RESURRECTURIS
Non Voglio Morire

Etichetta: Copro Productions
Anno: 2009
Durata: 49 min (solo CD)
Genere: death metal/deathcore/metalcore e non solo...


I Resurrecturis si sono formati nel 1990, da un'idea di Carlo Strappa. Il gruppo ha esordito su demo nel 1995 con "No Flesh Shall Be Spared", seguito da "Evil Confronting Evil" del 1996 e "Corpses" del 1997. E' così che, nel 1998, i Resurrecturis sono riusciti a pubblicare per la Quamby Hill Records il 7" "Leichname Für Immer", ovvero uno split con i Grief Of God. Nello stesso anno, il gruppo ha dato alle stampe anche il debut album "Nocturnal", sotto l'egida della Diamond Records.
Nel 1999 ha visto la luce la compilation "Corpses Forever", che ha riproposto i tre demo d'esordio dei Resurrecturis, ed il boxed-set "Nocturnal Forever".
Dopo una lunga pausa, la band è ritornata sulle scene con l'ottimo "The Cuckoo Clocks Of Hell", pubblicato dalla Mondongo Canibale.
In seguito, il gruppo marchigiano ha partecipato allo split a cinque "Extreme Metal Inside" (2007), in compagnia di Necrofili, Clinicamente Morti, Agabus ed Antagonism.
"Non Voglio Morire" segna il ritorno del gruppo di Carlo Strappa su full-length. Racchiuso in un lussuoso digipack, il disco si fa subito notare per la sua grafica particolare e professionale. La copertina è decorata con delle riproduzioni dei dipinti di Samuele Santi. Per il resto, il digipack è decorato dalle fotografie dei musicisti, tratte dal videoclip della canzone "The Fracture".
Il libretto, di dodici pagine, contiene tutti i testi, una foto dei musicisti, i ringraziamenti e le varie informazioni relative alla registrazione.
"Non Voglio Morire" è stato registrato negli studi Acme, sotto la supervisione di Davide Rosati, e missato e masterizzato agli studi Potemkin.
La formazione che ha inciso il CD consiste in Carlo Strappa alla chitarra, Janos Murri alla voce ed alla chitarra, Manuel Coccia al basso e Alessandro Vagnoni alla batteria.
Il disco è aperto da "The Origin": è un brano tanto violento quanto breve (dura un po' più di un minuto e mezzo), caratterizzato da un'irruenza grind/death (e in parte black) genuina e sincera, e da un suono d'assieme che è a dir poco devastante. Merito degli studi Potemkin, la cui professionalità è ormai sinonimo di garanzia. Merito anche dell'arrangiamento diretto ma stratificato, che coinvolge l'ascoltatore sin dal primo ascolto. Janos si dimostra, come al solito, molto abile nel modulare i suoi vocalizzi estremi (sia le urla che il gutturale). Il testo, che in "The Origin" è anche interpretato dallo stesso Carlo, ci espone in poche parole il processo di crescita e maturazione dell'artista, dall'infanzia all'età adulta.
Il secondo pezzo in scaletta si intitola "Prologue", ed è curiosamente uno strumentale. E' un brano molto melodico, assestato su una ritmica lenta. Decisamente ripetitivo, è arricchito dal suono di una tastiera, suonata per l'occasione dal bassista Manuel. "Prologue" sfocia presto in "Fuck Face", canzone non eccessivamente veloce ma piuttosto cattiva. La sua struttura è piuttosto complessa, nonostante riesca a mantenere una certa scorrevolezza dalla prima all'ultima battuta. Il lavoro del basso e delle due chitarre è discretamente intricato, e la prova creativa di Alessandro alle pelli valorizza il lavoro d'assieme. "Fuck Face" rappresenta il lato più tradizionalmente death metal dei Resurrecturis.
"Corpses Forever" è davvero una composizione trascinante, anche perchè accantona temporaneamente le varie raffinatezze d'arrangiamento, a favore di un'impostazione più diretta e facilmente fruibile. Il death metal dei nostri, in questo caso, riesce ad essere appassionante senza complicarsi eccessivamente la vita. Non mancano comunque delle trovate d'arrangiamento davvero efficaci, come le varie "coloriture" della chitarra solita, ed un piacevolissimo assolo melodico, più vicino ai Pantera che al death tout-court.
Il testo di "The Artist" è amaro, e calca la mano sui sacrifici che occorrono per poter assecondare una passione. Introdotta dal loop oscuro realizzato da Alessandro, "The Artist" gode della presenza dell'ospite Davide Rosati (No More Fear, Keen) al basso, e della cantante Gloria Strappa. Il risultato complessivo è piuttosto eclettico e spiazzante, distante da tutto ciò che generalmente viene associato ai Resurrecturis. Musicalmente, siamo vicini addirittura a certo nu-metal industriale molto in voga anni fa. Il ritmo è lento, e le atmosfere sono davvero oscure. A parer mio, "The Artist" perde un po' della sua intensità, e della sua evocatività, in occasione delle sezioni melodiche interpretate da Gloria. E' però una questione di gusto personale.
Con "Save My Anger" si ritorna su territori più estremi. Le chitarre sono più affilate che mai, e la sezione ritmica è davvero tellurica. Stilsticamente, questa volta i Resurrecturis guardano al death melodico di matrice svedese, reso più furbetto da coretti puliti di chiara impronta metalcore (nell'accezione con la quale questo termine viene inteso da un po' di anni a questa parte). "Save My Anger" è indicativo del potenziale espressivo dei nostri, tanto leggeri e ruffiani nei ritornelli, quanto pesanti ed estremi nelle strofe ed in altri passaggi strumentali. La melodia colpisce il segno, sebbene in alcuni frangenti risulti un po' banale.
"Calling Our Names" è una power ballad malinconica, espressa con timbriche scure ed atmosfere introspettive. La prova notevole del cantante è ben sorretta da un'arrangiamento vario, a metà strada tra la tradizione metal più genuina ed i Metallica del "Black Album". Tra i momenti più emozionanti della composizione, si segnala il prezioso assolo di chitarra. Ottimo l'utilizzo dei vocalizzi femminili in sottofondo. Anche in questo episodio, sono presenti echi di certo metalcore, più evidenti quando Janos passa al gutturale. Qualche battuta più cattiva complica ulteriormente un brano già di per sè diversificato e ricco di idee.
"After The Show" rimescola nuovamente le carte, riproponendo dei vocalizzi puliti e melodici, in un contesto spiccatamente death. Questa è però una caratteristica dei Resurrecturis, sempre molto attenti a rendere la propria musica la più varia possibile. "After The Show", che si concede anche delle accelerazioni furiose, è una prova curiosa di creatività compositiva, coronata da una sezione ritmica conclusiva ricca di groove.
"The Fracture" è un tipico esempio dello stile ibrido ed imprevedibile dei Resurrecturis. Non nascondo che il brano sia in possesso di un discreto potenziale commerciale. Certo, il termine va preso con le pinze, dato che la proposta musicale del gruppo è sempre violenta. Però "The Fracture" ha dalla sua una melodia immediata, e le varie trovate musicali (si ascolti l'assolo di chitarra tipicamente hard rock) potrebbero essere apprezzate anche dal pubblico più allergico alla musica estrema. Ah, dimenticavo: qui alla chitarra solista troviamo Marco Raccichini.
L'arrangiamento di "Away From The Flock" è complesso, ma davvero interessante. Le scelte timbriche dei nostri sono molto originali, e la cosa si fa più evidente a mano a mano che "Away From The Flock" muta, al punto da toccare territori davvero agli antipodi del death metal. Le sezioni strumentali più morbide, ad esempio, potrebbero ricordare i Radiohead del periodo "The Bends". Imprevedibile, ma dannatamente originale, questa canzone ci dimostra quanto il potenziale artistico dei Resurrecturis sia vasto, facendoci ben sperare per il futuro. Grande prova, questa volta.
"Where Shall I Go From Here?" è un altro esempio di come i Resurrecturis amino ispirarsi ai vari sottogeneri del metal, e non solo, abbattendo ogni steccato di sorta. Effettivamente, nel corso di "Non Voglio Morire", li abbiamo visti passare agevolmente dal grind al death, al metal tradizionale, e così via. In alcuni casi, la stessa identità musicale dei nostri sembra farsi più incerta, come nel caso appunto di "Where Shall I Go From Here", così melodica e comunicativa. Tanta carne al fuoco testimonia però come gli artisti non siano mai contenti di loro stessi, e cerchino costantemente di evolversi.
"Walk Through Fire" ci ripropone Marco Raccichini negli assoli di chitarra. Anche questa canzone è giocata, intelligentemente, nelle contrapposizioni tra vocalizzi estremi e puliti, ed in un'arrangiamento spiazzante e creativo. Tanti cambi ritmici, e consueti richiami alle forme più disparate di metal. "Walk Through Fire" è costituita da tante aporie: oltre a quella relativa ai vocalizzi, vi è anche quella più indicativa tra sezioni estreme e parti melodiche. La melodia, comunque, è sfruttata in maniera migliore e più incisiva rispetto ad altri episodi presenti nel CD.
"In Retrospective" vede all'opera, al microfono, Gjergji Kora. L'accompagnamento è dolce ed acustico, e ci pr2opone i Resurrecturis in una versione inedita. Non male, davvero, questa ballata. E' un episodio diverso da tutto quanto ascoltato in precedenza, ricco di espressività. Davvero molto, molto bello.
Oltre al CD, "Non Voglio Morire" ci presenta anche un ricco DVD. In esso è presente il video della canzone "The Fracture", che nel foglietto di presentazione si dice ispirato agli azionisti viennesi, ma che a conti fatti risulta essere un video metal come tanti, con i musicisti che suonano in un edificio abbandonato, e Carlo che si pittura e si procura delle ferite con dei cocci. E' comunque un lavoro professionale.
Nel DVD si trovano inoltre una galleria fotografica, i credits, il "making of" dell'album ed un'esibizione del vivo del gruppo, molto interessante. Me la sono goduta per bene, tanto più che il gruppo dal vivo è una forza. Ho avuto la fortuna di vederli anni fa, a Torino, di spalla agli Impaled Nazarene durante un festival, e devo dire che in quell'occasione si erano dimostrati i migliori (e dire che erano stati inseriti all'ultimo!).
Bene, questa lunga recensione è finita. Cosa posso aggiungere ancora? Beh, "Non Voglio Morire" segna senza dubbio un'evoluzione rispetto a "The Cuckoo Clocks Of Hell", anche se questo non significa necessariamente un miglioramento. Rispetto al suo predecessore, "Non Voglio Morire" è meno compatto e coerente. Per contro, il songwriting dei Resurrecturis presenta nuovi elementi, molto intriganti. Le tematiche dei testi si sono fatte, per così dire, più mature. Il concept stesso del disco è decisamente autobiografico.
Nonostante il suo valore, "Non Voglio Morire" mi sembra un lavoro di transizione. Con questo album, i Resurrecturis si sono distanziati da "The Cuckoo Clocks Of Hell", ma al tempo stesso pongono le basi per uno sviluppo successivo. Purtroppo, non sempre tutte le idee sono sviluppate al meglio, o compiutamente. In compenso, queste idee fanno intravedere cose interessantissime per il futuro della band. "Non Voglio Morire" chiude un capitolo della storia del gruppo (ora è rimasto il solo Carlo Strappa), e ne apre immediatamente un altro. Consiglio a tutti di ascoltare questo lavoro (acquistatelo, anche se è scaricabile dal sito del gruppo), e di sostenere con tutte le forze i Resurrecturis. Il percorso iniziato con "Non Voglio Morire" promette troppe cose belle per non essere supportato!
(Hellvis - Gennaio 2010)

Voto: 7.5


Contatti:
Mail Resurrecturis: info@resurrecturis.com
Sito Resurrecturis: http://www.resurrecturis.com/

Sito Copro Productions: http://www.coprorecords.co.uk/

Plastichead Distribution: http://www.plastichead.com/