RED TIDE
Themes Of The Cosmic Consciousness

Etichetta: Red Tide Music
Anno: 1997
Durata: 36 min
Genere: techno-death


Questo è il primo album degli statunitensi Red Tide, e lo stile è un techno-death con parti jazz e fusion, non a caso ascoltandolo il primo nome a cui ho pensato sono i Cynic. Le canzoni sono molto complesse, visto che troviamo delle parti death intricate con dei riff quadrati e belli pesanti, e poi i vari intervalli jazz-fusion, in cui lasciano da parte la violenza e danno dimostrazione di saper suonare parti rilassate e sempre molto tecniche. Il punto debole di questo album per me sta proprio nel modo in cui sono state unite le due parti: c'è sempre uno stacco troppo evidente ed improvviso, e queste due fasi restano sempre separate. Dicevo prima che questo album mi ricorda "Focus" dei Cynic... beh, la differenza principale sta proprio qua: i Cynic riuscivano a mescolare in un'unica entità la fase death e quella jazz-fusion, mentre i Red Tide non ci riescono, lasciando sempre un divario marcato. Questo è il motivo per cui questo è un album molto buono, ma non va oltre.
Tecnicamente i Red Tide sono preparatissimi, e sanno dimostrarlo senza problemi. Nelle parti death si può sentire anche un po' l'influenza del metal-core tecnico, ossia di gruppi come i Candiria: lo si sente nello stile di alcuni riff, e soprattutto nella voce in growl di Jeff Wu, visto che non è un vero growl, ma quasi un incrocio tra un growl e la voce urlata dell'hardcore. Va fatto notare che a questo stile alterna anche dei pezzi con voce pulita.
La produzione è buona, in quanto si sentono tutti gli strumenti ed il mixaggio è molto curato. Però i suoni sono poco potenti e poco pieni, ma in fin dei conti questa è una autoproduzione, quindi non si possono pretendere miracoli. La confezione è piuttosto spartana, è tutta in bianco e nero, ed il libretto non si può nemmeno chiamare tale perché è composto da un solo foglietto.
In conclusione questo è un album suonato molto bene, e l'unico punto debole può solamente essere l'evidente influenza dei Cynic in primo piano, e dei Candiria in secondo. Se vi piacciono questi due gruppi e volete qualche altro album che gli assomigli, allora buttatevi ad occhi chiusi su questo, non resterete delusi, purché non pretendiate qualcosa di assolutamente originale. Il problema purtroppo è la reperibilità, non credo sia mai stato distribuito in Europa.
(teonzo - Agosto 2002)

Voto: 8


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I figliocci dei Cynic? Non proprio. Sembrava proprio che la band di Masvidal e Reinert non avesse mai ingravidato le menti di nessuno (dettaglio pur falso: a livello di influenza non diretta sono in moltissimi ad aver subito il loro mastodontico peso), ma mai alcuno aveva ripreso in maniera così prossima quel sound. La grossa differenza (che anche in questo caso quindi, pone comunque un'indicativa distinzione dagli autori di "Focus"), oltre alla qualità (pur elevata), sta appunto nella costruzione del pezzo per accostamento di death e jazz, e non nella loro fusione più completa. Beh, da buon amante anche di questa soluzione non è di certo un aspetto negativo: una miscela ben bilanciata, così come un'alternanza più rigida, due strade parimenti percorribili nella mia agenda. Ed infatti danno da pensare questi Red Tide, anche se è la solita domanda che è facile ritrovare più volte riproposta in questa 'zine: dove potevano arrivare? Lontano, senza dubbio, qualitativamente molto lontano, o lassù tra i più grandi, che dir si voglia.
(Orion - Agosto 2002)

Voto: 8