REVERY
Avarice & Absolution
Etichetta: EVO Records / Chipster Entertainment
Anno: 2005
Durata: 45 min
Genere: post-rock, nu-grunge
I Revery sono un gruppo proveniente dalla Virginia, nati nel 2002 hanno
all'attivo un centinaio di concerti a seguito di band quali Breaking
Benjamin, Shinedown , Chevelle e Rob Zombie. Nel 2005 dopo mesi di
lavoro in studio danno alla luce per la EVO Recordings il loro debut
album, questo "Avarice & Absolution". Prodotto professionale sotto
ogni aspetto, la copertina ed il booklet interno sono ottimi e
rispecchiano in pieno tutti quegli stilemi tipici del genere, foto del
gruppo in primo piano, il giusto look, ed un'immagine generale del
tutto positiva; la registrazione è veramente buona, le chitarre
pesanti, ricche e ben definite; il suono pieno e ben bilanciato.
Insomma già dall'aspetto il gruppo sembra sapere quel che vuole, e
questo non è un male se si vuole raggiungere una certa notorietà e far
colpo sul pubblico.
"Look At What You've Done" è il brano d'apertura. Subito si inizia
alla grande, la voce di Jason rapisce immediatamente l'ascoltatore
tanto è piena di sé, convinta e rappresentativa; le chitarre dal suono
molto grunge, pese e compatte, la base ritmica decisa e potente, ad un
primo ascolto mi tornano alla mente i Godsmack ed i Breaking Benjamin.
Bello e piacevole il solo di Mike prima del ritornello finale.
Il secondo brano in scaletta è "Sugar Star", un hard rock
sanguigno, coinvolgente, dalle velate reminescenze nu-metal, frutto di
chitarre leggermente ribassate; il lavoro dei due chitarristi comincia
qui a prendere corpo, notevoli i soli, dall'anima sudista e bluesy;
così come la prova di Jason è ancora una volta all'altezza.
Nel brano che segue,"In The Way She", la ritmica si fa molto più
incalzante, donando al brano un'atmosfera decisamente più moderna,
grazie anche al basso effettato ed al cantato più ruvido e selvaggio;
già al primo ascolto mi hanno ricordato molto le atmosfere e le
sonorità del primo album dei Soil, gruppo non molto conosciuto in
Italia ma dalle enormi potenzialità, poi non sfruttate in seguito.
"3 Weeks" è una "classica" power-ballad, dal ritmo più cadenzato e
da un crescendo incalzante che sfocerà poi nel ritornello, ruffiano e
melodico; il tutto giocato su chitarre sempre e comunque corpose e dal
gusto decisamente southern.
Eccoci quindi a "Popstar Wedding", singolo che sembra aver avuto molto
seguito sulle radio locali, e sicuramente ve ne è motivo, il brano è
veramente ottimo, incalzante, pieno di adrenalina, grazie anche al modo
di usare la voce di Jason, sembra di sentire all'opera i grandi Guns
& Roses, leggermente più pesanti e meno stradaioli. Un brano dal
forte ed immediato impatto emotivo e che, con una maggior
distribuzione, potrebbe far fare ai nostri un vero e proprio salto di
qualità a livello di pubblico.
"Bleed Alone" è un pezzo molto tirato, che sul ritornello ricorda molto
i cantati e le melodie degli Anthrax prima epoca Bush. Degni di nota
ancora una volta i soli, ispirati e caldi.
I due brani che seguono, "Walk The World" e "August", non sono altro
che un'ulteriore riprova di come questi cinque ragazzi americani siano
cresciuti a pane e hard-rock, tali sonorità infatti fuoriescono da ogni
dove, arricchite in più occasioni da piccole, ma significative,
modernizzazioni del suono, tipiche queste, del cosiddetto nu-grunge e
post-rock, molto in voga dalle loro parti; e da me molto apprezzato.
"Penelope" abbassa di nuovo i ritmi, la melodia torna a calcare la
mano prepotentemente, certo le chitarre sono sempre super pompate ed i
suoni molto pieni, ma il gioco strofa - ritornello è melodicamente
super convincente, dal refrain emozionante ed emozionale.
"Gotta Get 2 U" cambia di nuovo intensità, brano dall'incedere
tipicamente live, dall'impatto immediato, sicuramente ottimo come
colonna sonora per una corsa in auto attraverso praterie sconfinate.
Bello.
Con "The Truth", "Secondhand Redemption" e l'ultimo brano "Which
Way To Sunday", la storia decisamente non cambia, i pezzi in questione
scorrono via piacevolmente, mettendo ancora una volta in risalto la
buona compattezza del gruppo e le ottime capacità vocali di Jason
Martinez alla voce; menzione d'onore a Mike Doyle, che con la sua sei
corde disegna soli molto ispirati e dalla chiara matrice blues.
I Revery mi hanno davvero colpito favorevolmente: certo non si
discostano di molto da quelli che sono i clichè delle sonorità da loro
proposte, non inventano niente di nuovo e sono sempre alla continua
ricerca del ritornello o bridge vincente, ma comunque sembrano far
questo con quella onestà e quello spirito che impregnano pesantemente
tutte le composizioni, donando loro vitalità ed una certa longevità.
Sono solo al primo lavoro ma si pongono già, a mio parere, all'altezza
di tanti loro colleghi più sopravvalutati.
(Pasa - Maggio 2006)
Voto: 7
Contatti:
Mail Revery: jimmy13@mycingular.blackberry.net
Sito Revery: http://www.reverymusic.com/
Sito EVO Recordings: http://www.evorecordings.com/
Sito Chipster Entertainment: http://www.chipsterpr.com/