RETRIEM
Lead To Your Destiny

Etichetta: Metalism Records
Anno: 2004
Durata: 48 min
Genere: power metal


Che storia, inizialmente non avevo capito, ve lo assicuro; solo dopo ho notato che i caratteri erano cirillici e che in effetti non avevo disimparato l'inglese in una notte, ma non capivo un "H" solo perchè di russo si trattava.
Purtroppo il cirillico fatico a masticarlo, quindi niente biografia e niente titoli delle canzoni, ovviamente incomprensibili. Il CD comunque è uscito per la Metalism Records nel 2004 e solo in questi giorni è arrivato in Italia. Certamente il gruppo nessuno se lo filerà, per due motivi: il primo credo sia il più palese, il linguaggio. Sebbene il russo inizialmente possa sembrare "ostico", vi assicuro che fa più strano sentire il metal associato alla nostra lingua, infatti le linee melodiche del cantato non sono troppo fuori melodia (per capirci sono meglio pure del tedesco, per me), anche se sicuramente poco appetibili, visto che non si capisce nulla. Il secondo motivo, è il genere: infatti, sebbene in Russia si cerchi di stare al passo con i tempi, il virus del power probabilmente ha attaccato anche là.
Premetto, i pezzi sono tutti più o meno equivalenti, nessuna caduta di stile clamorosa nè stravolgimenti di genere. La strada percorsa è sul filone Gamma Ray di "Insanity & Genius" e accenni di Stratovarius, con quei riff veloci e melodie a volte zuccherose, a volte più fredde che contornano tutte le note del cantato, con sotto una batteria a rullo compressore, che parte molte volte per la tangente della velocità intesa più come prova di forza che altro.
C'è da dire che l'effetto sorpresa e gli ottimi arrangiamenti, fanno delle prime tre canzoni dei piccoli gioiellini di power, maledettamente retrò ma molto scorrevoli e compatti. Parlando dei pezzi fa molto effetto la seconda traccia, dotata di sali e scendi basati principalmente sulla velocità; parti lente ed arpeggiate, riffoni di chitarra sempre elaborati e un cantato evocativo si alternano a bordate power che più fierr e potenti e ricoperte di acciaio di così non si può. Tra le perle del disco anche la sesta traccia, un up-tempo dove le tastiere aprono strutture molto progressive,incastrate poi nei riff sempre di matrice power, con la batteria in primo piano per stacchi e velocità. Grande resa.
L'entusiasmo iniziale pian piano però si smorza, visto che alla lunga la lingua, per quanto abbastanza melodica, stanca: a parer mio, risulta pesante ascoltare qualcosa di cui veramente non si capisce nulla. A dirlo magari non è come a sentirlo. Poi ognuno avrà le sue opinioni, ma questa è la mia personale, e non pretendo che venga condivisa.
Ascoltando il CD nella sua totalità, saltano subito all'orecchio un paio di cosette che fanno sicuramente la fortuna del gruppo: primo, la tastiera ottimamente utilizzata sia per i tempi lenti e atmosferici, sia per i duelli all'unisonocon la chitarra, che si perdono e si ritrovano in una cascata di note sempre velocissime, e come seconda cosa, un cantato evocativo e molto potente.
Cosa manca? La lingua inglese "of course". Questo sarebbe l'unico mezzo per sfondare realmente nel mercato, visto che l'etichetta c'è già, così come la produzione e le capacità. L'unico tassello da aggiungere è la lingua universale del rock: l'inglese.
Le ottime qualità dei musicisti e la produzione sempre brillante comunque non scoraggerà i più temerari ed affamati di power a provare questo CD, anche se dubito che troveranno facilmente il dischetto in questione.
(Hellcat - Dicembre 2006)

Voto: 7


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