le foreste sono piene di folletti e draghetti e maghetti: questo dimostra che un bosco e una montagna non l'hanno mai vista da vicino e, per un amante e abitante della montagna come il sottoscritto, e` una grossa vergogna.
I suoni medievaleggianti sarebbero stati anche una buona idea per un disco del genere, avrebbero portato qualcosa di diverso nelle solite uscite poser (ooops, pardon, volevo dire power), ma nel disco mi paiono (come il resto) tutte finte.
Abbandonare finche` si e` in tempo.
(gg - Settembre 2002)

Voto: 3