RESECTION
Zenith

Etichetta: Unmatched Brutality
Anno: 2007
Durata: 30 min
Genere: brutal death metal


Debutto su Unmatched Brutalità per i tedeschi Resection, dopo un promo del 2005.
Purtroppo l'assenza di bio e di sito ufficiale mi fa sapere poco sul loro conto, quindi passerò direttamente alla musica.
Il genere proposto è un perfetto ibrido tra brutal death e grindcore, tutto condito da un'elevato tasso tecnico. I gruppi a cui possiamo paragonarli sono i Dying Fetus e anche i Misery Index, ma in chiave ancora più estrema.
Nel disco si passa continuamente da blastbeat al limite dell'umano a parti semplici e d'impatto, dal groove veramente marcato, tutto condito da un cantante che, pur variando abbastanza, rimane quasi sempre nel gurgling più profondo.
La prova migliore la da sicuramente il batterista Henning Paulsen, attuale batterista dei Brodequin, che alterna velocità supersoniche a continui cambi e passaggi, senza mai perdere di groove.
Peccato per il basso un po' assente: un basso più presente a mio avviso avrebbe dato quel tocco di groove in più. Il problema è proprio la mancanza di un bassista vero, in questa registrazione le parti di basso sono state eseguite dal chitarrista Simon Janssen...
Notevole anche l'alternanza tra le varie canzoni del disco: se la opener "The Manhattan Project" può ricordare di più gruppi di brutal ultratecnico come Visceral Bleeding o Spawn of Possession, nella seconda "Sambiki Saru Or The Three No-Evil Monkeys" veniamo accolti da un riff che sembra rubato ai Dead Infection, e ci si muove più sui mid-tempo da 'mosh', senza però dimenticare accelerazioni varie; anche perché i nostri più di venti secondi lo stesso tempo non riescono davvero a tenerlo!
E' proprio nelle parti più groove che il gruppo da il meglio di se: non a caso credo il gruppo sia partito da una base grindcore, e non da una base di death metal, perché è maggiore proprio la naturalezza con cui si cimentano in queste parti, mentre quelle brutal per quanto buone a volte risultano un po' forzate.
Produzione ottima, con dei bellissimi suoni di batteria e di chitarra, peccato per il basso un po' 'fantasma', come ho già detto.
Insomma, album ottimo per essere un esordio, ma non perfetto.
Oltre alla presenza di un bassista, magari con molto groove, che gioverebbe non poco alla sound generale e alle composizioni, quello che voglio sperare è che il gruppo continui a coltivare la sua base grindcore e che invece non vada a scadere troppo nel brutal ultra tecnico che già da un po' di tempo sta saturando il mercato.
Come insegnano i Dying Fetus, ci deve essere sì la tecnica, ma le canzoni devono far muovere le persone e non rincoglionirle con sweep picking continui.
Per ora ci sono riusciti, spero continuino su questa strada!

(DanieleDNR - Giugno 2007)

Voto: 7.5


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